7am | Chiara Tiso

7 foto e 7 domande, alle 7 di mattina, a fotografi che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Chiara Tiso.

Ciao Chiara, quanti anni hai e di dove sei? Da quanto scatti foto?
Ciao a te! Ho vent’anni e vivo a Treviso, la passione per la fotografia me la porto dietro da un bel po’, credo sia nato tutto quando da bambina rubavo le foto dagli album dei miei genitori e dei miei nonni, per poi rimanere chiusa in camera fantasticando di fronte a quelle immagini ingiallite dal tempo che raccontavano di viaggi, guerre, pranzi in collina e scogliere.
Concretamente però, scatto foto da quando i miei capelli erano più corti e frequentavo il liceo (quindi dev’esser stato un bel po’ di tempo fa).

La tua attrezzatura?
La mia prima macchina è stata una polaroid delle Spice Girl, poi sono arrivate l’Olympus OM10 del nonno, una Diana, una Pentax zoom 70x e una minolta FS – E II; per il formato digitale la canon 500d, ma comunque non ha importanza perché tanto c’è Instagram no?!

Cosa fai quando non fai foto?
In genere stilo classifiche delle mie dieci cose preferite.
Vado in bicicletta.
Faccio un sacco di gite, perché mi piace credere siano grandi viaggi (anche se poi in realtà sono a due minuti da casa).
Riempio gli occhi con tutto ciò che mi interessa, camminando senza mai guardare dove metto i piedi e inciampando un mucchio di volte.
Faccio colazione.
Dormo.
Aspetta, forse dovevo iniziare dicendo che studio moda allo Iuav così da sembrare una persona seria.

Descrivimi la tua stanza.
E’ bianca piccola e intima con i fiori sul muro (ci sono anche delle stelle che riflettono il cielo prima di cena, ma tutti le detestano), c’è una lampada che volendo cambia colore ma che io lascio sempre blu; una libreria con libri dalle belle copertine, dischi dvd e pennelli. C’è un tavolo con un piccolo albero di cartone con dei pettirossi regalatomi dal mio compagno di merende in libreria, una volpe dentro una voliera, un topino dentro il cassetto dei calzini, un gufo dorato, un manichino e una tavola di Strange Skateboards sopra una montagna di riviste preziose. Ho anche un letto i cui piumoni si abbinano ai vassoi della colazione, biglietti dei concerti, fotografie e i buoni sconto della yogurteria invece li tengo appesi in una cornice. La mia stanza ha una chiave ma è uguale a tutte le altre serrature di casa.

La tua macchina fotografica pesa quanto…
Dipende dal mio stato d’animo e dalle previsioni del tempo.

Se il tuo immaginario fosse un film? O un libro?
Sicuramente En kärlekshistoria (A Swedish Love Story) in cui un’intimo sentimentalismo è raccontato attraverso la storia d’amore di due ragazzini svedesi nel 1970, però durante il periodo natalizio per me esiste solo Sette Spose per Sette Fratelli.
Per quanto riguarda il libro direi i Diari di Silvia Plath fino a pagina 212 perché non l’ho mai finito di leggere.

Un fotografo/a che mi consigli di tener d’occhio?
Piotr Niepsuj, ma dal nome capirete che non è proprio italiano al 100%, così per compensare aggiungo Adrianna Glaviano.

co-fondatrice e caporedattrice

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