Un breve documentario sull’anziano pittore d’insegne Stan Wilkinson

Da qualche anno l’agenzia britannica Better Letters — che si occupa di ingaggiare e rappresentare pittori di insegne e artisti del lettering per progetti e clienti di tutto il mondo — ha incominciato a produrre una serie di brevi documentari sui vecchi maestri dell’arte di dipingere le insegne a mano.
Finora ne sono stati realizzati tre: il primo aveva come protagonista l’inglese Cliff Headford, purtroppo scomparso prima dell’uscita del film; il secondo (presentato anche qui su Frizzifrizzi) raccontava la vita del viennese Josef Samuel; il terzo, uscito pochi mesi fa, è invece dedicato a Stan Wilkinson, un anziano signore che vive poco fuori Londra e che è ormai quasi una leggenda nel piccolo mondo dei pittori di insegne.

In pensione dal 2002, ma di tanto in tanto ancora al lavoro su qualche commissione, oltre che sui suoi progetti personali, Wilkinson ha iniziato nel 1950, da giovanissimo, entrando come apprendista in una piccola impresa chiamata Giles the Sign People, che poi, anni dopo, decise di rilevare.

Non è semplicissimo, per chi non conosce bene non solo l’inglese ma anche il particolare accento di Wilkinson, capire tutto (su YouTube c’è una versione del video coi sottotitoli automatici: a volte sono un po’ imprecisi, ma possono aiutare), ma vale la pena tentare di perdersi nei ricordi e nelle esperienze di un uomo che vive tra pennelli e colori da ormai settant’anni, lavorando, tra gli altri, pure per la Carters Steam Fair, fiera itinerante inglese caratterizzata da giostre d’epoca dipinte a mano. Tra l’altro Wilkinson è stato anche il maestro di Joby Carter, che fa parte della famiglia dei giostrai e che oggi porta avanti con passione il mestiere del suo mentore.

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