«Ho una domanda per Dio», si chiede la piccola S. alla fine di questo toccante, sorprendente, imaginifico eppure estremamente disturbante cortometraggio: «se avessi mangiato più pane col pomodoro, sarei riuscita a volar via dai mostri?».

S. è una bimba turca. Ha un pupazzo che si chiama Mishy, una sorella, delle scarpette rosse che adora. Le piace viaggiare in treno. Le piace sentire il vento. «Il vento è una cosa magica. Nessuno può fotografarlo», dice.
Ogni estate S. prende il treno insieme alla sorella e va a stare per un po’ dai nonni. Quello che seguiamo è appunto il suo racconto: S. parla di sé, parla dei nonni, delle cose che ama. Ma, come tutti i racconti dei bambini, la sua storia tende a prendere strade inaspettate. Strade, in questo caso, in cui si nascondono i mostri. Terribili mostri, i più terribili in assoluto, che la fantasia di S. rielabora, distorce, proietta su qualcos’altro, provando insomma a digerirli, per quanto possibile, trasformandoli in qualcosa di altrettanto spaventoso ma più facilmente processabile dai meccanismi cognitivi di una bambina.

Basato — purtroppo, purtroppo, purtroppo, purtroppo (mi ritrovo a ripeterlo, nella mente e sulla pagina, una volta finito di vedere il video) — su una storia vera, Vilaine Fille è un corto d’animazione scritto e diretto dal pluripremiato filmmaker turco Ayce Kartal e prodotto dallo studio francese Les Valseurs.

Sottotitolata in inglese e francese, e realizzata a partire da oltre 10.000 disegni fatti a mano, la storia di S. affronta il tema della violenza sessuale sui minori in maniera per nulla didascalica. Sembra, anzi, di stare dentro alla testa della bimba, e questo rende la visione ancora più traumatizzante.

La bambina cattiva: un corto d’animazione parla di violenza sui bambini