Simone Tempia, l'autore di “Vita con Lloyd”, in una foto di Stefano Moscardini

Un po’ sir, un po’ Lloyd: intervista a Simone Tempia sul fenomeno “Vita con Lloyd”

“Lloyd sto cercando di ricucire un rapporto ma non ci riesco”
“Se mi permette sir, credo che ci sia un problema di materiale”
“Cioè Lloyd?”
“Sta usando un filo logico, sir. E il filo logico tiene insieme i concetti, non le persone”
“E cosa posso usare allora?”
“Credo che l’ideale sia un filo di umiltà e tanta pazienza sir”
“Qualche altro suggerimento Lloyd?”
“Le consiglio di non ricamarci troppo sopra”
“Grazie Lloyd”
“Prego, sir”

Chi segue già Vita con Lloyd avrà subito riconosciuto uno dei tipici dialoghi tra i due protagonisti, sir e il maggiordomo Lloyd.
Questo, nello specifico, è uscito ieri alle 7,40 del mattino e ha raccolto qualcosa come oltre 1100 likes (che di sicuro aumenteranno nelle prossime ore).

Non trattandosi di video di gattini, di foto di Gianni Morandi, di leggende metropolitane (spacciate per vere) su vaccini, immigrati, uomini politici o faide via social network tra celebrità varie ed eventuali, anche per chi non bazzica la pagina Facebook aperta poco meno di un anno fa da Simone Tempia sarà facile capire che quando poche righe pubblicate sul più frequentato, pecoreccio e agghiacciante dei social sono capaci di condensare sottile ironia, spessore esistenzialista e buona educazione riuscendo però a raccogliere un consenso di questa portata, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno.

E Vita con Lloyd un fenomeno lo è. Coi suoi più di 12.000 fedelissimi fan (che continuano a crescere inarrestabili) e la proficua collaborazione con fumettisti e illustratori che spesso offrono il loro segno e la loro interpretazione dei dialoghi e dei personaggi, è anche e soprattutto uno dei rari “luoghi” del web italico a prova di troll (quei pochi che arrivano finiscono per scusarsi o se ne vanno con la coda tra le gambe), in cui non si grida, non s’insulta, ma semplicemente ci si ferma un attimo per gustarsi uno tra i deliziosi scambi quotidiani tra sir e Lloyd e magari lasciare un commento, a cui poi Simone Tempia, l’autore, risponde impeccabilmente in veste di Lloyd il maggiordomo.

Tra l’altro proprio sui commenti lasciati dai lettori si potrebbe scrivere un saggio: c’è chi semplicemente ringrazia, chi si spertica di lodi, chi si riconosce in qualche dialogo dolceamaro e si espone raccontando—sempre con delicatezza e cortesia—un pezzetto della propria vita.

Proprio per questo ho deciso di intervistare Simone Tempia, che oltre ad aver ideato la pagina—in maniera tutt’altro che calcolata e “strategica”, ecco un’altra delle spiegazioni del successo—è anche giornalista e scrittore e collabora con testate come Vogue.

* * *

Ho letto in altre tue interviste che Lloyd è nato quasi per gioco, ormai un anno fa, e che tu avresti sempre voluto avere un maggiordomo. Ma che tipo di maggiordomo è Lloyd, a che maggiordomi della “fiction” si ispira?

La base è quella di Alfred di Batman. Poi c’è un po’ di Jeeves. E ovviamente il Lloyd (che però è un cameriere) di The Shining. Senza dimenticare Ambrogio della Ferrero Rocher.

So che il nome si ispira proprio al Lloyd di Shinging. Uno che viene dal lato oscuro. Il tuo Lloyd ne ha uno?

Certo. Sono io il suo lato oscuro.

In quest’anno di “Vita con Lloyd” ti è esploso in mano un fenomeno. Che ovviamente hai gestito magnificamente. Ma se dovessi fare un bilancio di quel che è successo dal primo dialogo tra Lloyd e Sir e quel che è oggi il progetto?

