Siete mai stati a Scarfolk? Se non lo avete fatto, non perdete altro tempo. Prenotate il vostro viaggio e siate pronti, poiché potreste non tornare più indietro. Prima della partenza vi consigliamo di acquistare il libro pubblicato nel 2014 dal sindaco di questa ridente cittadina, Mr. Richard Littler.

Discovering Scarfolk è un testo dedicato a turisti ed eventuali altri “trasgressori”, da cui si può comprendere molto, o forse nulla: «Scarfolk è una città nel Nord Ovest dell’Inghilterra che si è fermata al 1979. In effetti, l’intera decade si ripete in un loop infinito. Un luogo in cui i rituali pagani si confondono con la scienza; dove la spettralità (hauntology) è una delle materie più importanti nelle scuole, e dove tutti devono essere a letto alle 20.00 perché costantemente affetti da una febbriciattola. Visitate Scarfolk oggi. La nostra prima priorità è tenere la rabbia sotto controllo. Per ulteriori informazioni, rileggere».

la copertina del libro “Discovering Scarfolk”

la copertina del libro “Discovering Scarfolk”

Il passato è una terra straniera, è un tempo in cui si agiva in modo diverso, allora perché non farne una meta turistica?
Nel libro, una sorta di saggio, il Dr. Ben Motte introduce Scarfolk spiegando che sì, si tratta di una piccola città nel Nord Ovest dell’Inghilterra, che è ad Ovest rispetto al Nord, ma di cui, in effetti, non si conosce l’esatta collocazione.

Lo stesso ci chiarisce che i contenuti del libro sono stati archiviati da tale Daniel Bush, residente in loco, di cui, diciamo così, si sono perse le tracce, di lui come della sua famiglia. Costui però ha lasciato una ricca library: giornali, copertine di libri, musicassette, brochure turistiche, audio clip, spot televisivi, cartoline, poster per campagne pubblicitarie istituzionali, ecc.

Documenti ufficiali di disparata natura la cui estetica spazia dallo studio dei simboli agli elementi vintage, dai fumetti Pulp alle cover che richiamano direttamente ai brand British, quali Penguin o Pelican, dai caratteri tipografici del modernismo ai cromatismi della psichedelia, sino ad evocare l’architettura brutalista e il design funzionalista e razionalista. Il tutto per trasformare il messaggio in un’esperienza emotiva in cui ci confrontiamo con oggetti ricondizionati per condizionare il pensiero. Oggetti che ci auguriamo, un giorno, possano aiutarci a comprendere Scarfolk, il suo governo e la sua popolazione.

Queste memorie sono logorate dal tempo, la carta è spiegazzata e consumata, i colori un po’ ingialliti e spenti, i suoni smagnetizzati, ciò nonostante l’effetto che trasmettono è vivido, spesso macabro e, per i più audaci, persino divertente.
La diffusione di questi documenti, fuori dai confini della città, è di fatto un attacco multiplo alla cultura Britannica. E allo stesso tempo aderente a ogni tipo di governo o cultura occidentale che, da sempre e chiaramente ancora oggi, agisce cercando di controllare i cittadini, per manipolarli e generare in loro conformismo e conformità.

In Inghilterra, dal 1946 al 2011, ha avuto un certo peso il dipartimento del Governo noto come Central Office of Information, di fatto un’agenzia di marketing e comunicazione il cui principale impegno era quello di ideare e diffondere campagne d’informazione. Alcuni video si trovano ancora in rete.
Lo stesso Richard Littler ha ammesso di essersi ispirato a spot come The Finishing Line per le più efficienti campagne cittadine.

In Italia, negli anni Settanta, il governo produceva lo stesso tipo di materiali? In un certo senso sì. È plausibile che, dall’altra parte dello schermo, ovunque vi troviate in Occidente, qualcuno vi stia guardando. Il totalitarismo è controllo.

Scarfolk è dunque un luogo in cui la paranoia e il cinismo si diffondono come un morbo, dove è diffusa la pratica di rituali pagani e il virus della rabbia sembra essere un problema molto serio, dove non ci si fida di nessuno, soprattutto dei bambini. Non è difficile credere che altre testimonianze video dell’epoca, quali Survivors, The prisoner o The Wicker Man, siano in qualche modo frutto del lavoro di documentazione di un qualche Public Information Bureau, desideroso di condizionare e controllare, soddisfacendo, almeno in apparenza, l’intelligenza e il senso estetico del condizionato.

È da un ideale schermo a valvole, un po’ rumoroso, che si diffonde il concetto di spettralità, così come lo descrive il filosofo Jacques Derrida nel suo libro Spettri di Marx.
Perché nella scuola di Scarfolk si studia hauntology? Poiché niente viene davvero rimosso, tutto è già vissuto e noi siamo in trappola nella nostra realtà, circondati da ectoplasmi. Qualunque essa sia è una realtà in cui confondiamo il passato con il presente, in cui la nostalgia altera la nostra memoria, la rende involutiva e spettrale.

Se l’argomento interessa, è possibile approfondire scovando parole, immagini e musiche “di servizio”, tratte ad esempio da programmi radio-TV, o segnali sonori captati dall’etere, come fa la label Ghost Box, ma sappiate che l’hauntology non recupera il ricordo in modo cosciente, poiché punta ai disordini della memoria. Esattamente ciò che fa Richard Littler, il quale pare sia stato intercettato dal grande fratello, sì, proprio la BBC vorrebbe fare una serie sulla sua città del Nord Ovest dell’Inghilterra.

Scarfolk esiste davvero? Scarfolk è una società distopica? O è una speculazione sul nostro presente? E noi siamo ancora in grado di distinguere un incubo dalla realtà? Se non sapete rispondere a queste domande, please, rileggete questo articolo.

Sui canali social di Scarfolk (Twitter, Facebook), e in particolar modo su YouTube, è possibile vedere i programmi di ScarTV e ascoltare i brani tratti dalla Music & Audio Library.

Vi ricordiamo che leggendo o guardando questo materiale potreste subire un parziale condizionamento della vostra mente.