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Exercise Book Archive: un archivio di vecchi quaderni di scuola da tutto il mondo

Quasi 15 anni fa Thomas Pololi ha cominciato a raccogliere quaderni di scuola. I suoi, quelli dei suoi amici, per poi allargare sempre di più il raggio della sua ricerca, nel tempo e nello spazio, fino a mettere insieme una collezione con pezzi provenienti da tutta Italia e risalenti fino alla fine dell’800.

Il progetto — che si è poi concretizzato in un’associazione, Quaderni Aperti — in questi anni ha organizzato laboratori nelle scuole, mostre, seminari e reading dei testi dei vecchi quaderni (proprio da una lettura estemporanea di uno dei suoi quaderni delle medie, durante una festa, è cominciato tutto, come mi raccontò Pololi nel corso di un’intervista che gli feci qualche anno fa).

Nel frattempo l’iniziativa si è ingrandita sempre di più, fino a uscire dai confini italiani. Nel 2018 Quaderni Aperti ha infatti lanciato una campagna di crowdfunding per creare un vero e proprio archivio in rete con esemplari provenienti da tutto il mondo. Ora quell’archivio è andato online, si chiama Exercise Book Archive e sta pian piano digitalizzando e caricando i quaderni.

Quaderno di scuola elementare spagnola, anni ’60
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Si tratta di un lavoro molto lungo e costoso, che impiegherà molto tempo per essere completato, ma intanto sul sito si possono vedere i primi esemplari, che coprono oltre un secolo e provengono da molti paesi diversi, tra cui Spagna, Francia, Regno Unito, Grecia, Stati Uniti, Argentina, Ghana, Russia, Pakistan, India, Cina, Giappone, Australia, oltre ovviamente all’Italia.

Di alcuni di essi per ora ci sono solo le copertine (solo per modo di dire: sono una risorsa eccezionale dal punto di vista della grafica). Altri presentano anche delle pagine interne con trascrizioni e traduzioni, grazie al lavoro di alcuni volontari che stanno dando una mano a Thomas e alla sua compagna Anna, che portano avanti l’archivio.

Appena ho saputo dell’uscita di Exercise Book Archive (collegato anche a un bellissimo account Instagram), ho pensato di mettermi di nuovo in contatto con loro, per farmi raccontare come andrà avanti il progetto, come si diventa volontari e perché è così importante rendere disponibile a tutti questo enorme e finora quasi invisibile patrimonio del passato.


La homepage dell’Exercise Book Archive
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Eccoci di nuovo alle prese con un’intervista, Thomas. Propongo di cominciare da dove eravamo rimasti, cioè al lancio della campagna di crowdfunding. Che, a quanto pare, è andata bene.

Sì, è stata una campagna molto intensa e ringraziamo tantissimo tutte le persone che ci hanno sostenuto! Alla fine abbiamo raccolto circa la metà della cifra che serviva per creare e lanciare l’archivio lavorando su tutto il materiale raccolto, così abbiamo deciso di concentrarci solo su una parte dei quaderni per quanto riguarda il lavoro —gigantesco e costoso — di digitalizzazione, catalogazione, selezione dei contenuti, trascrizione e traduzione.
Abbiamo investito sulla piattaforma che ospita il materiale, creando una sezione che permetta a chiunque di partecipare al progetto come volontario per trascrizioni e traduzioni. La partecipazione nel nostro caso è fondamentale per portare avanti il gigantesco lavoro di cui sopra senza “andare sotto” con le spese, e speriamo nel giro di un paio d’anni di riuscire a creare una solida rete internazionale di “volontari digitali”.
Nel frattempo ovviamente cercheremo anche altre risorse attraverso bandi e attraverso la ricerca di sponsor, che speriamo dia più frutti ora che il progetto è “globale”.

Quaderno giapponese degli anni ’60
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Non te l’ho mai chiesto le altre volte in cui ci siamo sentiti: come mai questo salto, appunto globale, dai quaderni di scuola italiani a quelli di tutto il mondo?

È da tanti anni che sognavamo di fare questo passo, praticamente da quando è iniziato il progetto sui quaderni italiani. All’inizio l’idea era quella di replicare il progetto in altri paesi, facendoci supportare da organizzazioni, università e persone del posto per trovare materiale. Ma dopo alcuni viaggi — in Spagna, Belgio e Inghilterra — abbiamo capito che non avevamo le energie per lavorare su singoli paesi, e l’unico modo era avviare un progetto internazionale utilizzando la rete come “rampa di lancio”.
Nel giro di circa 6 anni siamo riusciti a trovare quaderni provenienti da oltre 30 paesi. L’idea è che i loro contenuti possano essere il punto di partenza per avviare una raccolta partecipata su scala internazionale.

Quaderno di una bambina di Saragozza, Spagna, 1952-1953
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Cambia la scala ma non lo spirito.

