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Abiti stile civetta, o corvo, oppure puzzle o origami. Giacche di pelle che ti trasformano in una motociclista iperpompata. Scacchi psichedelici, sciarpone ed aderentissimi bodysuit.
La collezione autunno-inverno del brand tedesco Prose Studio, fondato due anni fa da Miriam Lehle e Sabine Egler, è votata alla distorsione dei sensi. E il lookbook firmato dal fotografo Rafael Krötz rente benissimo l’idea.

Ieri, 2 settembre, ha aperto – finalmente – lo shop online di Zara. L’abbiamo desiderato tutte e tutti, un clic e via. Una borsa, un maglioncino, un paio di scarpe e tutto arriva direttamente a casa vostra.
La comodità sta nelle spese di spedizione ridotte al minimo (3.95€ oppure meno di 10€ per una spedizione express) per cui, se vedete qualche accessorio da urlo che non volete farvi sfuggire potete comprarlo direttamente qui. Un’altra cosa bella è che hanno rinnovato il sito, hanno messo online un lookbook (quello di settembre) da urlo che mi riporta a una delicata rivisitazione dei 90s con un paio di tocchi bon ton. Io avrei voluto acquistare tutto (prima fra tutti la mantella).
Dall’altra parte, invece, addio alle giornate passate in negozio a trovare gli abbinamenti, a studiare giacche e gonne, a provarsi una maglietta per evitare che sia trasparente!
Il negozio online ha ancora qualche problema su un paio di link, ma diamogli tempo, sono online da ieri! Qualcuna di voi ha già acquistato?

Anche se non avete una faccia come la sua il modello Dr.Strangelove potete provarlo lo stesso. E pure tutti gli altri.
Dal beatnik al pubblicitario stile Mad Men, fino al boss del casinò di Las Vegas: Massada Eyewear accontenta tutti.
In attesa che apra lo shop online potete richiedere informazioni (qui) su dove acquistare, o sperare che il vostro ottico di fiducia legga Frizzifrizzi.
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Pierre Garroudi è nato a Teheran, in Iran, ha studiato a Parigi e per molti anni ha fatto il parrucchiere, poi nel 1986 si è trasferito a New York dove ha frequentato il Fashion Institute of Technology. Nel 1993 ha dato vita ad un brand che porta il suo nome: da allora ha sfilato a New York e Londra, da poche collezioni ha iniziato a puntare su un unico colore per stagione.
Trovo il rosso del prossimo inverno veramente interessante!
Dice che le persone indossano i suoi capi per comunicare agli altri i proprio sentimenti, che il suo stile è senza tempo e senza età, ma con un forte fiuto verso il futuro.
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Il nome l’hanno preso da Pasolini (mica cotica! Vedi immagine dopo il salto, tratta dai se-non-li-avete-ancora-letti-che-aspettate? suoi ipermoralisti – quando moralista non era ancora un termine negativo, abusato da stuoli di ben pagate, appunto, ragazze ornamentali alle prese con strenue difese del loro essere inutili, in cerebrolesive trasmissioni del pomeriggio – e profetici Scritti Corsari).
Le Ragazze Ornamentali sono Isabelle Bois e Valentina Tortorella, che nel loro atelier di Parigi realizzano splendide borse, borsette, borsettine e borsettinette: essenziali, preziose, fioccanti.
Per ragazze che ornamentali non sono ma che giocano ad esserlo, ché non si sa mai che un po’ lo siano davvero e allora l’autoironia d’attacco funziona sempre.
Essere una ragazza ornamentale is the new black.

