Le 11 tecniche per realizzare un buon logo, secondo LogoArchive n.5

In questi ultimi anni, chi si occupa di progettazione grafica ha sempre più spesso ricevuto, da parte dei clienti, la richiesta di identità visive flessibili e dinamiche, capaci di adattarsi alle tante piattaforme disponibili e di attirare l’attenzione attraverso — ad esempio — un logo animato, possibilmente capace di reagire alle azioni dell’utente o a date condizioni esterne.

Grazie alle tecnologie digitali e alle tecniche di stampa odierne, le potenzialità sono ormai pressoché infinite.
«Un tempo di abbondanza visiva e pirotecnica tattile», lo chiama il designer britannico Richard Baird nel nuovo numero della sua fanzine LogoArchive, che prende il nome dall’omonimo account Instagram nel quale Baird pubblica alcuni tra i più interessanti loghi del passato.

LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)

La fanzine, anziché essere un semplice compendio cartaceo di alcuni degli esempi pubblicati online, è una vera e propria piattaforma di critica e approfondimento sul tema dell’identità visiva. In ciascun numero Baird affronta un tema e lo analizza attraverso un testo introduttivo e un piccolo inserto colorato, che nel quinto numero di LogoArchive, dedicato al concetto di Tecnica, diventa un elenco delle strategie formali utilizzate dai designer di metà ‘900 per raggiungere — nonostante i limiti tecnici del periodo — l’originalità, la riconoscibilità e la longevità richiesta a un logo.

Sono 11 le tecniche che Baird riconosce — rotazione, forme impossibili, transizione, tassellatura, spazio negativo, contorni illusori, figurativo, prossimità, composizione, ripetizione, spazialità —, spiegandole e mostrandole attraverso esempi eccellenti (anche italiani: ci sono Giancarlo Iliprandi, Maurizio Milani, Franco Grignani, Italo Lupi).

LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)

Tecniche che, secondo l’autore, «sono state in parte marginalizzate, usurpate dalla stampa moderna e dalle tecnologie di visualizzazione», ma che tuttavia «rimangono utili punti di riferimento per aiutare a creare, oggi, un simbolo efficace, uno che funziona bene in bianco o nero, che può essere utilizzato con inchiostri vibranti, materiali seducenti e finiture accattivanti, oltre ad essere visualizzato in movimento su sempre più diversi tipi di schermi».

12 pagine + 12 di inserto, LogoArchive n.5 si acquista online, e presto, a grande richiesta, uscirà anche la ristampa del primo numero, prodotta in un’edizione limitata di sole 200 copie.

LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
LogoArchive n.5, ottobre 2019 (courtesy: Richard Baird)
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