Scuola, design e una conferenza all’Università di San Marino

Qualche anno fa un’amica mi fece notare che all’entrata del Politecnico di Milano gli studenti venivano accolti dalle gigantografie di Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Richard Sapper, Ettore Sottsass e altri.
Il fatto che una delle più importanti università di disegno industriale esponga designer del passato non risulta essere strano, anzi, segue perfettamente una certa idea di intendere l’insegnamento del design in Italia: i Maestri rimangono infatti figure centrali per gran parte delle facoltà italiane, che quasi sempre interpretano la didattica come il proseguimento dei loro principi progettuali.

Gigantografie dei Maestri al Politecnico di Milano.

L’attenzione al disegno, la ricerca della “buona forma”, l’idea che il design sia sostanzialmente in rapporto con l’industria e la produzione in serie, il principio secondo il quale il progetto è prima di tutto un processo di riflessione umanistica: sono queste tutte posizioni ereditate da una cultura post-Bauhaus e dalle idee dei Maestri che l’università italiana ha fatto sue. Per questo motivo nessuno trova anacronistico che vengano esposte oggi le gigantografie di designer rappresentanti un’epoca molto lontana.

Rispetto a questa idea di didattica dominante nel nostro paese si sono ipotizzate strade alternative, ma ciò è avvenuto soprattutto all’estero. Certe sperimentazioni hanno portato a dibattiti e riflessioni, anche profonde, sulla disciplina. Un esempio diventato particolarmente famoso proviene dalla Design Academy di Eindhoven: è grazie al suo singolare progetto accademico che diventa protagonista la ormai famosa “scuola olandese”. A Eindhoven si è proposto con energia un certo modo di intendere l’insegnamento, spostando il dibattito dalla produzione industriale alle serie limitate o all’autoproduzione, puntando più sui processi che sul prodotto finale, sui materiali prima che sul disegno, sulla sperimentazione più che sulla realizzazione della “buona forma”. La direttrice responsabile della grande svolta, Lidewij Edelkoort, ha spesso utilizzato parole di forte critica nei confronti del design italiano e del suo modo di interpretare l’istruzione, ponendo la Academy come alternativa ad un sistema considerato ormai “vecchio”.

Design Academy Eindhoven, Graduation Show, 2016.

Non voglio nascondere i limiti dell’esperienza olandese, ce ne sono e sono molti, soprattutto sul suo essersi trovata, alla prova del tempo, un po’ con il fiato corto: è però un’esperienza che ha dimostrato in modo forte come l’università possa essere non solo inseguitrice di teorie progettuali convalidate, ma sperimentatrice di nuovi linguaggi e importante innovatrice della disciplina. E in fondo questa è la domanda che l’accademia si trova di fronte: essere istituzione che custodisce e divulga le buone regole derivate dalla storia, oppure assumersi il rischio di essere sperimentatrice di nuovi metodi progettuali, alternativi o addirittura conflittuali con quelli precedenti? Compito delle università è studiare e diffondere i principi di chi li ha preceduti o porsi in modo critico e tentare di superarli?

Di questo e di tanti altri temi si discuterà il 16-17 gennaio presso l’Università della Repubblica di San Marino: si terranno una serie di conferenze e incontri a cui parteciperanno rappresentanti di accademie internazionali come la School of Art + Design dell’Illinois, la Royal Academy of Art dell’Aia, Dubai Institute of Design and Innovation (DIDI), e molti altri. La partecipazione è gratuita. Questo è il link per registrarsi e trovare ulteriori informazioni.

editorialista

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