L’economia non è mai stato il mio forte, ho le mani bucate e la testa non è molto da meno con pensieri che fluiscono senza che io riesca a risparmiarli. In generale se questo fosse un progetto potrei fare una valutazioni di attivi e passivi. Ma anche se più passa il tempo più sembra difficile da credersi, questa è davvero la mia vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd. E dovendo fare un bilancio della mia vita nell’ultimo anno direi che è stato un periodo in cui le cose sono andate come dovevano andare. Non come volevo andassero. Ma come sentivo dovevano andare. E forse questo anche grazie all’aiuto quotidiano di Lloyd.

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Il fatto che ci sia dietro un lavoro costante ma pure una certa “sincerità”, un non affidarsi puramente a una strategia, traspare in modo evidente sia dalle varie puntate della serie, sia dall’affetto sincero dei tantissimi che seguono la pagina facebook.
Visto che non sei l’ultimo arrivato in fatto di comunicazione—sei scrittore, sei giornalista, collabori per testate importanti—se dovessi leggere da fuori il fenomeno, come lo giudicheresti?

Lo valuterei come un buon salotto dove stare e, al netto della retorica, un fenomeno interessante. È innegabile infatti che Vita con Lloyd sia lontano da ogni strategia di marketing, a partire dall’orario di pubblicazione dei post, le ore 7.00, orario scelto con molta naturalezza e totalmente a caso, forse perché mi piace svegliarmi e vedere le persone che arrivano a trovare sir e Lloyd. Un po’ come a Natale quando al mattino aspetti di vedere cosa c’è sotto l’albero.

Perché secondo te ha avuto successo?

Non usa memes, non usa i minivideo, non parla quasi mai di attualità, non sfrutta keywords e non ha nemmeno un sito di riferimento (un blog con cui eventualmente monetizzare gli accessi). È tutto così com’è. Ed è tutto elegante, bello, pulito, onesto e senza alcuna ambiguità. Un fenomeno raro nei social network che vengono sempre più additati come la Suburra della rete.
Il motivo del successo di Lloyd credo sia che c’è tanto bisogno di un po’ di gentilezza. A volte non lo si ammette, a volte non la si cerca perché si pensa di non trovarla.
E in generale, ogni tanto, fa piacere ritrovarsi a parlare a bassa voce con persone interessanti altrettanto rispettose. In questo il gruppo di lettori che si è creato vale almeno tanto quanto la mia testa che ha creato sir e Lloyd.

Un piccolo esempio dei tanti commenti che ogni giorno lasciano i lettori della pagina
Un piccolo esempio dei tanti commenti che ogni giorno lasciano i lettori della pagina

Qualche giorno fa una lettrice ti ha paragonato ai Peanuts.
Fosse successo a me sarei prima andato in iper-ventilazione. Poi mi sarei toccato le palle.

Il paragone con i Peanuts mi ha letteralmente fatto venire le orecchie rosse oltre che a farmi schizzare fuori dalle scarpe.
SWIIIIIP

A proposito di Peanuts: quali sono state, se ci sono state, le “strisce” che ti hanno più segnato? O quelle a cui sei più affezionato.

Pazienza: Pentothal, la vignetta onirica che finisce con la battuta “Pentodrin?”
Peanuts: il momento in cui Piperita Patty negando il suo interesse per Charlie Brown (durante una partita di Ah! Ah! Herman) alla fine lo ferisce nell’animo involontariamente.
Calvin & Hobbes: tutte le partite di Calvinball.
Ratigher: Doppio Schianto, la sequenza della madre che ripensa al suo passato.
Tuono Pettinato: tutto quello che ha fatto ma in particolar modo Il corso di nuoto, contenuto ne Il Meraviglioso Lavativo.
Lupo Alberto: le War Memories di Enrico la Talpa (Silver) e i ricordi in rock firmati da Bruno Cannucciari.
E poi l’assassinio di Groucho (da parte di Mana Cerace in Dylan Dog), Quella cosa dietro al frigorifero (volumetto dedicato a Groucho sempre di DD). Poi potrei iniziare con le cose della Marvel e passare alla Vertigo, ma direi che ci possiamo fermare.
Ah sì, il Colombo di Altan, quando va dai sapienti per farsi approvare la missione. Mai visto un gesto dell’ombrello tanto sapientemente riportato su fumetto.

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Tra quelle di Vita con Lloyd, invece, ne hai di preferite?

