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Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi (Sambonet invece fa entrambi)

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Il Posto Più Strano Per… una pentola Terra.Cotto di Sambonet, a parere mio e di Luca Laurenti (autore dell’illustrazione) è certamente un proverbio. Ce ne sono tanti:

“A pentola che bolle, gatta non s’accosta”
“Chi ha fatto la pentola, ha saputo fare anche il manico”
“Dura più una pentola vecchia che una nuova”
“I guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che li mescola”.
“L’amore non fa bollire la pentola”
“La troppa carne in pentola non si cuoce”
“Ogni pentola ha il suo coperchio”
“Povero quell’uomo che sa quanto sale vuole la pentola”
“Un occhio alla pentola e uno alla gatta”
“La pentola guardata non bolle mai”

Potrebbero tutti fare al caso nostro, ma il migliore è “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”.

Antico detto popolare che secondo le spiegazioni della Treccani sta a significare: “Meglio non architettare azioni malvagie (o anche solo disoneste) perché è facile che si ripercuotano contro chi le ha pianificate e commesse. Avendo fatto del male, insomma, i conti finiscono col non tornare e il malfattore ne paga in qualche modo le conseguenze.”

illustrazione di Luca Laurenti
illustrazione di Luca Laurenti

Cucina, taglia, soffia nella sua fucina il diavolo tentatore. Piccole bugie, malignità, cattiverie, ci rende partecipi del banchetto, ci tenta lusingandoci con i piaceri della carne, della gola, con la lussuria, con la sete di fama e potere. Sopraffino ci fa dimenticare di amici e amati, fratelli, sodali e soci. E poi ci rende vulnerabili con la minaccia di essere scoperti.

Ma siamo sicuri, veramente sicuri che sia un male essere scoperti, rivelati?
Tacere, nascondere, rifuggire, occultare le proprie azioni riprovevoli, i desideri più reconditi, le proprie brame, le malefatte non è forse ancora peggio di averle compiute?

Essere scoperti ci mette a nudo davanti agli altri, nelle nostre fragilità, con le nostre piccole meschinità, ma ci rende anche liberi di mostrarci per quello che siamo, liberandoci del peso eterno dei nostri segreti. Apre lo spazio al perdono e alla riconciliazione.

La collezione “Terra.Cotto” di Sambonet, progettata da Stefania Vasques
La collezione “Terra.Cotto” di Sambonet, progettata da Stefania Vasques

Che il diavolo non provveda al coperchio dunque forse non è il male peggiore, pentole e coperchi lasciamole fare a Sambonet!
Sambonet è l’azienda di posateria e vasellame fondata nel 1856 dall’orafo Giuseppe Sambonet, azienda che negli anni ha fatto della ricerca della forma, della funzionalità e dell’adattamento ai nuovi stili di vita la parte centrale della propria attività.

La pentola in questione, che vedete nelle immagini, fa parte della collezione Terra.Cotto, disegnata da Stefania Vasques.

Stefania, architetto e designer di origini catanesi, vive e lavora a Milano, ed è convinta che un’alimentazione sana sia “la vera fonte di tutte le guarigioni” e che “una piccola rivoluzione negli usi, se condivisa e praticata da tutti, potrebbe aiutare tutti a stare meglio”.
Così ha voluto realizzare una serie di pentole in terracotta, per la capacità di questo materiale di consentire una distribuzione graduale del calore, che arricchisce il sapore delle pietanze, facendo diminuire la necessità di olio e sale.

Il ricettario che accompagna ogni pezzo della collezione
Il ricettario che accompagna ogni pezzo della collezione

Un progetto, questo, che affonda le radici nelle tradizione della cucina mediterranea, che per secoli ha visto cuocere le pietanze nella terracotta, nei suoi sapori più ancestrali, ma che nelle forme guarda al futuro.

Ogni pentola è accompagna da un piccolo ricettario, come un taccuino della mamma o della nonna; ricette di una cucina semplice, una cucina che rispetta la stagionalità, fatta di piatti semplici e nutrienti, in cui gli alimenti vengono esaltati dalla cottura tradizionale in terracotta.

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