Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019 (fonte: thingsyoucanbuy.co.uk)

Com’è abitare oggi nei complessi architettonici modernisti?

«Qualche volta sembra di vivere in un museo», racconta Barbara, una signora che lavora come direttrice di un negozio di cosmetici, nel tempo libero crea ceramiche, e abita in uno degli appartamenti del Werkbundsiedlung, a Vienna, un complesso di edilizia residenziale a basso costo, pensato per gli operai e la piccola borghesia e realizzato nel 1932 con il contributo di ben trentadue celebri architetti, tra cui Josef Frank, Richard Neutra, Adolf Loos, Margarete Schütte-Lihotzky, Otto Niedermoser, Ernst A. Plischke e Gerrit Rietveld.

In pieno spirito modernista, l’intento del Werkbundsiedlung, come di molti altri progetti simili sparsi per l’Europa, era quello di unire bellezza e funzionalità, benessere e vivibilità, provando a creare delle microcomunità-modello e studiando ogni aspetto, spesso anche il più piccolo, dagli spazi comuni all’arredo degli interni, fino alle maniglie delle porte.

Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
(fonte: thingsyoucanbuy.co.uk)

La Cité Radieuse di Le Corbusier a Marsiglia, il Bellavista housing estate di Arne Jacobsen a Copenhagen, il quartiere Hansaviertel di Berlino, opera (tra gli altri) di Alvar Aalto, Walter Gropius, Le Corbusier, Egon Eiermann, Sep Ruf e Oscar Niemeyer, il Walden 7 di Ricardo Bofill a Barcellona, il Monte Amiata nel quartiere Gallaratese di Milano: sono alcuni esempi di strutture — frutto di “ideologie” architettoniche e urbanistiche anche molto diverse ma tutte spinte da una certo tasso di utopia — che nel corso dei decenni sono rimaste quasi immutate mentre tutto attorno a loro il mondo e il contesto cambiavano.

Oggi ammirate dall’esterno, inserite nei tour architettonici, oggetto di mostre e convegni e doppie pagine sulle riviste di architettura, continuano a essere abitate, spesso da inquilini e proprietari assai diversi rispetto a quelli per i quali erano state pensate. Una vita tra luci e ombre — senso di comunità e ristrutturazioni costosissime, bellezza degli spazi e impossibilità di ripensarli in base alle proprie esigenze — raccontata da un libro, Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today che raccoglie interviste ad alcuni degli attuali abitanti degli appartamenti dei più celebri complessi modernisti realizzati nel nostro continente, dal succitato Werkbundsiedlung di Vienna (il più longevo tra quelli presenti nel libro) al Medina di Eindhoven, in Olanda, progettato da Neave Brown e inaugurato nel 2003.

Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
(fonte: thingsyoucanbuy.co.uk)

Pieno di immagini, il volume è curato da Stefi Orazi, designer grafica fondatrice dello studio che porta il suo nome, grande appassionata di modernismo e ideatrice del blog/agenzia Modernist Estates, nonché del negozio online Things You Can Buy.

Edito da White Lion Publishing, Modernist Estates Europe — che si può acquistare anche su Amazon — segue Modernist Estates, sempre opera di Orazi, dedicato al solo Regno Unito e ormai andato esaurito.

Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
(fonte: thingsyoucanbuy.co.uk)
Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
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Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
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Stefi Orazi, “Modernist Estates Europe: The buildings and the people who live in them today”, White Lion Publishing, febbraio 2019
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