C’è il design industriale, ci sono i pezzi fatti in serie, i progetti realizzati su costosi software 3D e lo studio sui nuovi materiali. E poi è c’è il “raw design”. Quello crudo, grezzo. Vivo. Come vivo, caotico ed istintivo è il processo creativo che c’è dietro.
DiTraverso è un raw designer.
Ho avuto la fortuna di vedere i suoi lavori dal vivo in un bellissimo negozio di Bologna che si chiama Nei rami, specializzato in vestiti fatti a mano per donna e bambino, dove i mobili di DiTraverso, realizzati recuperando e trasformando vecchi arredi, sono sia funzionali che decorativi, offrendo forma e funzione, struttura e scenografia.
Incuriosita, ho raggiunto il designer via mail per qualche domanda.

Ciao, chi c’è dietro al nome d’arte DiTraverso e come mai lo hai scelto?

La Trasversalità è un concetto che mi accompagna da sempre, le mie esperienze formative e successivamente lavorative mi hanno continuamente spinto a sperimentare, attraversando mondi differenti, ponendomi appunto “di traverso” rispetto alla linearità dei percorsi troppo prevedibili… E poi, molto più semplicemente, io mi chiamo Danilo Traverso.

Quando hai iniziato a realizzare i tuoi mobili? Lavoravi già in quel settore oppure ti ci sei avvicinato piano piano o, ancora, sei stato “fulminato sulla via di Damasco”?

L’inizio è stato sicuramente l’esperienza nel Link Project di Bologna, la creazione del gruppo Officine Alchemiche e i successivi anni di sperimentazione nel campo degli allestimenti, della scenografie e della scultura, una sperimentazione a 360°, sia per i materiali e le tecniche usate che per lo stile ed i contenuti che ci caratterizzavano: denominatore comune fin da subito il recycling industriale, urbano.
Tutto quello che veniva scartato dalla società era riutilizzato, ri-contestualizzato posto al centro delle scelte stilistiche.
Successivamente le esperienze nel Teatro come direttore tecnico e scenografo, nel cinema, nella pubblicità e nei video (sempre come scenografo) hanno sicuramente contribuito alla concezione del mio stile e alla creazione del mio mood.

Leggo sul sito che raccogli oggetti buttati, o li compri (usati e rovinati) per poi assemblarli. Come li scegli? Forma, materiale, o semplicemente vai a istinto?

La scelta degli oggetti è sempre un’impressione, un colpo d’occhio. Un momento molto poco razionale e molto sentimentale.
Sono le forme che mi attirano, che mi interessano e mi stupiscono.
Quando scelgo un oggetto non ho quasi mai l’idea per cosa mi servirà o in cosa verrà trasformato, è un atto semplice ed immediato.

Sempre sul sito usi un’espressione che mi piace molto: “Le mie cose maturano … non invecchiano mai, stanno nascoste sotto la polvere aspettando”. Spieghi anche che il tuo processo creativo è casuale e caotico. Si fa tanto parlare, ultimamente di storytelling ed il tuo mi sembra effettivamente una sorta di storytelling attraverso “le cose”, la loro trasformazione.

Sono le crepe i tarli, le imperfezioni del tempo e l’usura che trasformano gli oggetti e ne scrivono la storia. Non mi interesso della loro funzionalità perché quando io li vedo sono solo materia viva pronta ad essere plasmata in una nuova forma. Non mi incuriosisce la loro storia, né i luoghi che li hanno ospitati e le persone che li hanno posseduti, mi interessa solo il loro essere nel presente.

Ti senti più un artigiano oppure artista?

Faccio sempre fatica a dare delle definizioni per me troppo definitive, diciamo che improvviso sempre e mi sento e mi definisco artista o artigiano in base a chi mi trovo d’avanti.
Il mio sentire mi porta a creare senza concettualizzare troppo e senza costruire delle sovrastrutture o indossare delle maschere. Certamente lavorando a mano e da solo utilizzo l’abilità propria di un artigiano.

Oggi si parla di un ritorno alla manualità, alle vecchie professioni artigianali. Tu che effettivamente sudi ogni centesimo che guadagni, consiglieresti a qualche ragazzo o ragazza interessato/a a fare il tuo lavoro lo stesso percorso?

Il mio consiglio è questo: nella vita bisognerebbe lavorare molto per scoprire il talento che si cela dentro ognuno di noi (penso che ne siamo più o meno dotati tutti) ma poi bisogna avere il coraggio di coltivarlo, farlo crescere, provare a trasformarlo in una professione. Bisogna essere bravi a trovare un equilibrio tra passione, arte ed impresa.

Hai un maestro o un punto di riferimento? Lo usi, il web, come fonte di ispirazione?

Avrei sempre voluto avere un maestro, un punto di riferimento sia dal punto di vista tecnico (artigianale) che da quello creativo (artistico), una certezza formativa, il concetto del vecchio maestro, ma non è ancora successo.
Il web è fonte di ispirazione ma superficiale e distratta. Non è mio uso approfondire, anche in questo caso vivo le suggestioni, le intuizioni rapide, impazienti.
Poi spengo il computer e vado in officina a sperimentare.

Sempre a proposito del web: ogni giorno migliaia di siti pubblicano progetti/prodotti di design creando un flusso continuo di informazioni, suggestioni, ispirazioni, spesso senza fermarsi ad approfondire ma lasciando questo compito, eventualmente, agli utenti. Che ne pensi? Non sarebbe il caso di fermarsi a ragionarci un po’ su, di tanto in tanto? Opere come le tue, ad esempio, non verrebbero svilite da una fruizione mordi e fuggi?

La pluralità è il successo del web, la libertà di decidere cosa mi piace, quanto e come, senza dogmi e con leggerezza, sono i fondamenti della navigazione.
Il web, inteso come veicolo per promuovere progetti/design è un “altro lavoro”, un lavoro complicato e poco entusiasmante. Ma mi rendo conto che è un percorso fondamentale per poter far conoscere i propri lavori e provare a commercializzarli.
In un momento in cui bisogna andare oltre il mercato tradizionale dei negozi e delle fiere di settore, in un momento in cui bisogna fare i conti con la globalizzazione (che può essere anche positiva) solo attraverso il web si può pensare di avere delle possibilità.

Qual è l’oggetto che ti sei divertito di più a costruire e quello che, prima o poi, vorresti realizzare?

Tutti, mi diverto sempre. Vorrei solo avere più tempo per trasformare i molti oggetti che stanno “maturando” nel mio studio.

Fai anche lavori su commissione? Se il cliente ti porta ad esempio un vecchio tavolo discutete insieme su come utilizzarlo?

Mi succede spesso che mi venga chiesto di trasformare un oggetto o un mobile e sono sempre disponibile a condividere il percorso creativo con il cliente. Sono progetti sempre molto impegnativi ma alla fine i risultati sono interessanti e le creazioni soddisfano sia me che il cliente.

co-fondatrice e caporedattrice
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