[via O, che non è ornamentale e che ha appena aggiornato il suo sito]

Artigiana e creatrice di una diversificata serie di oggetti tra i più disparati, che vende su Etsy o accumula per diletto, Tresijas, al secolo Kelly Wakefield, è una mamma in viaggio tra Fresno e Buenos Aires. Non ha nessuna velleità da designer e le sue sono cose carine con qualche buona intuizione.
In particolare vi segnalo questi pettinini per raccogliere ciuffi ribelli in volute rétro.
Di plastica a tinte pop o tartarugata, sono decorati da lunette in vinile ritagliate da 45 giri anni ‘60 di fiabe per bambini.
Quasi quasi mi sembra di sentire il campanellino che mi avvisa di girare pagina…

Guardando gli ipertricotici gioielli della collezione “Heritage” di Francis Willemstijn, olandese professoressa di gioielleria applicata e artista, non riesco a non associarli a quel ramo della gioielleria vittoriana da lutto, quello tutto intrecci di capelli del caro estinto, e a far a meno di immaginare l’ispido contatto della materia organica ormai inerte sul mio collo.
Indosserei invece volentieri i suoi gioielli della collezione “Miami Blue Revisited” (li trovate dopo il salto), che si ispirano ad una macchina e prendono il nome appunto da una tinta di carrozzeria in uso in casa Ford alla fine degli anni ‘70.
Per l’artista bambina infatti, era l’auto di famiglia, una Ford Granada Coupé con la quale scorrazzava coi genitori sulle note degli Shadows, lo spazio franco e sicuro simbolo della fanciullezza senza preoccupazioni, e la ripropone decontestualizzata attraverso variazioni sul tema dello stesso logo Ford, portando così l’auto vintage nel mondo della gioielleria moderna.
Chissà cosa farebbe se potesse mettere le mani sulla chioma di Simone…
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Da poco meno di un anno, a Roma, c’è un nuovo negozio che porta nella capitale le migliori collezioni – spesso in esclusiva nazionale – di giovani fashion designers nordeuropei (ma non solo).
Si chiama Betulla e nonostante i miei ultimi, frequenti pellegrinaggi per la capitale me lo sono perso, ritrovandolo poi per caso al momento di scrivere un post su uno dei designers che Flaminia Pizzi, la proprietaria, tiene in negozio.
Betulla, come potete immaginare, è una sorta di tempio del minimal chic.
Si va dallo streetwear di Hope e dalle sneakers by Forfex e Karstoft Vestergaard, al casual chic di Stephan Schneider fino al femminile sognante e molto fiammingo di Christian Wijniants.
In arrivo per questo autunno-inverno brands Wackerhaus, Vibe Johansson, Carin Wester, Diana Orving e l’avantgarde-duo Vilsbøl de Arce.
Menzione speciale per Christophe Lemaire, in arrivo anche lui con il cielo (grigio) sopra Berlino Roma.

Sono sorelle, sono neozelandesi (che ribattezzo, qui, nu-zelandesi, vista la quantità di idee, prodotti, artisti che arrivano dagli antipodi: loro possono dire lo stesso dei loro, di antipodi?), si chiamano Sarah Busby e Cate King e in due non arrivano al mezzo secolo.
Il nome Whywho l’hanno preso dai maori (che chiamano wae wae il piede e hu la scarpa) ed hanno appena lanciato la loro prima collezione di scarpe, create per chi, come loro, non ama i tacchi ma neanche le ballerine.
Lo shop online sarà attivo tra pochi giorni è stato appena lanciato quindi precipitatevi e occhio ai prezzi, ché in dollari neozelandesi sembrano molto più care di quello che sono.

Pommes de Claire (Le mele di Chiara) è un brand italianissimo ideato da Chiara Salvioli, grafica pubblicitaria, sarta e modellista mantovana.
Le linee degli abiti sono pulite e lineari, lo stile ci riporta indietro negli anni 50-60 ma in ogni creazione è sempre presente un pizzico di attuale stravaganza che conduce la nostra immaginazione verso una “nonna moderna” e al passo coi tempi.
Chiara ha le idee “molto chiare” anche riguardo al nome scelto che non è assolutamente casuale, la mela simboleggia tutti i sentimenti racchiusi nella sua passione di creativa dell’abbigliamento: la mela ha sempre accompagnato l’uomo nella sua storia, sin dall’inizio, partendo da Adamo ed Eva, passando per Newton fino a Guglielmo Tell, ancora nella favola di Biancaneve fino ad oggi con il sistema operativo Apple.
Potete acquistare le Pommes de Claire qui.
And when I set them free, like fleathers they will be
Scritto il 13 agosto 2010 da Cinzia Migliardi.

