Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini” (foto: Frizzifrizzi)

Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini

Cosa
Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini
Quando
3 aprile – 17 maggio 2019
Opening
3 aprile | 20,00
Dove
Hamelin Associazione Culturale | via Zamboni 15, Bologna
Incontro con Adelchi Galloni
4 aprile | 10,00 | Accademia di Belle Arti di Bologna – Aula Magna (ingresso libero)
Incontro e proiezione con Adelchi Galloni
4 aprile | 18,00 | Cinema Lumière (ingresso a pagamento)

«Finito il militare mi sono presentato con dei disegni ai fratelli Gavioli, della Gamma Film, ma non sapevo fare nulla, non sapevo come gestire un rapporto di lavoro. Poi ho saputo che due di Urbino, che facevano gli scenografi e i direttori artistici, se n’erano andati, così dopo il colloquio mi è stato detto: “puoi cominciare domani mattina?” Una cosa incredibile, a raccontarla adesso… per di più che non avevo mai fatto animazione! Mi hanno affiancato a una persona per imparare, e la cosa straordinaria è che quell’anno ho cominciato con Comitato Cotone e ho vinto la Palma d’Oro a Cannes».

Se non fosse vero, sembrerebbe l’incipit di un romanzo che qualsiasi critico, oggi, demolirebbe senza pensarci due volte. Troppo facile, troppo poco complesso, dov’è il realismo? Eppure — come ho già detto — è tutto vero. Tanto vero da sembrare assurdo, inconcepibile, quasi fastidioso, soprattutto agli occhi di chi, oggi, si arrabatta nei vari ambiti dell’industria creativa per ottenere commissioni mal pagate, sgomita per raggiungere lavori precari, è disposto anche a lavorare gratis pur di farsi conoscere.

Quella di Adelchi Galloni, però, è una storia che arriva da un’altra epoca. Una storia che è appunto cominciata con una Palma d’Oro ed è andata avanti per decenni ai vertici del settore pubblicitario e di quello editoriale, come animatore, illustratore, scenografo, autore di libri.
Classe 1936, un nome che sembra uscito da un romanzo borghese, originario di un paesino in provincia di La Spezia, Varese Ligure, ma trasferitosi presto a Milano, dove ha costruito la sua carriera, Galloni ha lavorato a campagne pubblicitarie per marchi come Alitalia, Innocenti, Fiat, Barilla, Knorr, Chesterfield, Shell. Ha realizzato film animati, collaborato con Grazia, col Corriere della Sera, Anna, pubblicato decine di libri, quasi tutti con Mondadori.

Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)

Chi è rimasto infastidito dalla Palma d’Oro, prima, ora si copra gli occhi.
«Dopo il successo di Comitato Cotone è cominciato il sabba: sono stato contattato da due tra le più grandi agenzie di pubblicità dell’epoca. Mi chiedevano se mi interessasse passare a lavorare per loro. Avevo venticinque anni e loro mi affidano una campagna per la Barilla che prevedeva manifesti di sei metri e annunci sui giornali. Dopo la Barilla mi chiama Mondadori da Verona e mi chiede: “ma lei è interessato ai libri per bambini?” Non ci avevo mai pensato. Torno a casa e ho tredici libri per bambini da illustrare. Incosciente io ad accettare!».

Ma tra palme d’oro, medaglie d’argento, leoni di bronzo (ah, e poi un Premio Andersen, vinto nell’87), lo studio di Galloni è soprattutto pieno di opere. Ovunque. Una quantità e una varietà impressionante di opere, prodotte e accumulate nel corso dei decenni, a testimonianza di come non siano stati né la gloria né i premi il carburante della frenetica attività che, ancora oggi, non accenna a diminuire, bensì la passione: l’irresistibile, indomabile, voglia di disegnare.

Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)

«Adelchi Galloni è, dall’alto dei suoi ottantadue anni [ormai ottantatre, ndr], poco desideroso di farsi archivista del proprio passato, essendo inesorabilmente proiettato verso il futuro, verso il prossimo lavoro, il disegno successivo, la tecnica ancora da sperimentare», scrive Emilio Varrà, autore, docente di Archetipi dell’immaginario nel corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna e presidente di Hamelin, associazione culturale che a Galloni ha deciso di dedicare una mostra, una pubblicazione e un piccolo ciclo di incontri durante la Bologna Children’s Book Fair.

