Le Grand Fooding | Ecco cosa ho mangiato… per voi!

Le Grand Fooding si è concluso ed eccomi a raccontare la missione che ho portato a termine durante la piovosa serata d’apertura: riportare, meticolosamente, in rigoroso ordine cronologico, tutto quello che ho visto, fotografato e soprattutto mangiato.
L’atmosfera era quella di una romantica, bucolica, a volte euforica, altre vagamente pigra sagra di paese o di quartiere.

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Premetto anche che per ogni pit-stop cibo c’era almeno un ragazzone di bella presenza a porgerti il piatto.
Credo che la combinazione chef + figo sia una delle più riuscite al mondo.
Alla partenza mi lancio su un flûte (purtroppo l’unico calice ad essere compreso nel menu) di Veuve Clicquot che tracanno rapidamente.

Prima destinazione: chef anglosassoni. James Lowe e Isaac Mchale di The Young Turks, Londra.
Servono: wrap di cuore d’agnello con yogurt di pecora e acciughe.
Sono un po’ spaventata perché per cause assolutamente personali non ho mai mangiato agnello prima, figuriamoci il cuore!
Devo dire invece che è andata benissimo e non ho incontrato difficoltà alcuna. A sorpresa per me (come per tutti) c’è anche una ciotolina di crocchette di pollo al rosmarino. Meraviglia.

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A fianco degli inglesi, fortunatamente sotto la tettoia, mi aspettano Beniamino Nespor ed Eugenio Ronconi del ristorante milanese Al Mercato, con il lecca lecca di polipo e pancia di maiale. Il polipo è croccante ma dentro è morbidissimo ed evita l’odioso effetto chewingum, il maiale è praticamente burro e ne vorrei altri sei.

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A questo punto mi faccio (molto) coraggio ed attraverso il cortile, affrontando la pioggia. Sembro un cane bagnato ma devo raggiungere gli americani Jon Shook e Vinny Dotolo di Animal, Los Angeles, ed assaggiare l’ L.A. Street Corn

Mi cade il piatto mezzo pieno e loro me ne offrono un altro. Vi amo, ve lo dico.

Entro nella segheria e finalmente mi ritrovo all’asciutto.
Cerco la Francia da Jérôme Bigot di Les Grès, a Lindry, che serve – e anche qui tremo – sandwich di pastrani di lingua di manzo, uova di trota e salsa di dragoncello.
Con la lingua stesso identico problema che ho con il cuore, ma supero pure questa. L’unico peccato è che il pane è un po’ asciutto ed il pastrami non risalta molto. Forse perché ce ne sarebbe voluto almeno 1kg di più, sopra.

Pausa. C’è una saletta interna nella quale, in tema con la comunicazione dell’evento, è stato allestito uno studio di tatuatori. Fanno tatuaggi temporanei.

Altra pausa. Mentre cerco altro cibo.
Noto che è stato messo su un torneo di braccio di ferro (al quale partecipano esclusivamente uomini dalle grosse braccia tatuate) e scopro che in palio c’è una bottiglia di Veuve Clicquot.

Poco dopo torno al mio dovere e mi metto in coda per mangiare.
Eccomi davanti a dei ragazzi che vivono in una città che porta il nome di un mobile dell’Ikea: Malmö. Dietro i fornelli ci sono Wade Brown ed Andreas Dahlberg di Bastard.

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Qui i tempi si dilatano come i pori alle prese con il caldo tropicale di Milano. Ci vogliono 20 minuti di attesa prima di entrare in possesso della magica bruschetta con manzo crudo, midollo sott’Aceto, germogli d’aglio orsino, crescione e rafano.
Dopo questo spuntino dico addio ad ogni relazione sociale. Però ne vale assolutamente la pena. Voto 9.

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La pioggia si ferma e mi dirigo da Matteo Torretta del Visconti Street Food e di Al V Piano, a Milano.

Acquolina in bocca che poi diventa un fiume per il kebab d’anatra con ketchup di carote e maionese tartufata… peccato solo per un dettaglio: si dimenticano di mettere la maionese.

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Gelateria Bedussi per pulirsi la bocca, poi torta di compleanno della San Pellegrino, scorzone d’arancia ripieno di sorbetto all’arancia con frutti di bosco e polpa a pezzi.

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Ultimo ma non ultimo appare Flea (Red Hot Chili Peppers) alla consolle. Non so cosa ci faccia lassù e qui (a Milano), ma tutti convengono sul fatto che sia la persona giusta per concludere la serata.
Un caffè ustionante e poi mi porto a casa come souvenir due belle bottigliette d’acqua Panna e San Pellegrino, customizzate per l’occasione.
Perché una festa non è una buona festa se non finisce con un goccio… No, vabbè. Fine.

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