Libera rivisitazione della canzone di Nikka Costa. (Aspettate almeno il minuto 1.07)
Comunque, Fleathers, è un altro dei molteplici profili che su Etsy spopolano grazie alla loro creatività. Questo, è stato creato da Linda almeno 5 anni fa ed è una linea di accessori dedicata (almeno inizialmente) a fiori, animali, uccelli e la natura.
Successivamente, grazie alla collaborazione con la sua amica Rebecca, nasce la linea Rabidfox, dedicata all’intero regno animale.

Facciamoci un giro. Ci sono orecchini piumati giant-size, altri che abbinano la classica forma ad anello con tessuti coloratissimi, ma – devo ammettere – il pezzo forte sono veramente gli anelli Rabidfox. Unicorno, polpo, elefanti, giaguari e coniglietti (again!).
Fatevi sotto e prendete la misura in maniera precisa: non accettano resi. (mah!)

Daniela Orlando è una giovane restauratrice di ceramiche ma da tre anni a questa parte ha lasciato il lavoro per mettersi a fare la mamma a tempo pieno ed ha anche approfittato del (poco, ve lo posso assicurare) tempo libero per rispolverare le sue vecchie passioni: fotografia e ceramica.
E dall’ aggiustare cose rotte, è passata a farne di nuove: anelli. Anzi, anelli di porcellana: perché, come mi ha spiegato via mail, nonostante dopotutto sia solo terra, la porcellana è un materiale prezioso come un gioiello.
Le creazioni di Daniela le trovate su Flickr, insieme a tantissime (belle!) foto.
Per informazioni potete contattarla a questo indirizzo: fragilering@gmail.com.

Or dunque, all’inizio di quest’anno, se non ricordo male, Madonna s’era presentata al mondo con delle orecchie giganti in testa. Magicamente, le orecchie di coniglio di Louis Vuitton sono diventate il nuovo feticcio e via con l’adorazione, il diy in mille versioni.
Ho trovato navigando online, un post su river-blog che linkava a questo divertente video dove Amina Akhtar e Janet Ozzard, editors del New York Magazine, girano per la city testando il nuovo copricapo.

Per cui, se si possono mettere due orecchie in testa, si possono mettere due lunghe orecchie di coniglio anche su un anello. Così come ha fatto Aurea Praga con Golden Plague. Portoghese, designer, inizia a creare gioielli nel 2005. E non si è ancora fermata.
Dal suo negozio di Etsy potete vedere le sue creazioni della serie I’m All Ears, tra cui l’anello con le orecchie da coniglio. Poi c’è anche la versione con le orecchie da orso o da gatto. Sono tutti fatti a mano da lei, in argento e/o placcati d’oro.
In più, all’interno dell’anello, c’è anche uno spazio per inserire un bigliettino. Magari se lo regalate ha più senso.
News le potete trovare sul suo blog Golden Plague.
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Le segnalazioni di amici degli amici sono sempre da prendere con le dovute cautele. Si rischia di far restar male qualcuno, casomai il prodotto non fosse dei migliori: per fortuna, non è questo il caso. Tutt’altro.
Kate Ruggiero (l’amica dell’amica) è un’italo-americana che dopo una vita passata nel mondo della moda newyorkese ha fatto i bagagli e se ne è andata alle Hawaii, dove ha iniziato a creare underwear con stampe vintage psichedeliche, floreali e animalesche.

