Exposure, un carattere tipografico variabile ispirato all’esposizione fotografica

In fotografia l’esposizione è la quantità di luce che viene catturata dalla pellicola o — nelle fotocamere digitali — dal sensore. Per regolarla si può giocare sull’apertura del diaframma, sul tempo dell’otturatore e sulla sensibilità della pellicola stessa (o del sensore). Uno scatto in cui l’esposizione è troppo bassa risulterà quindi molto scuro, quando non totalmente nero, mentre una foto sovraesposta tenderà al bianco. In entrambi i casi si parla di “foto bruciate” quando i dettagli dell’immagine spariscono, appunto, nel nero o nel bianco.
Chi ha fatto grafica prima dell’avvento dei software odierni, ricorderà che anche con la fotocomposizione succedeva qualcosa di analogo. Attraverso questa tecnica ormai obsoleta di composizione tipografica, infatti, si poteva regolare l’esposizione, ottenendo caratteri perfettamente definiti oppure, al contrario, dei “blob” illeggibili (sottoesposizione) o dei sottili “scheletri” (sovraesposizione). Sul medesimo effetto — strizzando l’occhio alla storia della fotografia e del graphic design e trasformando un errore in una peculiarità — punta ora un carattere tipografico progettato dal designer colombiano Federico Parra Barrios e distribuito dalla fonderia digitale francese 205TF.

Si chiama Exposure ed è un font variabile, cioè capace — attraverso il codice contenuto in un unico file — di mutare in base a diversi parametri. In pratica, se fino ad oggi volevamo, ad esempio, la versione bold o quella extra-bold di un carattere, avevamo bisogno di più di un file. Nel font variabile, invece, il designer può impostare diversi “assi”, ciascuno corrispondente a una caratteristica (peso, larghezza, inclinazione…) e chi lo utilizza può “giocare” con i valori relativi a tali assi fino a ottenere potenzialmente un numero enorme di combinazioni.
Finora, però, nessuno aveva pensato di affidare a uno di questi assi l’esposizione. L’ha fatto Parra Barrios, che ha iniziato a lavorarci mentre studiava presso l’Atelier national de recherche typographique di Nancy, in Francia, dove arrivò dopo un master alla [email protected].

Exposure
(courtesy: 205TF)
Exposure
(courtesy: 205TF)

Interessato a sperimentare con gli effetti che ha la luce sulle forme, il designer ha quindi pensato a che effetto avrebbe fatto poter aggiustare l’intensità luminosa per un carattere tipografico, creando un asse che va da -100 a +100. Parra Barrios ha aggiustato e rifinito il suo Exposure per ben tre anni, e alla fine ha deciso di pubblicarlo, scegliendo di farlo distribuire da 205TF (della quale abbiamo parlato già diverse volte qui su Frizzifrizzi) con la semplice motivazione che «a differenza di altre fonderie, mi sembra che qui la ricerca e la sperimentazione prevalgano sugli interessi commerciali».

Oltre a essere in vendita nella sua versione variabile, il carattere, disponibile sia in versione Roman che Italic, è acquistabile anche come font statico in 21 differenti “esposizioni”.

Exposure
(courtesy: 205TF)
Federico Parra Barrios
(courtesy: 205TF)
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(courtesy: 205TF)
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(courtesy: 205TF)
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(courtesy: 205TF)
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(courtesy: 205TF)
Exposure
(courtesy: 205TF)
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(courtesy: 205TF)
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