•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

«Papà, qua ci metto una virgola o un punto?»
Capita spesso di sentirmelo chiedere da mia figlia, che in seconda elementare si ritrova ancora smarrita tra le sottili regole della punteggiatura, meravigliandosi di quanto il testo scritto sia differente da quello parlato ed emozionandosi quando le capita di dover utilizzare segni per lei ancora “esotici” come i :, il ; e addirittura le ()

La punteggiatura per come la conosciamo in realtà è un’invenzione relativamente recente. Sono stati gli amanuensi, impegnati a sfornare copie su copie di libri sacri che andavano poi letti ad alta voce, a organizzare un sistema di segni che potesse aiutare l’oratore a “cavare le gambe” dalle pastoie di principali, coordinate e subordinate e a capire/dare senso alla parola scritta anche alla prima lettura.
Tra l’altro furono proprio i monaci ad inventare il ! e il ?, che hanno decisamente avuto più successo dei segni che altri, diversi secoli più tardi, avrebbero voluto introdurre ma che invece sono finiti nel dimenticatoio (sì, c’è chi nel XX secolo ha provato ad allargare la punteggiatura, ad esempio col doppio punto esclamativo o con l’interrogrativo-esclamativo).

Prima di allora il mondo della punteggiatura era una sorta di “far west” in cui c’era chi non si preoccupava di separare i periodi e segnalare le pause (vedi la Scriptio continua di greci e romani, che costringeva a passare e ripassare più volte su uno stesso testo), chi non ne aveva minimamente bisogno—ad esempio coloro che utilizzavano i logogrammi, come gli antichi egizi e i sumeri, o la scrittura sillabica, ad esempio i maya e molti popoli dell’estremo oriente—, chi usava un solo . ma disposto alternativamente in alto, in mezzo o un basso… (per chi volesse approfondire segnalo questo interessante articolo della BBC).

Ma al netto delle antiche diatribe—e di provocazioni come quella del prof. John McWhorter della Columbia University, che propone di eliminare la virgola—i . le , e i compassati ; sono anche un modo per nascondere e svelare, per disorientare e fare lo sgambetto, per giocare con chi sceglie di avventurarsi dentro a un testo e, soprattutto, per dare ritmo, per far entrare il lettore dentro alla sinfonia dettata dall’autore.
A dimostrazione di quanto ho appena scritto arriva una serie di poster intitolata Between the words e realizzata dal designer americano Nicholas Rougeux, che ha preso alcuni capolavori immortali della letteratura, tra quelli disponibili in pubblico dominio, e ha tolto loro tutte le parole lasciando solo la numerazione dei capitoli e la punteggiatura, avvitandola a spirale attorno a un’immagine rappresentativa del romanzo.

Il risultato è una sorta di disco, di “vinile grafico” (coi capitoli a fare da numeri delle tracce) che mostra il ritmo e l’intensità di opere come Orgoglio e pregiudizio, Moby Dick, Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan, Il mago di Oz, Canto di Natale, Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn, La macchina del tempo.

between_the_words_1

alice-in-wonderland-large

wizard-of-oz-large

moby-dick-large

the-time-machine-large

a-christmas-carol-large

peter-pan-large

adventures-of-huckleberry-finn-large

adventures-of-tom-sawyer-large

pride-and-prejudice-large


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •