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Viva Club to Club | reportage #2 | Senti Hudson e poi muori

E’ la terza volta che riscrivo questo post. O forse più. Un po’ perché il sito mi rimbalza, un po’ perché è difficile parlare di questa serata. Vorrei fare un racconto preciso, minuzioso senza annoiarvi, ma è ben difficile. Bisognava esserci.

Per una volta (e lo so che questa frase ormai è abusata) che c’è qualcosa di valido a Milano.
Certo, poi dipende dal punto di vista. Per la mia vicina di casa potrebbe essere Ligabue, per un mio collega potevano essere i Soul Clap (che erano al Tunnel, sapete com’è andata? Ero indecisa fino all’ultimo), per me è stato Hudson Mohawke.

E sono ritornata per la seconda volta in pochi giorni alla Fondazione Arnaldo Pomodoro per Viva Club to Club. Ho sentito solo 5 minuti 5 degli Walls (peccato) e poi Spencer ha dato il via alla serata.

Co-fondatore dell’etichetta Numbers, miscela techno, hip-hop con alcune sfumature dubstep.

Tocca poi ad Hud Mo, che si presenta in scena con 3 bottiglie che sistema ben bene vicino a sé: due Coca Cola e una bottiglia di rum. Salute amico.
Nulla da obiettare se poi parte così.

E se poi penso che ha proseguito così:

Roba che verso la fine ha pure messo Gimme some more. Non c’è che dire, la classe non è acqua e lui è un maestro, con tanto di folla in delirio.

La prossima tappa è a Torino, a partire dal 4 novembre con Joy Orbison. Io punto alla serata del 5, anche se diventa sempre più ardua la scelta tra Four Tet + Caribou+ Dj Pandaj e dall’altra Kode9 live + Kode9 plays Burial (mica pizza e fichi) e Darkstar. Voi dove andate?

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