Allestita presso la sede di Hamelin, in via Zamboni 15, l’esposizione è intitolata Adelchi Galloni – Il cacciatore di immagini e cerca, insieme al libro — quarto numero di Oblò, collana di monografie dedicate a illustratori e grandi narratori per ragazze e ragazzi — di colmare una lacuna enorme, e cioè la quasi totale mancanza di materiale critico su Galloni, grande maestro dell’illustrazione italiana che però negli ultimi anni è un po’ “uscito dai radar” e che, tra le nuove leve dell’illustrazione, in pochi conoscono.

Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)

Eppure per generazioni di autori, la figura di Galloni è stata fondamentale. «Qualche giorno fa sono stato a cena con Mattotti», mi ha raccontato Varrà. «Quando gli ho detto che stavamo preparando una mostra su Galloni, lui è trasalito: “Galloni? Era un genio”, ha detto. “Ogni volta che arrivava Grazia io mi fiondavo a cercare le sue immagini”». (Per ironia della sorte, nell’intervista pubblicata all’interno del numero di Oblò dedicato a lui, Galloni confessa di conoscere poco il panorama italiano dell’illustrazione. Ma un nome lo fa: «Lorenzo Mattotti è molto bravo», dice).

Alcuni dei lavori realizzati per Grazia, che regolarmente accompagnavano i racconti di grandi autori che la rivista pubblicava (negli anni ’70 Grazia era un magazine assai sperimentale, lontanissimo da quello che conosciamo oggi), sono in mostra da Hamelin, insieme a decine di altre opere.

Due grandi pareti, una all’inizio e una alla fine del percorso espositivo, sono dei miscellanea del lavoro di Galloni, con pezzi assai differenti tra loro, realizzati in tempi diversi e per motivi diversi: ci sono le illustrazioni editoriali, alcuni inediti, opere personali, serie (ad esempio una sui cowboy e una sui serial killer).
«Abbiamo fatto questa scelta sia per dar l’idea della quantità e della eterogeneità dei disegni, sia perché nel suo studio è così».

Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)

Ci sono anche le illustrazioni dei libri per ragazzi, piene di dettagli, divertenti e divertite — «Sono libri un po’ folli: mi prendo tanta libertà rispetto al testo ed è per questo che preferisco gli scrittori morti, perché così non rompono le scatole», spiega Galloni —, tra le quali andare a cercare piccoli personaggi che dormono, un leitmotiv, questo, presente in diverse tavole: «Lui dormiva poco», rivela Varrà, «per questo si accontentava di far pisolare qualcuno, un po’ di nascosto, attraverso i disegni».

E poi i dipinti realizzati per una raccolta di racconti di Scerbanenco — «Con Scerbanenco mi sono trovato benissimo, anche perché era un grande scrittore di noir, come i grandi registi. Ti veniva subito l’idea che quel momento era quello da illustrare» — e anche alcune tavole per un progetto ancora inedito, di prossima pubblicazione per i tipi di Barta Edizioni: intitolato 18.27, il lavoro consiste sul mostrare e raccontare cose diverse che succedono alla stessa ora — le 18.27 del titolo, appunto — dai banali eventi quotidiani ai più importanti eventi storici oppure fantastici: idea che ricorda quella sviluppata da Ratigher nella serie Intanto Altrove serializzata su Vice.
«Nel suo studio ha un plico con qualche centinaio di disegni, realizzati con tecniche diverse. Lui disegna in continuazione, e quando sente che un disegno potrebbe andar bene per 18.27, lo prende e comincia a scrivere il testo», spiega Varrà.

Sempre con Barta, Galloni ha da poco ripubblicato una delle sue opere più divertenti, La tigre a scacchi, originariamente uscita per Mondadori nel ’75.

Oltre all’esposizione, il 4 aprile l’autore incontrerà il pubblico all’Accademia di Belle Arti di Bologna, mentre lo stesso giorno ci sarà anche una proiezione di alcune sue opere animate presso il Cinema Lumière.

Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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(foto: Frizzifrizzi)
Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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Dalla mostra “Adelchi Galloni. Il cacciatore di immagini”
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