Somewhere: l’imperfetta bellezza della natura nelle foto di Martha Never

«È tanto che sto distesa sul divano, davanti al fuoco, con il tuo libro aperto, e le parole emanano una tale radiosità che non riesco ad avvicinarmici. Come la prima ape di primavera nei confronti del primo fiore sbocciato. Credo proprio sia ciò che un critico del Literary Supplement chiamerebbe delizia, o incantesimo… deve esserci la parola esatta che userebbe un critico: ma ora ho troppo sonno per trovarla, e dunque devo solamente attenermi ai fatti: è la sua magia che mi allontana da ogni comprensione. Uno di questi giorni spero di tornare a comprendere, e a comprendere ancor di più, e allora tagliuzzerò tutto il libro in tanti nastri con mille coltellini» scriveva Virginia Woolf in una lettera al poeta T. S. Eliot datata 23 aprile 1936.

Me l’ero appuntato tempo fa, questo frammento, tratto dal libro Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Riflessioni sulla scrittura, per poi utilizzarlo, un giorno, quando mi sarei trovato di fronte a qualcosa capace di farmi sentire come quell’ape di primavera: ammaliato di fronte a una radiosità tale da respingere ogni tentativo di comprensione, ma al contempo irresistibilmente attratto dal bisogno insopprimibile di capire, a costo di consumare fisicamente l’oggetto d’indagine — tagliuzzandolo con “mille coltellini” come uno scienziato che deve fare a pezzi un organismo per studiare come funziona la vita.

È successo, infine, ma non con le parole di un libro aperto bensì attraverso delle fotografie, quelle contenute tra le pagine di Somewhere, primo libro autoprodotto di una sfuggente artista che si firma col nome d’arte di Martha Never.

Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)

Di lei ho già scritto, tentando anche allora di decifrare la formula magica capace — in un incantesimo costruito usando la grammatica della luce, delle ombre e delle forme della natura — di toccare corde tanto profonde da darmi l’illusione che quegli scatti stiano parlando proprio a me, quasi fossi un tempo stato anche io dentro alle inquadrature, a toccare con le dita l’erba mossa dal vento, a rifugiarmi tra gli anfratti oscuri, ad ascoltare la voce primordiale delle onde o il linguaggio scaglioso delle rocce antiche. Ecco, forse Somewhere e le foto di Martha riescono in qualche misteriosa maniera a comunicare con il “me prima di me”, con la parte pre-umana, che da qualche parte, negli anfratti della mente, sta ancora preparandosi per uscire dalle acque e raggiungere la Pangea.

Il libro, che si apre con una citazione della poetessa statunitense Alice Walker — «in natura niente è perfetto… gli alberi possono essere contorti, incurvati in modo bizzarro, ma risultare comunque bellissimi» — procede dall’alba alla notte, in un’ideale giornata che sembra coprire l’intera storia terrestre. Il tempo è senza tempo (e lo pseudonimo Never sembra ribadire la dimensione atemporale), i luoghi sono “da qualche parte”, come suggerisce il titolo, e tutto è vivo, sia nella calma che nella furia degli elementi.

Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)

Somewhere celebra l’imperfezione: quella della natura stessa e quella, più in generale, cui la società contemporanea sembra aver dichiarato guerra.
«L’idea della perfezione esclude la possibilità di fare errori e raggiungere sorprendenti e imprevedibili risultati. Gli errori devono accadere perché vi sia un processo di apprendimento» sostiene l’autrice. E tuttavia, aggiunge, «in natura tutto è in un bellissimo e imperfetto equilibrio in cui ogni componente ha un ruolo importante per l’intero sistema». Basta quindi poco per sconvolgere tale equilibrio, ma in qualche modo la natura ne trova un altro, ancora e ancora: «È in questa fragile imperfezione che si può trovare la bellezza» suggerisce Martha Never, fornendo, consapevolmente o meno, anche soluzione a ciò che rende magnetiche le sue opere: il volume stesso è imperfetto — e dopotutto è un’opera prima — ma del delicato mistero della bellezza è interamente impregnato. E quando arriverò a comprenderlo del tutto, forse, tagliuzzerò il libro in tanti nastri.

Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
(foto: Frizzifrizzi)
Martha Never, “Somewhere”, autoproduzione, 2021
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