Lunga storia questa storia. Di sicuro la prima collaborazione di Diego Zucchi dedicata al “successo”. Poi l’ultimo disegno fatto da Jacopo Rosati, incentrato sull’autunno. Poi l’esordio di Patrizia Comino. E quella di Bruno Bozzetto, che non è solo un onore, è proprio l’essere arrivato da qualche parte.
I disegni singoli invece sono tutti vitali, importantissimi. Perché hanno contribuito a creare quella ricchezza d’animo e soddisfazione che ancora oggi mi permette di mantenere Lloyd.

Che effetto ti fa vedere quello che comunque è il TUO maggiordomo immaginario disegnato da altri ritraendo quello che invece è il LORO maggiordomo immaginario (ché, come dici tu, ne hanno tutti uno)?

Sono tutti bellissimi. E lo sono proprio perché non sono miei.

di seguito alcune delle interpretazioni di Lloyd date da fumettisti e illustratori

Come sei arrivato a riunire un così folto gruppo di artisti?

Indossando la miglior faccia di tolla che avevo nell’armadio.

So che c’è di mezzo anche Valentina Pederiva, giusto?
[tra l’altro è sempre lei che mi ha messo in contatto con Simone per quest’intervista]

Sì, Valentina è stata la prima che ha creato dei ponti tra me e i fumettisti. Quando si è aggiunta al progetto avevo già contattato Elisabetta Melaranci e Massimo Giacon. Lei ha fatto il resto portando alcuni grandi nomi che hanno letteralmente fatto volare la pagina.

Questa cosa di avere tante diverse interpretazioni visive la trovo molto interessante. Perché di solito si sarebbe portati a pensare che a un format con due personaggi fissi debba corrispondere un solo segno grafico. E invece così è come evidenziare che Lloyd e Sir alla fine sono di tutti.

Perché lo sono veramente. Più che essere di tutti, sono in tutti.

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Nella squadra che c’è dietro al progetto, oltre a te che hai ideato tutto e che scrivi, oltre ai disegnatori e oltre a Valentina che ha tessuto i contatti, c’è anche Christian Bellomo. E recentemente, se non ho capito male, si è aggiunto anche Ivano Porpora. Che ruoli hanno?

Se questo fosse quello che non è, cioè una serie di “racconti”, Ivano e Christian giocherebbero il ruolo di “controllo di qualità”.
Io parlo tanto con Lloyd ma non sempre i nostri dialoghi sono così brillanti. Ivano e Christian mi danno un parere preliminare sulla qualità dei testi. Christian più sull’insieme, Ivano più nel dettaglio.
Di fatto però questi non sono racconti, non è un progetto, ma è la mia vita. E Ivano e Christian sono, anche con Valentina, degli amici carissimi, le migliori persone che penso potessi trovare per starmi vicino in questo periodo. Mi ascoltano, li ascolto, mi fanno stare bene. E questo vale più di ogni editing del mondo.

Simone Tempia (foto: Stefano Moscardini)
Simone Tempia
(foto: Stefano Moscardini)

Nelle risposte hai citato spesso il pubblico, i lettori, il “gruppo” che si è creato.
Io dopo tanti anni a scrivere online e sui social credo di essermi fatto un’idea piuttosto precisa su quale sia il mio pubblico, sia quello di Simone Sbarbati sia quello di Frizzifrizzi.
Tu come descriveresti il tuo?

Gente beneducata. E generosa.

Sui social network è una rarità. Ma dopotutto, molto banalmente, “chi semina raccoglie”.
La pagina facebook la vedi come una sorta di isola che riunisce sparute (mica tanto, i fan sono già oltre 10.000) “pecore bianche”?

Più come un salotto su invito libero. Tutti possono entrare una volta ma, così come arrivano, alla fine, possono anche andarsene se si sentono inadeguati al luogo e all’atmosfera.
In questo i lettori sono straordinari, si trovano, chiacchierano, esprimono opinioni e sempre all’insegna della massima civiltà. Se qualcuno prova ad alzare i toni, a buttarla in caciara, viene semplicemente ignorato. E fa la figura di quello che ha detto la cosa sbagliata, al momento sbagliato. L’imbarazzo è un ottimo deterrente per la maleducazione, anche via social network.

