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Babbo, a che serve quel tasto?

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Prima arrivò la Citröen GS. Bianca. Ma ero troppo piccolo e di quell’auto mi ricordo praticamente soltanto “la faccia”.
Poi venne l’Alfasud. Color rosa-alfa, eliminato come uno strofinaccio pieno di buchi dai cassetti della memoria insieme a tutta la macchina e agli scampoli di vita passati lì dentro: se proprio mi sforzo mi torna in mente solo il rumore del motore, le vibrazioni che dalla pancia scendevano giù: l’Alfasud era la soluzione alla stitichezza dei bambini.
Ma fu dalla Lancia Prisma in poi – di un marroncino rassicurante, arrivata insieme ad un vero prisma in cristallo con dentro incisa in negativo l’auto e diventato per me, piccolo secchione in erba con tendenze psichedeliche, oggetto feticcio: in quegli anni non c’era stanza della casa dove non apparisse quel mini-arcobaleno; lo vedevi vibrare sul soffito poi muoversi ondeggiante giù per la parete, tra mensole e libri e vetrinate che ricomponevano di nuovo lo spettro in flebile raggio bianco… lo vedevi e sapevi che dietro c’ero io.
Fu dalla Prisma in poi, dicevo, che iniziai a fare il mio particolarissimo check. Manuale in mano mi sedevo al posto di guida e controllavo una ad una tutte le spie, le lancette, i bottoni, le manopole.

Ma c’era un pulsante che, chissà perché, rimaneva fuori dal manuale d’istruzioni. Quasi come se chi aveva costruito quell’auto sapesse che c’era un bambino curioso che aveva solo bisogno di un piccolo grande mistero per fantasticarci sopra. O forse ero io che inconsapevolmente ne censuravo uno da quegli schemi affascinanti come solo le cose precise possono esserlo.
E allora: babbo, a che serve questo? E lui si inventava storie di mitragliatori segreti, eiezione, radar, caffè già pronto. Ma non bisognava pigiarlo mai quel tasto. Mai. Solo in caso di estremo bisogno. E in ogni nuova auto ce n’era uno: dopo la Prisma la Thema (grigia), poi la fantascientifica Citröen XM, nera con le sospensioni che facevano lo stesso rumore dei robot vuishhhh, poi una Mercedes blu pallido (e il favoloso mirino: babbo, spara!!!) prima di una serie infinita di C5 (la grigia, la blu dell’incidente – e chissà se lì l’ha usato il tasto magico… –  ancora grigia, nera, bianca), che la Citröen a mio padre dovrebbe dare il premio fedeltà.

Oggi, a distanza di anni, senza patente ma con una segreta passione per le quattroruote di una volta, rivedere i cruscotti su un sito come Car Interiors è come fare un salto nel tempo: sentire di nuovo le voci, il sole sulla faccia durante i viaggi, la Nannini o De Gregori in cassetta, il sapore delle Ricola quando si andava a sciare, l’odore della pipa poi del sigaro poi delle sigarette poi ancora pipa…

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