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USE-IT Europe: mappe illustrate fatte dagli “indigeni”

Classico dei classici. Un amico che decide di partire per una vacanza o per andare a studiare o a tentare la fortuna fuori da questo stivale che cade a pezzi e là dove un tempo ci si vedeva davanti a un piatto di pasta e una buona bottiglia di vino e una volta finita l’ultima cena si mettevano a letto i pargoli, qualora ce ne fossero stati (ma io voglio stare alzato! fila via a lavarti i denti), si fumava la sigaretta (me ne offri una?) e serviva il caffè (quanti cucchiaini? lo vuoi corretto?) poi si sparecchiava (chi non cucina scopa e lava i piatti), si stendeva sul tavolo la mappa (e l’amico che c’era già stato iniziava già a sospirare, come a voler catturare le ultime molecole d’aria dei vecchi tempi) e si cominciava a riempirla di consigli in forma di puntini fatti con la biro (con la rossa i posti dove devi andare assolutamente, in blu i facoltativi, in verde… ci siamo capiti), oggi c’è il web, ci sono le mappe sempre a portata di tasca, i blog e i forum dedicati ai viaggi (e ogni città diventa tutto e il contrario di tutto), c’è l’intellig(h)enz(i)a collettiva, nelle vesti di un esercito di fotine quadrate dietro alla quali si nascondono amici e conoscenti su Facebook, sempre pronti a consigliare (non puoi proprio perderti…) e sconsigliare (se vuoi che qualcuno ti tagli la gola in fondo a un vicoletto buio vacci pure, la sera, in quella zona), rispolverare (senti questa!) e puntualizzare (#perdire), magari in tempo reale (sono in zona X, dritte al volo su dove trovare il negozio più esclusivo ma economico dell’universo?).

Meraviglie dei social. Prodigi della tecnologia. Poi però il più furbo che fa? Si prende una mappa bella pulita e inizia a girare a caso, a seguire la gente del posto, a chiedere a quello al tavolo accanto, al coinquilino temporaneo, allo sconosciuto sull’autobus. E a godersi davvero la città.

«Ché l’indigeno ne sa ancor di più del più sapiente tra gli amici», dissero un giorno di quarant’anni fa un gruppo di biondi sapienti danesi. A Copenhagen, all’epoca, non ci andavano i fighetti giusto per riempire di foto il proprio profilo instagram, come oggi. Era una città piena di hippy che arrivavano con zaini enormi e poche docce sulle spalle. E allora il sindaco di Copenhagen fece risistemare dei vecchi edifici militari e li mise a disposizione dei viaggiatori fricchettoni, poi fece approntare dei banchetti per le informazioni per far rispondere ai volontari del posto alle tre fondamentali domande della vita di cui ogni viaggiatore vorrebbe conoscere la risposta: dove mangio? dove dormo? dove sono tutti gli altri?

use-it_bologna

Il primo USE-IT nacque così e negli anni ’80 e ’90 il modello si diffuse anche in Norvegia ed Olanda. Poi venne il Belgio e pian piano il resto d’Europa. Alcuni gruppi locali iniziarono a creare e a stampare mappe piene di indicazioni e consigli forniti dai locals e nel 2008 nacque ufficialmente USE-IT Europe, il network che unisce le varie realtà di questo tipo presenti nel vecchio continente.

Oggi USE-IT è un modello di guida turistica dal basso che cresce sempre più rapidamente e che si concretizza in mappe e guide turistiche in inglese (per essere il più universali possibili) gratuite e aggiornate ogni anno, che segnalano luoghi, usi e costumi e dritte fornite direttamente da chi abita in un posto. Pensate per i giovani e fatte da giovani.

Le città coperte da USE-IT attualmente sono Aachen, Antwerp, Bologna, Braga, Bratislava, Brescia, Brno, Bruges, Brussels, C.krumlov, české Budĕjovice, Cordoba, Dresden, Ghent, Glasgow, Guimaraes, Helsinki, Innsbruck, Karlovac, Leuven, Liege, Mechelen, Oslo, Ostrava, Prague, Split, Thessaloniki, Vienna, Warsaw. Ciascuna con una propria pagina e una fan page su Facebook.

use-it_brescia

La cosa interessante è che la cosiddetta “provincia” mediamente arriva prima della metropoli. C’è Glasgow e c’è Ghent ma non Londra. C’è Cordoba ma niente Barcellona e Madrid. Ci sono Brescia e Bologna ma non Roma e Milano. Quest’ultima, però, arriverà presto, insieme a Bari e Palermo. Infatti basta un gruppo di volenterosi indigeni per creare un gruppo USE-IT nella propria città, a patto però di seguire la filosofia di quello che è ormai un vero e proprio “bollino di qualità” piuttosto che un brand.

Sul sito tra l’altro ci sono tutte le linee guida e le regole per realizzare mappe e guide USE-IT, che tra l’altro sono tutte diverse tra loro e alcune di esse sono piccoli capolavori tra illustrazioni e grafica.
Presto le mappe cartacee verranno affiancate anche da un’app per smartphone, che se probabilmente non avrà lo stesso fascino della carta, potrebbe comunque rappresentare la svolta per un network che continua a crescere, dal basso e sponsor a cui dar conto: attualmente è in corso una campagna di crowdfunding per finanziarne la realizzazione.

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co-fondatore e direttore

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