XYlab, due laboratori gratuiti di ricerca e co-progettazione

La lista dei docenti è impressionante. La missione — condividere metodologie e tecnologie per stimolare l’autoproduzione e sviluppare capacità ibride per aprire nuove opportunità — suona come un’utopia ma in realtà traccia un percorso ultra-pragmatico per uscire dalla stasi di questi tempi grami.
La location è di quelle mozzafiato, un antico castello, in un angolino di Salento, dove far sventolare per 15 giorni la bandiera pirata della libera conoscenza. E proprio da un Pirata come Alessandro Tartaglia, uno degli organizzatori dell’iniziativa, mi faccio raccontare XYlab, una due-settimane di formazione su nuova editoria e videomhaking (che non è un’errore ma la fusione tra videomaking e hacking), indiscutibilmente una delle opportunità più interessanti — e per giunta gratuita! — per chi lavora o vorrebbe lavorare nel campo dei cosiddetti new media.

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Alessandro, che da tempo ha adottato una pixelosa bandiera nera con teschio e spade incrociate che campeggia come foto profilo sulla sua pagina facebook, lo conosco da anni. Quando io aprivo uno dei primi blog dedicati alle opportunità per giovani artisti lui, insieme a Carlotta e Nicolò, suoi compagni di scorribande culturali e digitali, lanciava FF3300.

***

Partiamo dall’inizio. Perché il design della comunicazione è importante?

Il design della comunicazione non è affatto importante. Sono le persone che sono importanti. E studiare come queste si costituiscono comunità, come si riconoscono identità, si relazionano, producono senso, stando insieme, ci sembra una cosa interessante. Il design è un’attività, come il pensiero. Progettiamo di continuo. Tutti progettano. Chi meglio, chi peggio. Progettare soluzioni che riguardano le persone, la comunicazione tra le persone, le idee e le cultura, è un lavoro allettante. Fare ricerca, è anche meglio.

Giusto un anno fa avete organizzato X 2013. Cos’era? E come mai ora si è aggiunta un Y?

X è un’idea di didattica. Un laboratorio di ricerca e co-progettazione. Un luogo dove si lavora insieme, tutti quanti. È anche un Laboratorio dal Basso, un progetto finanziato da UE e Regione Puglia. Nel 2013 abbiamo indagato le possibilità della tipografia parametrica e del design generativo. Quest’anno l’ambito di ricerca sarà il new publishing, quel territorio che si apre oltre le nuove tecnologie e i bisogni riscritti dalla crisi.
In continuità con la metodologia didattica di X nasce Y, che allarga ulteriormente i campi di ricerca al video, all’artigianato digitale e all’hacking delle cose. Il laboratorio Y vuole indagare le possibilità e le evoluzioni delle attuali figure professionali, sempre più ibride, nel campo delle produzioni audiovisive. Per questo abbiamo coniato il termine videomhacking.

foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013

Il tema di fondo che lega i due workshop è il cosiddetto storytelling, “sacra entità” la cui definizione è tuttora discussa. Perché è importante, oggi più che mai, saper raccontare storie?

La generazione di senso e la costruzione del mondo che viviamo, è racconto.
Gli esseri umani si nutrono di immagini, simboli, storie. Ognuno di noi ha bisogno di esempi, da cui apprendere, da cui prendere le distanze, per cui arrabbiarsi, per lasciarsi ispirare. Il mondo, inteso come il frutto delle molteplici esistenze che lo abitano, è un generatore di storie. Noi siamo, di volta in volta, protagonisti, eroi, antagonisti, comparse di storie che cambiano e si fondono continuamente.
La costruzione delle comunità, il design dell’identità, lo storytelling, la costruzione di contenuti, la rete, le idee, i memi, i riti, sono tutti dispositivi cognitivi che l’essere umano utilizza per relazionarsi con gli altri, per interagire con il mondo che lo circonda.

E oltre al saperle raccontare c’è il “come” raccontarle. È questo che si imparerà a fare nei due laboratori?

I laboratori hanno l’obiettivo di fare ricerca, sviluppando sei progetti complessivi. Lo storytelling è uno dei temi, e verrà sviluppato in uno dei sei tavoli.

foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013

Come funzionano praticamente i workshop?

