Little Domestic Architecture: piccole architetture fantastiche fatte in casa

Quando è scattata la quarantena, Marta Marotta e Fabio Cappello hanno cominciato a “giocare” con quello che avevano in casa. Entrambi architetti, entrambi di origine campana, Marta e Fabio vivono e lavorano a Londra. Qui, insieme a Fabiana Dicuonzo e a Giuseppe Resta, hanno fondato il collettivo PROFFERLO Architecture, che si occupa di spazi pubblici e piccole architetture. «Le nostre ricerche riguardano lo spazio domestico, includendo temi come i cliché architettonici, la copia, i processi fai-da-te e l’informalità urbana, con lo sviluppo di padiglioni effimeri/temporanei. Facciamo anche di design d’interazione e curatela per mostre», mi hanno spiegato i due.

Proprio lo spazio domestico — trasformatosi, durante l’emergenza-virus, in un luogo di reclusione multifunzionale — è diventato per Marta e Fabio un campo da gioco nel quale mettersi alla prova con la costruzioni di mini-architetture realizzate unicamente con gli oggetti a disposizione.
«La prima struttura è nata quasi per caso, mettendo insieme, una sera dopo cena, un porta-uovo, una scodellina e delle piante», raccontano.

(courtesy: Little Domestic Architectures)

Da quel primissimo ed estemporaneo prototipo — un affascinante centro di ricerca nella giungla — i due hanno iniziato a prenderci gusto e a mettere in piedi un piccolo, personale archivio fotografico: «lo stare chiusi dentro e vivere gli spazi domestici contemporaneamente come casa, ufficio, palestra, pub, ristorante, ci stava facendo maturare una certa ostilità verso tutto quello che ci circondava. Abbiamo deciso di rapportarci con lo spazio e, con occhi diversi, inventare di volta in volta un paesaggio architettonico tra le quattro mura».

Presto l’idea si è diffusa anche tra amici e colleghi di Marta e Fabio, che hanno cominciato a contribuire all’archivio.
Come spesso capita con le belle idee nate per caso, in poco tempo è esploso un piccolo fenomeno: da qui l’idea di aprire il progetto a tutti, creando una pagina Instagram, @littledomesticarchitectures, che in poco più di due mesi ha già raccolto circa 90 contributi da tutto il mondo.

(courtesy: Little Domestic Architectures)

Ci sono colonne fatti di rametti e condutture, grattacieli di grattugie, basi marziane composte da fermacapelli e shaker, tempietti di cartucce esaurite, grotte di pane, palazzi di cartone da imballaggi, ville razionaliste costruite con post-it e squadre…
Tutti coloro che partecipano, oltre a dare un titolo, forniscono anche la lista dei materiali.

«La nostra più grande soddisfazione è vedere interagire tra loro studenti di architettura, appassionati della materia e affermati professionisti», dicono Marta e Fabio, che intendono far proseguire l’iniziativa fino alla fine dell’emergenza globale, per poi, forse, trasformare il tutto in una mostra e una piccola pubblicazione.

(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
(courtesy: Little Domestic Architectures)
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