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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018 (fonte: bluelotus-gallery.com)

Le “storie di cemento” di Romain Jacquet-Lagrèze

«Questa serie è cominciata con un colpo di fortuna», scrive il fotografo francese Romain Jacquet-Lagrèze nella prefazione del suo ultimo libro, Concrete Stories, che raccoglie scatti realizzati tra il 2014 e il 2018 sui tetti di una delle città più densamente popolate al mondo: Hong Kong.

«Era una mattina del 2014 quando mi trovai su un tetto mentre cercavo un nuovo progetto fotografico da realizzare», continua Jacquet-Lagrèze. «Il cielo era molto limpido quel giorno, e il sole nascente illuminava la città a poco a poco, aprendo piccoli pacchetti di luce attraverso i palazzi. In quel momento, un pezzo di tetto lì vicino fu improvvisamente bagnato dalla luce, e qualcosa si mosse. Guardando più attentamente, realizzai che si trattava di qualcuno che stava riparando un’antenna, come se fosse illuminato dal sole. Immortalai rapidamente la scena, estasiato dalla magia del momento».

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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018
(fonte: bluelotus-gallery.com)

Come capita spesso quando ci si ritrova coinvolti in una piccola epifania come quella, c’è bisogno di lasciar decantare idee e sensazioni. Lasciarle maturare. E così fece Romain Jacquet-Lagrèze, che ritornò sui tetti dopo qualche settimana, stavolta per documentare un corteo durante le giornate di proteste e occupazioni dell’Umbrella Movement.

Fotografando la gente giù in strada, si accorse di una ragazza con l’uniforme scolastica che stava anche lei appostata con la macchina fotografica sul tetto di un palazzo. E se uno scatto può essere un caso, due fanno l’inizio di una serie, che nei successivi quattro anni diventò appunto Concrete Stories, una «documentazione di come le persone fanno uso dello spazio disponibile in una città angusta come Hong Kong», come la definisce Jacquet-Lagrèze, che in Francia lavorava come designer ma che una volta arrivato in Cina è rimasto folgorato dalla fotografia e ha cominciato a dedicare la sua attenzione al cemento e ai palazzi.

L’oggetto di quest’ultima ricerca sono i vecchi edifici del centro, che pian piano vengono abbattuti e sostituiti con grattacieli ben più grandi, riservati ai benestanti.
In quelli che ancora rimangono, Jacquet-Lagrèze ha raccontato le sue “storie di cemento” puntando l’obiettivo su pranzi di famiglia, bambini in bicicletta, gente che legge, che si riposa, che stende i panni, che prende il sole, che salta la corda, che gioca a badminton, che fa ginnastica, che a sua volta fotografa. Un piccolo microcosmo, invisibile dal basso.

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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018
(fonte: bluelotus-gallery.com)
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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018
(fonte: bluelotus-gallery.com)
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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018
(fonte: bluelotus-gallery.com)
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Romain Jacquet-Lagrèze, “Concrete Stories”, Asia One Books, maggio 2018
(fonte: bluelotus-gallery.com)

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