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Paesaggi in attesa: un account Instagram di (ri)esplorazione domestica

Spaesamento e paesaggio hanno la medesima radice: entrambi i termini derivano da pāgus, villaggio. Il paesaggio è ciò che con lo sguardo possiamo abbracciare da un dato punto di vista, o che possiamo rappresentare attraverso la pittura, la fotografia, il cinema. Lo spaesamento è quello che proviamo quando il panorama stentiamo a riconoscerlo: non ci è (o non ci è più) familiare.
«L’uomo moderno è uscito nella natura, la cerca e la trova come paesaggio, sintomatico di un nuovo rapporto dell’uomo con la natura nella sua totalità. Per i moderni è il risultato di un divorzio: l’uomo da una parte, la natura dall’altra. Il paesaggio diventa ora una parte estranea e una compensazione per ciò che si è perduto», scrive il filosofo Massimo Venturi Ferriolo — che molto ha lavorato su questo tema — nel suo saggio Etiche del Paesaggio, sottolineando come la rappresentazione di un territorio divenuto irriconoscibile possa diventare un modo per ristabilire con esso un rapporto.

In questo periodo di quarantena, mentre il paesaggio esterno ci è precluso e possiamo soltanto osservarne dei frammenti dalle nostre finestre e dalle loro potenti estensioni digitali, gli schermi, esso ci appare quasi alieno, svuotato com’è dall’elemento umano: con la maggior parte delle serrande chiuse, le strade semi-vuote, le città sembrano essere in assetto “notturno” anche di giorno, alimentando quel senso di eerie che proviamo quando dovrebbe esserci qualcosa che invece non c’è, e viceversa.

Esclusi dallo spazio esterno, cerchiamo dunque di riappropriarci di quello interno — lo spazio domestico — ritrovandoci però spaesati anche in questo. Nel corso dei giorni, delle settimane, abbiamo ricominciato a familiarizzare con le nostre case, attraverso nuove abitudini e piccole ritualità quotidiane. Come per il paesaggio esterno, potremmo riallacciare il rapporto per mezzo della rappresentazione, che è esattamente ciò che propone un account Instagram come Paesaggi in attesa.

Nato dall’idea del designer marchigiano Marco Amato, è stato lanciato appena pochi giorni fa, con l’invito a condividere i propri “paesaggi domestici”.
«In questi giorni di attesa, tutti stiamo cambiando punto di vista: il nostro sguardo si sofferma su oggetti o angolo conosciuti ma mai apprezzati, paesaggi domestici racchiusi tra confini ben definiti ma capaci di raccontare ciò che siamo e ciò che stiamo diventando», scrive Amato, che sta raccogliendo gli scatti inviati da neo-esploratori del panorama domestico.
Per inviare i propri, basta spedire almeno 3 o 4 foto al profilo.

co-fondatore e direttore

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