Un’animazione spiega come gli alberi comunichino tra loro

Non sono molti i libri che — nell’istante stesso in cui ti imbatti nella notizia della loro uscita — ti spingono ad andare in libreria per mettere il più presto possibile le mani su una copia. E a tornare (e tornare e tornare) dopo la delusione di non trovarla subito.
Mi è capitato di rado, quindi ricordo esattamente ciascuno di essi, l’ultimo dei quali è stato Come cambiare la tua mente, di Michael Pollan. Poter leggere uno degli autori che più ho amato negli ultimi anni alle prese con un tema che fin da ragazzo mi affascina profondamente, nella teoria come nella pratica, cioè quello degli allucinogeni, lo rendeva il titolo da avere assolutamente. A inizio anno, dopo due o tre viaggi a vuoto, finalmente sono riuscito a prenderlo, scegliendo però di non assecondare l’istinto e di alimentare, invece, l’attesa del piacere (che è essa stessa… ecc. ecc.), posticipando le gioie della lettura a un periodo più tranquillo.

Dopo mesi a lasciarlo impolverarsi sullo scaffale, quest’estate l’ho finalmente tirato giù dalla libreria e l’ho portato al mare, distillandolo lungo numerosi e assolati pomeriggi di solitudine e trovandoci dentro molto più di ciò che mi aspettavo. In mezzo alla quantità di informazioni, domande, risposte e pensieri disseminati tra i capitoli dedicati a psilocibina, LSD, DMT, ricerche scientifiche, neuroscienze, usi terapeutici e studi magici, mi sono imbattuto di frequente in quelli che sono i momenti che amo di più dell’esperienza di lettore: quando vorresti andare avanti ma percepisci — senti — che quello è il momento di chiudere il libro e rimuginarci un po’ su.

Uno di quei momenti aveva a che fare coi funghi e con gli alberi. Pollan spiega di come i funghi, coi loro filamenti, connettano a livello sotterraneo le piante permettendo loro di scambiarsi non soltanto sostanze nutritive ma anche informazioni.
Cominciai a pensare alle foreste e ai boschi, al complesso sistema di link, invisibile ai nostri occhi, all’inaspettata vitalità di un termine come vegetare, che invece leggiamo e usiamo soltanto nella sua connotazione negativa, sinonimo di una morte cerebrale che tuttavia non rispecchia minimamente la grande attività che coinvolge i vegetali.

Guardandomi attorno, però, lì, a pochi metri dalla spiaggia, vedevo solo alberelli singoli, dentro a giardini o lungo le strade. Mi misi a pensare alla loro solitudine, e a quella degli alberi cittadini, nelle loro isolette verdi, eremi in mezzo al cemento. Quello sì, forse, è davvero vegetare, non troppo dissimile alle vite di chi, in città, non ha alcuna rete a cui appoggiarsi.

La consapevolezza del fatto che le piante comunichino cambia radicalmente la prospettiva. E chi non ha ancora letto il saggio di Pollan ma volesse cominciare a meravigliarsi di fronte alle scoperte che in questo ambito della ricerca continuano a venire alla luce (sappiamo sempre di più sul funzionamento di questo network sotterraneo ma non conosciamo ancora tutto), consiglio un breve filmato d’animazione intitolato The secret language of trees, prodotto dalla piattaforma TED-ed e realizzato dall’illustratore e animatore Avi Ofer per una lezione delle ricercatrici Camille Defrenne e Suzanne Simard.
Ci sono anche i sottotitoli in italiano.

Questi sono gli alberi più vecchi, con centinaia di figli e migliaia di nipoti. Comunicano con i loro vicini, condividono il cibo, le scorte e la saggezza guadagnata nelle loro lunghe vite.

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