Sì, la motivazione di fondo è sempre la stessa: cercare di “portare alla luce” delle voci praticamente invisibili come quelle dei bambini del passato.
E poi per noi è anche l’inizio di un nuovo percorso, proprio da un punto di vista umano. L’idea che il progetto possa permetterci di conoscere realtà e persone affini in altri paesi, dandoci modo di entrare in contatto con altri mondi e di imparare cose nuove, perché quando “apri una porta” poi è bello scoprire chi viene a bussare e cosa si può costruire insieme. Insomma, così come per il progetto sui quaderni italiani, anche questo è un progetto che facciamo per gli altri ma anche per noi, per “arricchire le nostre vite”.

L’idea è quindi di digitalizzare tutto per rendere i vecchi quaderni una risorsa per chiunque voglia far ricerca?

Quello sicuramente!
Ma l’obiettivo è anche fare qualcosa di più attuale, ad esempio portando delle iniziative nelle scuole di diversi paesi.

Quaderno greco, anni ’40
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Che tipo di iniziative?

Con i quaderni italiani avevamo realizzato dei laboratori in cui facevamo incontrare i bambini che avevano compilato i quaderni del passato e quelli di oggi. È stato commovente.
Ora riuscire a creare ponti non solo temporali ma anche spaziali sarebbe fantastico.
Anche l’idea di poter creare una base di confronto tra insegnanti di diversi paesi ci interessa molto.

Potrebbe essere interessante pure dal punto di vista degli studi storici.

Sì, sicuramente quello è l’uso principale che verrà fatto dell’archivio. Già da diversi anni mettiamo il materiale a disposizione di studenti e ricercatori provenienti dall’Italia, e speriamo di poter ospitare presto anche storici ed educatori di altri paesi.
Ci piacerebbe poter avviare delle collaborazioni per realizzare innanzitutto una mostra, e poi delle pubblicazioni divulgative.

Diario di viaggio di una ragazza francese in fuga dall’invasione nazista, 1940-1941
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Come le immaginate queste pubblicazioni?

L’idea di pubblicare integralmente singoli quaderni, affiancando ai contenuti dei piccoli saggi che li contestualizzino, ci rimbalza in testa da un po’ di tempo.
O anche di mettere a confronto diversi quaderni partendo da temi specifici. Il periodo della Seconda Guerra Mondiale, per fare un esempio, potrebbe essere raccontato attraverso testi di bambini di diversi paesi: una ragazza francese in fuga dall’invasione nazista, una bambina tedesca che entra nella gioventù Hitleriana femminile, un bambino inglese che descrive i raid aerei sulle acciaierie della sua regione…
Questo è un po’ il succo di quello che, a livello di narrazione, vorremmo fare. Mettere l’archivio online è un primo passo, ma poi usarlo per creare narrazioni, o per permettere ad altri di crearle, è fondamentale per raccontare il valore dei contenuti.

Quanto materiale avete raccolto finora? Quanti quaderni?

Circa 600 quaderni. Alcuni estremamente interessanti dal punto di vista dei contenuti, altri più sotto il punto di vista estetico…

Quaderno di una bambina di seconda elementare di Blevio (CO), 1900
(courtesy: exercisebookarchive.org)

Chi leggerà questa intervista su Frizzifrizzi probabilmente avrà dei vecchi quaderni di scuola da qualche parte. Perché dovrebbe darli a voi? E come potrebbe fare?

Con il sito dell’archivio internazionale abbiamo voluto semplificare anche questa parte: ora è tutto online, liberatorie incluse. Basta andare a questo link e compilare il form, noi lo riceveremo e ricontatteremo chi vuole donare — o prestare — materiale. Magari ci mettiamo un po’ ma rispondiamo a tutti! E le spese di spedizione come sempre sono a carico nostro.
Il motivo per cui donare o prestare materiale è la “condivisione di conoscenza”: noi conserviamo e divulghiamo, siamo un raccoglitore.
Le voci, le testimonianze contenute nei quaderni, sono preziosissime per tutti
E condividere non costa nulla, letteralmente.

In questi anni avrai letto un’infinità di quaderni. Qual è uno dei tuoi testi preferiti tra quelli che hai trovato?

Te ne dirò uno tra quelli già pubblicati sul sito, trovato sul diario di girl scout finlandesi del 1950-51.
Per tradurre la frase Olimme hyvin karvaisia, che letteralmente significa Eravamo molto pelose, un nostro amico finlandese ha dovuto telefonare a sua madre, che a sua volta ci ha messo un po’ a scoprire che un tempo la parola karvaisia (pelose) si usava per dire scocciate/di cattivo umore.

Diario di un gruppo di ragazze scout, Helsinki, Finlandia, 1950-1951
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Diario di un gruppo di ragazze scout, Helsinki, Finlandia, 1950-1951
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di una bambina di Unquillo, Argentina, 1952
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di una bambina di Le Pommeraye, Francia, 1883
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di una bambina di Le Pommeraye, Francia, 1883
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di una bambina di Buenos Aires, Argentina, 1968
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di scuola elementare cinese, anni ’70
(courtesy: exercisebookarchive.org)
Quaderno di scuola elementare cinese, anni ’70
(courtesy: exercisebookarchive.org)
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