Jan-Jan Van Essche | Collection#3, In Awe

La soggezione implica rispetto ma anche paura. Ammirazione e timore. Riverenza ed imbarazzo. Un ventaglio emotivo che offre spunti incredibili alla letteratura, al cinema, alla narrazione in genere (ruota gli occhi verso l’interno del cervello e ti verranno in mente tutta una serie di classici esempi di soggezione: figlio verso padre, moglie verso marito, allievo verso maestro, dipendente verso capo, soldato verso ufficiale, fan verso idolo).
In italiano il termine deriva dal latino subjicere, mettere sotto. In inglese invece si dice in awe, ha origini scandinave e deriva da agi, paura. Ma awe è pure la radice di awesome, che in passato si traduceva con pauroso o che mette soggezione ed oggi indica invece qualcosa o qualcuno di eccezionale, fantastico, fenomenale. L’etimologia, dopotutto, oltre a raccontarti la storia della parole le allarga e riempie di nuove sfumature.

Sfumature che calzano – tutte – a pennello alla nuova collezione del fashion designer belga Jan-Jan Van Essche, intitolata appunto In Awe. Un esotismo spartano, orientaleggiante, fatto di durezza e morbidezza, aperture (i volumi, gli spacchi) e schermi (i colli, gli strati) che richiamano severità ed accondiscendenza, stoffa da guru e monastica sottomissione ad un volere superiore. In pratica entrambe le facce della medaglia, assoggettato ed assoggettatore, che si ritrovano al contempo – in equilibrata tensione  – sui capi della terza collezione di uno dei più atipici personaggi emergenti nel mondo della moda, uno che non ha mai voluto sottostare al comune ed universalmente accettato calendario primavera/estate ed autunno/inverno, puntando su una sola collezione annuale, da (de)stratificare strategicamente nel corso dei 365 giorni in modo da adattarsi al clima che cambia, anche grazie ad un gioco di contrasti tra tessuti, textures, colori che sembrano incredibilmente adattarsi gli uni agli altri come un coro che può cantare all’unisono o, volutamente, stonare ad arte regalandoti quell’imperfezione (simboleggiata da capi unici e numerati) che non scordi facilmente.

co-fondatore e direttore
  1. Con una premessa come questa non ho potuto far altro che continuare a leggere. A parte il fatto che è proprio il genere di abbigliamento che mi piace e che indosserei tutti questi capi, trovo che la formula giusta per le nuove leve di designer sia proprio questa: mostrare se stessi. Raccontare quello che è la propria esperienza, il proprio sentire, il proprio vissuto.
    Mi piace il lavoro Jan-Jan Van Essche, ma mi piace anche quello che ci mostrate Voi ogni giorno.
    Andi

    1. Grazie, cerchiamo di scovare cose interessanti.
      Mi piacerebbe ci fosse anche una linea femminile, probabilmente comprerei diversi capi.

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