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Gli abbracci di Anita Scianò

«Come stai? Immagino un po’ come tutti, anche io sono un po’ abbacchiata ma ho deciso di concentrarmi su nuovi progetti e proprio sondando il mio archivio ne è venuto fuori questa piccola e raccolta»: così mi ha scritto, qualche giorno fa Anita Scianò.

Classe 1989, originaria di Prato, una laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e una in fotografia alla L.A.B.A di Firenze, Anita fin da bambina usa la macchina fotografica come un diario per fissare i momenti.
Oggi di base a Bologna, lavora come fotografa e filmmaker, prediligendo la pellicola al digitale e documentando — così mi ha spiegato quando le ho chiesto di raccontarmi un po’ di lei — «la lentezza del quotidiano, gli affetti, i legami e la violenza del ricordo e della memoria».

In questi giorni mai del tutto vuoti e mai troppo pieni, è andata a scavare nell’archivio e lì ha trovato una serie fotografica praticamente già pronta.

Nella mail che seguiva, Anita mi ha inviato un’inondazione di abbracci.
Abbracci dietro alle finestre, abbracci sulle piste da ballo, abbracci in treno, abbracci pubblici e privati, abbracci materni, abbracci ubriachi, abbracci teneri, abbracci addormentati.

(courtesy: Anita Scianò)

Davanti al computer, immerso nel buio, un brivido mi è passato lungo la schiena. Mancava poco che mi abbracciassi da solo.
Ci sono settimane in cui accadono decenni, e le stiamo vivendo. Paradossalmente, nel momento in cui avremmo più bisogno di rafforzare le nostre difese immunitarie, non possiamo stringerci gli uni con gli altri.

Ho accolto quindi gli abbracci di Anita con un misto di nostalgia, speranza, rassegnazione, desiderio. E ho percepito — in maniera tanto chiara quanto inafferrabile — le reazioni chimiche che la semplice vista degli abbracci aveva attivato dentro di me.
Ho capito, infine, che era il momento di mettere su un disco e chiudere gli occhi.

Di seguito il testo che Anita mi ha mandato insieme alle foto. Lo pubblico così com’è perché non c’è nemmeno una virgola da togliere né una da aggiungere.


Evitare il contatto ravvicinato con persone; evitare abbracci; evitare strette di mano; mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro.

direttive Nazionali dal Ministero della Salute
(courtesy: Anita Scianò)

Tempi strani questi.
Tempi dubbiosi, difficilmente decifrabili.
Sembra di guardare lo schermo grande e luminoso di un cinema dove vediamo proiettato un film distopico o post apocalittico.
Sembra di sfogliare le pagine di un libro e di immaginarsi a fatica uno strano pianeta dove le persone non possono avere contatti.

In questi giorni di divieti, restrizioni e quarantene mai come oggi abbiamo bisogno di calore.
Dal 1989, anno in cui sono nata, è la prima volta che concepisco l’idea che un abbraccio, un bacio, una carezza possano essere pericolosi.
Per la sicurezza di tutti dobbiamo limitarci, ma nessuno può imbrigliare i nostri occhi.

(courtesy: Anita Scianò)

Questa piccola serie, Baisers Volés, è tratta dal mio ongoing project Journal, dove raccolgo un diario visuale, scattato rigorosamente in 35 mm, di ogni mese da più di due anni.
Baisers volés è un omaggio all’omonimo film del 1968 di François Truffaut, dove il protagonista Antoine ricerca in modo irrequieto l’amore e il contatto con gli altri con una leggerezzaspensieratezza, profondità totalmente desueta rispetto al clima in cui siamo immersi oggi.

Questa serie fotografica è dedicata a chi, più di tutto, necessita di esprimere il suo affetto per gli altri. In tempi in cui dobbiamo presentarci senza stringere la mano (anzi, in cui non dovrebbe capitarci nemmeno l’occasione di conoscere persone nuove), in cui non possiamo appoggiare la testa sulla spalla di un amico, in cui non possiamo baciare chi amiamo, almeno i nostri occhi hanno bisogno di essere nutriti.
Ecco una serie di immagini scattate in anni, mesi e luoghi diversi di cui i nostri occhi possono cibarsi. Non ci è più permesso abbracciarci, accarezzarci, baciarci e toccarci a vicenda? Non importa, grazie alla potenza della fotografia la serotonina si sprigionerà comunque nel nostro corpo, guardando persone che lo fanno, e sognando il momento in cui potremo farlo di nuovo.

Anita Scianò

(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
(courtesy: Anita Scianò)
co-fondatore e direttore

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