Parliamo delle storie. Quanto impieghi a scriverne una? Immagino che gli spunti arrivino anche da quel che succede attorno a te, attualità compresa.

Come dicevo tutto parte dalla mia vita. Succede qualcosa che mi “scombussola” o un evento che mi scatena una reazione emotiva fuori scala. Oppure mi fermo a osservarmi dall’esterno, mi analizzo, e cerco di capire cosa sta influendo sul mio comportamento. O ancora valuto un evento esterno. In quel momento convoco Lloyd e vediamo il da farsi per superare l’impasse emotivo. Poi prima di addormentarmi, con gli occhi chiusi, inizio a creare il dialogo tra sir e lui. Mediamente un dialogo ha bisogno di almeno 12/15 ore di gestazione per essere creato e tanto silenzio per essere immaginato.

“Cosa stai facendo con quelle forbici, Lloyd?”
“Pensavo di ritagliarle un po’ di tempo per sé, sir”
“E cosa dovrei farci?”
“Potrebbe utilizzarlo per fare due punti della situazione così e così, sir”
“E poi?”
“Magari tracciare una curva dell’umore, in questo modo”
“Lloyd…”
“Sì, sir?”
“Ti sei accorto che hai disegnato un sorriso?”
“Che strano caso, sir… Che strano caso…”

Ti capita mai di toglierti qualche “sassolino” attraverso Lloyd e Sir? E nel caso chi dei due si presta meglio?

Nessun sassolino in particolare. Se qualcuno mi crea un’emozione forte, anche negativa, cerco di “sintetizzarla” tramite la mediazione di Lloyd. È tutta ispirazione.

Hai mai ricevuto offerte commerciali? Cioè di fare product placement nella serie, di fare da testimonial per qualcosa (a parte Progetto Tukiki, che ho visto, ma che è tutt’altro paio di maniche)?

Nessuna offerta commerciale per ora. In generale, sia chiaro, non sono per il totale no-profit. Ma non succedera mai, e colgo questa occasione per prendere un impegno a imperitura memoria, che sulla pagina di Lloyd non compaia un “Compra anche tu Lavasvelto, il detersivo preferito da Lloyd”.
C’è una piccola targa d’ottone sul campanello della mia casa immaginaria e recita: “per favore, niente pubblicità”. Tuttavia se dovessero esserci delle occasioni per portare Lloyd all’esterno, magari dandogli altre forme (video, audio o cose simili) le vaglierò volentieri e attentamente.
Come si diceva: è la mia vita. E non la vendo.

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Vita con Lloyd si sta espandendo anche in altre direzioni. C’è la collaborazione con Verticalismi, e ho letto che c’è anche un libro in preparazione, giusto? Un giallo.

È già scritto. Forse non sarà un romanzo, forse non sarà pubblicato, forse sarà qualcos’altro. Ma sarà bello. Questo lo posso garantire.

Leggendo le tue dichiarazioni in altre interviste sembra tu abbia una vera ossessione per Tuono Pettinato. Come mai?

Perché è straordinario. Penso il migliore in assoluto della sua generazione. Un narratore di una raffinezza unica nel suo genere. Non voglio fare paragoni: Dr. Pira, Ratigher, Spugna, Batawp. Tutte persone con un talento stratosferico a cui devo una quantità di momenti straordinari passati in compagnia delle loro opere. Tuono non è più bravo, Tuono è semplicemente quella cosa che mi commuove.
Per dire: Le Ragazzine di Ratigher è il fumetto più bello dell’anno scorso. Il più bello in assoluto, eh! E Pattuglia Iodosan di Pira… è semplicemente il libro che TUTTI dovrebbero regalare a Natale. Ma Tuono è una roba mia. Roba che parla all’irrazionale.

E Fausto Paravidino? Non hai una fissa pure con lui?

Posso solo dire che, a mio avviso, è uno dei migliori drammaturghi che abbiamo in Italia. Ed è un attore straordinariamente brillante. A questo aggiungerei che è ESATTAMENTE l’incarnazione del mio sir. Più che una fissa direi che è buon senso.

co-fondatore e direttore

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