Uno può viaggiare tutta una vita, solcare oceani, vivere tra le sale d’attesa degli aeroporti, i vagoni ferroviari, i panorami che scorrono veloci dai finestrini, le valigie sempre pronte, le chiavi di casa precarie quanto le porte che aprono, le stelle in cielo—a patto che non si finisca nell’altro emisfero—uniche luci fisse a illuminare piccoli/grandi palcoscenici che mutano alla stessa velocità dei giorni che passano. Ma è quando poi ti fermi e indugi nel ricordo che scopri che il più mobile tra i paesaggi è quello della memoria che, elastico teso tra passato e presente, non smette mai di vibrare. E quanto più ti avvicini ai luoghi dell’infanzia, un tempo meta di avide esplorazioni e via via divenuti rassicuranti e familiari, tanto più rapidamente quello s’annoda e si scioglie, vorticosamente gira su sé stesso e cambia forma. Torni a casa e niente è cambiato ma, in un’inversione di senso della celebre citazione de Il Gattopardo, ti accorgi che in realtà tutto è cambiato. A partire da te.

Che succede però se decidi di condividere i luoghi della tua infanzia con qualcun altro? Come vedrà, l’altro, quel che per te era meraviglia e confine, ostacolo e guscio? E come lo rivedrai, tu, negli occhi di chi si trova ad osservarlo per la prima volta?
Se lo sono chieste tre giovani e brave illustratrici, tutte e tre toscane, tutte e tre cresciute tra monti e valli. La Valdinievole Francesca Lanzarini, il Monte Serra Silvia Rocchi e l’Amiata Viola Niccolai.

Cresciute le une ignare delle altre, si sono conosciute all’Accademia di Belle Arti di Firenze e circa un’anno fa hanno deciso di intraprendere assieme un progetto sulla memoria e sull’infanzia, ospitandosi a vicenda e cercando ciascuna di interpretare i luoghi del ricordo delle altre, in un via-vai di autobus e treni, borse da riempire e da svuotare, letti da disfare e rifare e soprattutto passeggiate e racconti e disegni, xilografie ed esperimenti fotografici col foro stenopeico (la famosa pinhole camera: scatola, lamina d’alluminio, pellicola fotografica e buco per far passare la luce).

Il risultato è stato poi raccolto in una mostra itinerante dal titolo Bosco di betulle (e dal poetico ed evocativo sottotitolo tutta la mia infanzia è sulle tue ginocchia, verso preso da Pasolini e dalla sua poesia Memorie) ed in un catalogo, entrambi in arrivo a partire dal prossimo 18 maggio e fino al 16 giugno da Zoo.

QUANDO: 18 maggio – 16 giugno 2013
OPENING: 18 maggio | 19,00
DOVE: Zoo | strada Maggiore 50/A, Bologna | mappa | facebook