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Print is Dead. Long Live Print: un libro per orientarsi nel mondo dei nuovi magazine indipendenti

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Fin dal design, concepito come uno scaffale virtuale pieno di riviste da tirar giù e sfogliare, Print is Dead. Long Live Print è un libro che oltre a celebrare quello che ormai viene considerato come un vero e proprio “Rinascimento delle Riviste nell’Era del Digitale” funge pure da bussola per orientarsi nel ricco e complesso panorama dei magazine indipendenti, in cui nuove testate spuntano come funghi e, sebbene quelle che riescono a superare l’anno di vita sono solo una parte, dimostrano come nonostante la stampa continui regolarmente ad esser data per spacciata (da qui la prima parte del titolo: Print is Dead) sia in realtà la seconda parte — quel Long Live Print — la più azzeccata.

Ideato e curato da una sincera appassionata come Ruth Jamieson, il libro è stato pubblicato poche settimane fa da Random House e raccoglie ben 53 tra i titoli più interessanti — tra cui Kinfolk, The Travel Almanac, Hello Mr., Gather Journal, Anorak, Kindling, Riposte, Port, Delayed Gratification, Huck, Cherry Bombe, Noble Rot, The Green Soccer Journal, Lucky Peach, WRAP… (molti dei quali già apparsi nella sezione Issues di Frizzifrizzi) — analizzando ciascuno attraverso schede, storie e interviste agli autori e agli art director.

Oltre ai 53 magazine protagonisti, alla fine del libro una lunga lista elenca tanti altri titoli da tener d’occhio, offrendo uno sguardo d’insieme su quella che è la nuova editoria periodica, un mondo in cui mai come ora è facile entrare (grazie ad esempio al crowdfunding, utilizzato da tantissime start up per finanziare almeno le fasi iniziali del progetto) ma nel quale per rimanere e prosperare occorre conquistare prima l’attenzione e poi la fiducia dei lettori con prodotti di altissima qualità e spesso, come dimostra Print is Dead. Long Live Print, attraverso l’iper-specializzazione e cioè andando a coprire nicchie tematiche, culturali e/o geografiche molto precise.

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This book is a dynamic and generously illustrated survey of independent publications that are breathing new life into old media.
While magazines such as Spin and The Face have disappeared from newsstands and mailboxes, non-traditional periodicals with names like Boneshaker, Lucky Peach, Anorak, WRAP, and Kinfolk are taking their places on shelves and coffee tables everywhere. “Print is Dead. Long Live Print” is an eye-opening look into the explosion of independent, creatively led magazines that are currently shaping the future of print journalism. It showcases over 50 examples of innovative magazines from around the globe. The book divides the magazines into genres, including art and culture, travel, sports, and style. Each periodical is represented by selected spreads and newly commissioned photography, along with a brief introductory text. Interviews with editors, art directors, and founders from each magazine offer background information as well as insight into why they decided to start their publications and the challenges they face. A directory at the back lists dozens more magazines worth investigating. This paean to the printed word is filled with creativity and innovation as well as hope for the future of print media.

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