Lo scorso aprile ha fondato il suo brand, Gypsy, ed ora le sue creazioni – fatte a mano una ad una e, a quanto pare, morbidissime – sono in vendita in diversi negozi sparsi tra le varie isole hawaiane oltre che sullo shop online, dove in autunno dovrebbero arrivare anche bikini e reggiseni.
Dopo il salto trovate i vari modelli ed un video dall’atmosfera molto Panda Bear (ma con più culi).
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I gioielli dell’artista americana Rebecca Deans hanno la stessa aria logora, grezza, unica, che hanno gli attrezzi fabbricati dai contadini di una volta per piccoli lavoretti improvvisati.
Sanno di morsa e martello, di terra e del vento che la spazza, di notte, ridisegnandone la superficie.
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Scenari bucolici? no, direi di no. Richiami marziani? neppure.
Nulla lascia detto questo video, lasciando spazio ad intuizioni sulla nuova collezione P/E 2011 di A-lab Milano. Cammina letteralmente su panorami quasi asettici ma forti. Mi ricorda un po’ Robert Mapplethorpe con i suoi eterei fiori maliziosi, ma pur sempre illibati. Sarà poi questa l’ispirazione?
Sicuramente la pre-collection rimanda a forme costruite come fossero fiori a taglio minimal, fiori che vengono poi citati nelle stampe, rivisitati, specchiati quasi si guardasse il capo da un caleidoscopo. Stampe che raccontano micromondi alla Joseph Cornell dove ogni capo potrebbe avere una propria storia indipendente ma unito agli altri racconta il fil rouge della collezione.
Mi sono un po’ perso a fantasticare su il come e il cosa di questa nuova collezione che verrà. Magari qualcosa ho indovinato, oppure non ci ho azzeccato nulla?

L’avessero saputo, i tanti che si sono svenati per un brillantone formato gigante, che una semplice vite avrebbe potuto essere un’alternativa più chic – oltre che più economica – alla pietruzza/pietrona/pietrissima.
I designers canadesi del National Design Collective avranno avuto una cassettina degli attrezzi piena di viti e un buon numero di ragazze a cui regalare i loro M3/M4: anelli per una vite…

Di Tiziana Fara e della sue borse Fara Collection abbiamo già parlato più volte, sia io che Simone. Vi abbiamo anche presentato le sue borse ottenute lavorando le scatole delle mitiche Pastiglie Leone, adesso sono arrivati i nuovi gusti di caramelle e di borse e noi, golosi come siamo , non potevamo fare a meno di farvele assaggiare !

Se per le scarpe con il passare degli anni la comodità è diventata, mio malgrado, un elemento determinante nella scelta, per le borse invece ci rinuncio sempre più spesso…
Per esempio, nonostante non siano proprio pratiche, apprezzo moltissimo le buste. Penso che dopo averci fatto l’abitudine , un paio di mesi basteranno, regàlino una gestualità molto affascinante, femminile e misteriosa. Specie se alla busta accompagnate dei guanti di pelle!
Quelle che vedete nelle immagini (qui e dopo il salto) sono di Elle & Dee.

Essenziali, sono realizzate in pelle, utilizzando pezzi unici di nappa che sono poi trattati e lavorati singolarmente per un effetto finale che ne garantisce l’unicità, visto che ogni pezzo di nappa ha una propria sfumatura di colore.
Ogni borsa si distingue dalle altre oltre che per la scelta del pellame anche per quella delle variopinte fodere, un interno fatto di pois o fantasia floreali che conferisce un tocco originale e un po’ retrò ad ogni modello.
Potete scegliere la grande pochette da infilare sotto il braccio o la minibusta racchiusa in una mano.
I modelli sono disponibili in vari colori, dal nero al tortora, dal cammello al marrone. Potete acquistarle on line da Picboutique.
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Per scelta editoriale, non parliamo di profumi e cosmetici che prima non abbiamo usato. Oggi però voglio fare un’eccezione presentandovi il profumo della poliedrica designer americana Stephanie Simek di cui abbiamo parlato più volte.
Perché? Beh, perché lei è bravissima e la bottiglia è talmente tanto kitsch da piacermi. Sembra uno di quegli orribili souvenir marinari poggiati con un bel centrino ad uncinetto sopra le tv delle zie zitelle…
Guardatela, è ricavata dalla conchiglia di un riccio di mare ed è riutilizzabile. E’ impacchettata in una scatola di legno decorata con una fotografia stampata su raso ed imbottita con pezzi di spugna naturale esfoliante, all’interno della scatola troverete anche la pompetta per nebulizzare il profumo.
Si chiama Honeymoon e, come vi ho anticipato, io non ho avuto modo di annusarlo ma Stephanie lo descrive dicendo che è leggero e rinfrescante, come una tazza di tè. E’ a base di olii essenziali di basilico e pompelmo senza aggiunta di alcool e di elementi chimici.