I laboratori vedono la partecipazione di 24 tra docenti e tutor, e 60 studenti. Questi, assieme allo staff, lavoreranno a 6 progetti differenti, 3 per X e 3 per Y. I progetti verranno concordati tra docenti, tutor, staff e partecipanti, il primo giorno, in occasione dell’apertura del laboratorio e del brain-storming iniziale. Ogni giorno ci sarà una lezione di alfabetizzazione informatica, e poi si lavorerà ai progetti tutti insieme. Dopo pranzo, quotidianamente uno dei temi verrà approfondito durante uno speech tenuto da uno dei docenti o dei tutor dei due laboratori, che verrà trasmesso in streaming. Alla fine dei laboratori ci sarà una conferenza stampa nella quale verranno presentati i risultati raggiunti. Per tutta la durata dei laboratori, nel castello sarà costruita una biblioteca con libri portati lì da docenti, tutor, staff e partecipanti. A questa si aggiungerà la collezione Fahrenheit39 da Ravenna, con oltre 100 libri che saranno a disposizione del laboratorio.

Siete riusciti ad attirare, nel ruolo di docenti, alcuni tra i nomi più importanti a livello internazionale nelle loro rispettive discipline. Come diavolo avete fatto?

È stato facile. Abbiamo chiamato, abbiamo spiegato il progetto, e loro, nella maggior parte dei casi erano entusiasti. Crediamo che questo sia dovuto al fatto che i laboratori sono gratuiti per i partecipanti, che lo staff lavora con amore a questa creatura, e che metodologie e argomenti sono sul bordo, su quello che potremmo chiamare “orizzonte degli eventi”.

foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013

Perché i laboratori sono gratuiti? Diceva un saggio che per la conoscenza bisogna pagare, altrimenti un allievo non riconoscerà il valore dell’insegnamento e non si impegnerà a fondo.

Quel saggio era un poveretto. Noi siamo pirati, crediamo nella condivisione della conoscenza, “unica”, aperta ed accessibile a tutti. Chi difende recinti, costruiti sul primato temporale o sulla vanità, per vendere conoscenza, è un miserabile. La conoscenza appartiene all’umanità, gli esseri umani devono sforzarsi di usarla nel modo migliore, di coltivarla, trasmetterla e migliorarla.

Oltre al come, al quando, al chi, al perché, parte fondamentale dell’iniziativa è anche il dove, un meraviglioso castello a Castrignano de’ Greci, in provincia di Lecce. Praticamente un pezzetto di paradiso terrestre. Credi che in attività del genere, nella progettazione collettiva, anche il luogo abbia la sua parte?

Il castello è un simbolo, il luogo ideale per la nostra storia. La cornice del salento è utile per invogliare i più, ma la verità è che il valore aggiunto è Castrignano, con i
suoi abitanti, che ci riempiono di calore umano ogni volta che andiamo lì.

foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013

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A chiusura dell’intervista Alessandro mi chiede di postare la sigla di Monkey Island.
Ma prima che parta la musichetta a 8-bit ricordo che XYlab organizzato da FF3300 e Pazlab (per il laboratorio X) e Inuit e Dinamo Film (per il laboratorio Y).
L’iscrizione è aperta a, cito, «designer, maker e hacker nell’ambito dell’editoria (digitale e tradizionale) e del video (cinema, tv, web). Studenti e professionisti di cinema, scrittura o sceneggiatura, informatica, interaction design. Aspiranti hacker del “video” e del “libro”. Artigiani digitali. Innovatori. Pirati».
Ci si iscrive online entro il 1 luglio con cv e possibilmente anche portfolio.

Per informazioni:
[email protected]

Project manager X lab:
Alessandro Tartaglia
+39 340 081 63 52

Project manager Y lab:
Alessandro Balena
+39 380 37 97 188

foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013
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foto dell’edizione 2013
foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013
foto dell'edizione 2013
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foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013
foto dell'edizione 2013
foto dell’edizione 2013
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co-fondatore e direttore
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