(copyright Andrea Uncini | courtesy: Rankin Creative Agency)

How to die well: le illustrazioni di Andrea Ucini sulla morte

C’è una persona col capo chino e il braccio destro alzato. In mano ha un cappello, col quale saluta un pubblico che non vediamo e del quale forse facciamo parte. Dietro, un grande sipario sta per chiudersi. Al di là di esso, un cielo azzurro con qualche nuvola. Il palcoscenico: un tappeto erboso.
È questa la prima immagine, cupa ma al contempo rappacificante, che appare in How to die well, un insolito progetto editoriale che parla di morte e lo fa con tutta la necessaria serietà dovuta a un tema tanto significativo e centrale nell’esistenza di chiunque. L’inequivocabile titolo non cela livelli di ironia, è da prendere alla lettera. Con una sobria razionalità protestante a stemperare l’inevitabile tensione che un argomento spesso tabù si porta dietro, How to die well è in effetti una guida alla morte, realizzata dalla storica società britannica di mutua assicurazione Royal London in collaborazione con l’agenzia creativa Rankin.

Diviso in quattro sezioni — Before you go, Your funeral, Saying goodbye, Good grief — il libro affronta le problematiche di chi va e di chi rimane, mettendo insieme consigli pratici, riflessioni metafisiche, racconti personali, strategie di gestione delle emozioni e tante interviste a professionistз del settore funerario ma anche a scrittrici e fotografi (tra cui lo stesso Rankin, fondatore dell’agenzia che porta il suo nome e tra i più celebri fotografi a livello mondiale) che hanno avuto a che fare con una perdita importante.
Il compito di illustrare tematiche tanto delicate è stato affidato all’artista italiano Andrea Ucini, autore delle quasi 30 tavole che, con intelligente delicatezza, arricchiscono i testi.

(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)

Da anni di base in Danimarca, Ucini è conosciuto a livello internazionale e collabora regolarmente con alcune tra le maggiori testate — New York Times, Economist, Guardian, Rolling Stones Magazine, Washington Post, Wall Street Journal e, in Italia, Corriere della Sera, Interni Magazine ed editori come Einaudi e Bompiani.
In How to die well, l’artista ha dato prova della sua grande capacità di lavorare per sottrazione, rappresentando in modo sottile concetti per i quali non è sempre facile trovare le parole, e puntando — nel solco di quella tendenza dell’illustrazione contemporanea di scuola “giacobbiana” e ”gottardiana” — sulle metafore visive.

Sono le atmosfere, solenni ma non oppressive né pesanti, a fare la differenza. E i piccoli dettagli: un’ombra mancante, una nuvola che copre il volto di chi non c’è più, una luce che attraversa una finestra e, proiettata su un tavolo, diventa il foglio su cui scrivere un testamento.

(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)

Non dev’essere stato facile lavorare a un progetto del genere, cercando il giusto equilibrio tra leggerezza e gravità, entrando in punta di piedi in territori in cui si rischia di urtare ad ogni passo il dolore privato di chi legge le immagini.
Ucini c’è riuscito con grande perizia e maestria — un’immagine su tutte a fare da esempio, quella col profilo della ragazzina, col palloncino rosso che vola via, osservato mentre se ne va dalle due piccole figure della mamma e del fratellino: è potentissima, lacera il cuore, ma lo fa con tatto.

Il libro è un progetto aziendale, certo. Dietro c’è una compagnia di assicurazioni e questa ha ovviamente tutto l’interesse a vendere il suo prodotto. Ma si tratta di un’opera editoriale davvero ben realizzata, che esce in un momento storico in cui la morte si è inserita nel nostro quotidiano in forma di contatore che ogni giorno mostra le perdite a causa della pandemia, schiacciando nella bidimensionalità delle cifre e degli schermi un abisso profondissimo di emozioni e la complessità delle storie che ci sono dietro.

How to die well si può scaricare gratuitamente e segue un altro bel progetto nato in collaborazione con l’agenzia Rankin: Lost for Words, una raccolta di ritratti e video-interviste che parlano, con molta grazia, di fine, di lutto e dell’andare avanti, dopo.

(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
(copyright Andrea Ucini | courtesy: Rankin Creative Agency)
co-fondatore e direttore
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