Se da Ikea tutti avessero la barba

15.3.2012 / / design
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Entri da Ikea e trovi un esercito di barbuti in camiciona di flanella che battono sul computer – bicchierone di caffè americano accanto – tutti quegli iper-consonantici nomi; da McDonald’s solo ingredienti a chilometro zero, prodotti vegani e centrifugati di frutta, Ronald che smette i panni da clown inquietante e veste quelli di boscaiolo con ascia firmata Best Made Co; da Adidas caccerebbero in malo modo quel sopracciglia depilate di Beckham e farebbero advertising solo con baffuti meccanici di officine di moto custom; Gillette, dopo un gran falò di rasoi usa-e-getta mono lama, doppia lama, tripla lama, inizierebbe a produrre i rasoi vecchio stile di un tempo ed aprirebbe saloni da barba in franchising in mezzo mondo; Coca-Cola, forse, darebbe una pacca sulla spalla ai nostri amici ex-CocaColla (ora Collater.al): una birra (artigianale, of course) e amici come prima.

Questo è il mondo dei marchi hipster, o almeno come se li immagina dal punto di vista grafico un tumblr in progress come Hipster Branding.

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Simone Sbarbati

editor-in-chief a frizzifrizzi
34 anni, papà, co-fondatore ed editor-in-chief di frizzifrizzi, fumatore di pipa, ossessionato da catalogazione e contesto, rispondo alle mail con malavoglia e in ritardo, ho un buco nero in terrazzo, non mi siedo alle sfilate.