Squa.re: tra Nonosolomoda e YouTube?

Squa.re

Nonostante si presenti come un innovativo sito di video sharing dove trovare esclusivi filmati dedicati alla moda, al lifestyle, al lusso, Squa.re è drammaticamente anni ’90.

Se la tecnologia è assolutamente contemporanea (possibilità di uploadare i propri video e creare un proprio canale) l’estetica e i contenuti (nonché l’estetica dei contenuti) sembrano uscire da un brutto programma televisivo di dieci anni fa e in confronto il nostrano Nonsolomoda, nonostante manchi dell’interattività di un social network, sembra molto più fresco e giovane…

Il fatto poi di poter entrare a far parte del network solo ricevendo un’invito da uno dei membri non fa che peggiorare le cose. Più che informare, i contenuti di Squa.re sembrano più che altro (auto) confermare coloro che vivono in un mondo che tira avanti solo grazie a chi si accontenta di subire ciò che di bello, impeccabile, ricco e scintillante gli propinano dall’alto.

C’è da dire comunque che il sito è ancora in versione beta e c’è da sperare che prima o poi possa aprire le porte anche a chi, magari, ha in mente qualcosa di un po’ diverso.

co-fondatore e direttore
  1. “upload” non è altro che il termine inglese per “caricare.”
    quindi invece di “uploadare” magari la prossima volta potreste usare “caricare,” suonerebbe meno stupido.

  2. Sì, probabilmente hai ragione.
    E’ una cosa che mi è rimasta dal vecchio sito di freshcut quando se in un articolo scrivevo “caricare un video” poi mi scrivevano per chiedere “come si fa? come si carica il video?” e uploadare contiene già la risposta.

  3. al di la della scelta linguistica cmq sembra piu stupido che qualcuno abbia da ridire su un termine ormai entrato nell’uso comune.

  4. diciamo che da espatriata mi irrita incredibilmente l’uso di parole straniere non necessarie. a mio avviso non dovrebbero nemmeno entrare nell’uso comune, se lo scrittore (o, come in questo caso il pubblico) sapesse la lingua italiana a sufficienza. secondo me è semplicemente una questione di pigrizia linguistica. chiedo scusa Anto se il mio commento ti è sembrato inappropriato, ma davvero non ne posso più di queste parole usate a sproposito, senza fare un minimo sforzo per usare lo stesso termine nella lingua giusta. uploadare è stata per me la goccia che ha fatto traboccare il vaso. nessuna offesa all’autore, capisco bene il tuo punto, aimè.

  5. Premetto che l’italiano mi piace e che trovo anche io ridicole molte forzature esterofile. C’è però da dire che trovo altrettanto ridicolo il voler tradurre tutto per forza (non è il caso di “caricare / to upload”). Soprattutto in campo tecnologico informatico l’italiano semplicemente non si presta, come lingua. E’ poco descrittiva.
    Lingue come l’inglese ed il tedesco, dove basta “attaccare” le varie particelle rendono meglio l’idea e non serve conoscerle a fondo per capire di cosa si tratta.

    E’ vero, ci potremmo risparmiare cose come “briefing” o “mission”, ma sono soltanto il sintomo di una vittoria culturale di una lingua molto più elastica della nostra sul povero italiano che stenta a tenere il passo.

    Direi comunque di chiudere qui la discussione perché, seppur interessante, non credo sia questo il posto giusto per portarla avanti.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
Laju Slow Apparel: un nuovo marchio che è un inno alla lentezza