Jesus Christ Superstar!

kitschiness

Non so a voi, ma a me le faccende varie di arcangeli, vergini incinte e stelle comete non hanno mai convinto troppo. Ma manco da bambina, dico, quando al catechismo del sabato pomeriggio Don Peppino ci diceva severo di stare attenti e badare di comportarci bene sempre, che Gesù poteva apparirci all’improvviso in qualsiasi momento. E a chi faceva spallucce raccontava che a una bambina era apparso mentre era in doccia, a un signore dallo specchietto retrovisore mentre guidava, al suo panettiere mentre infornava le michette. Risultato: le mie preghierine della buona notte terminavano sempre con la formula «Gesù io ti credo, non dubito che tu esista, pero per favore non apparirmi» che insomma, non è che una sta proprio tranquillina a 7 o 8 anni sapendo che qualcuno ti sta monitorando sempre e quando gli gira PAM! ti spunta davanti.
[Tratto da una storia vera, giuro. Chiedete a mia madre]

Quindi ho sempre guardato con sospetto pure il presepe, dove passi il pastorello, passino i Re Magi, ma ‘sta capanna con i muschi dove attendere la mezzanotte per mettere baby Jesus nella mangiatoia quando fino a qualche ora prima mia madre lo imboscava nel cassetto delle forchette (altro trauma infantile)…
Ma il tempo, si sa, guarisce molte ferite e da allora, cara Fiordaliso, troppi inverni sono già passati (cit.) mica solo per te.

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Finché domenica scorsa finisco al Mercado Central de Diseno organizzato dal Matadero di Madrid (uno dei posti che raccomando decisamente a chi visita la città in cui vivo), scorgo nello stand di Kitschiness una trentina di mini-Gesù nella classica posizione da presepe, ognuno agghindato di tutto punto come personaggi dello spettacolo vari. Eccolo truccato e con lingua fuori come i Kiss, o con corpetto a punta di Gautier simulando Lady Ciccone, ma pure con i baffetti alla Dalì; e ce lo vedo sotto il bue e l’asinello racchiuso nell’armatura Darth Vader, o accogliendo Baldassare e soci con una lunga chioma rosa di Lady Gaga, o in tutina da Wresling o con un chiodo conficcato nel collo a mo’ di Frankeinstein.

Naturalmente impazzisco di fronte a quello avvolto nella plastica come Laura Palmer—del resto sono pur sempre colei che vorrebbe taaaanto partecipare un giorno al Twin Peaks Festival (anzi Gesù, già che sei connesso…vedi tu, ecco)—ma mi tenta pure quello spezzettato su piattino per il modello Je-Sushi.

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Mente e cuore del progetto, tre grafiche catalane “fan di art attack”, come dichiarano nella loro bio. I Jesusetes esplorano le frontiere del cattivo gusto, giocando con elementi quali l’ironia e la chirurgia estetica, l’artigianato tradizionale ed il design. In testa a tutto rimane comunque quell’insostenibile leggerezza del Kitsch a cui hanno reso omaggio importanti esposizioni quali Oggi il kitsch di Gillo Dorfles alla Triennale di Milano e ¿Lo kitsch es bello? del Museo del Romanticismo di Madrid, entrambe del 2012.

Ogni bambin Gesù di Kitschiness è unico, a dispetto di quanto ci hanno sempre raccontato con la storia dell’Uno e Trino, e viene realizzato su ordinazione, mandando un’e-mail a [email protected], dove dovrete anche specificare le dimensioni desiderate (10 cm per 35€ o 50€ per Gesù XL di 16) e potrete trovarvi anche voi nella mangiatoia il vostro Personal Jesus.

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