Isolation: la tesi di Chiara Adami, che ha realizzato un carattere tipografico sull’isolamento

Cosa possono raccontare le lettere? Non le parole — per quello abbiamo interi vocabolari e possibilità pressoché infinite di combinarle per parlare di qualsiasi cosa, reale e irreale, passata, presente e futura. Non le parole, dicevo — intendo proprio le lettere. A, B, C e così via.
Tipografi e type designer ci insegnano che le lettere in sé, per come sono disegnate e come stanno in relazione tra di loro nello spazio, comunicano qualcosa: eleganza, precisione, solidità, leggerezza, austerità, dolcezza, eccentricità, furore. I caratteri hanno, appunto, carattere. Hanno un sapore (c’è pure chi ci ha costruito un mestiere sul parlare di questo), e a suggerircelo è il semplice valore formale, al di là di ciò che dicono le parole, delle quali costituiscono gli atomi, i numeri primi. Ecco perché concetti pieni di emozione diventano rigidi come il ghiaccio se usi il font sbagliato, o perché mandare un telegramma di condoglianze utilizzando questi non è una buona idea.

Talvolta un carattere può legarsi indelebilmente a un evento, a un personaggio, a un’epoca, a un’idea di mondo (come il Gotham del “Yes We Can” di Obama), persino a un’ideologia (vedi il fasciofont, o la scrittura gotica, che in certi contesti rimanda immediatamente ai nazi).
Oggi, ancora in piena pandemia, c’è un font che rappresenta il periodo? Su DaFont se ne trovano alcuni ma si tratta perlopiù di progetti che cavalcano l’onda, l’equivalente tipografico degli instant book scritti male e in fretta.
Una giovane designer ha provato a progettarne uno per la sua tesi di laurea in Graphic design per la comunicazione visiva presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.

(courtesy: Chiara Adami)

Lei si chiama Chiara Adami, viene da Civitanova Marche e si è laureata a febbraio. Praticamente cresciuta dentro a uno studio grafico, quando ha dovuto decidere cosa studiare dopo il liceo, si è ritrovata a pensare alle due cose che le riuscivano meglio — i massaggi e la progettazione grafica. È qui su Frizzifrizzi perché ha scelto la seconda.
«Per me — racconta — è stata la svolta. Ho iniziato a capire tante cose, anche grazie ai professori che sono riusciti a trasmettere la passione del loro lavoro. Sono quindi cresciuta, mi sono scontrata con me stessa e mi sono messa in gioco. Da quel giorno, dal momento dell’iscrizione, la mia vita è cambiata».

Per la sua tesi Adami ha deciso di studiare un carattere tipografico che potesse simboleggiare la pandemia e ha scelto di puntare sulla metafora, lavorando attorno a uno dei concetti-chiave degli ultimi due anni: l’isolamento.
È così nato Isolation, un font sans serif che gioca con le distanze e gli spazi.

Per saperne di più, ho chiesto alla giovane designer di raccontare il progetto.

(courtesy: Chiara Adami)

Di un progetto mi affascina la parte iniziale quando tutto è incerto, è grezzo, quando non sai bene che strada prendere con la paura di non riuscire a trasmettere quello che hai in mente e che senti dentro te. Ed è stato quello il mio obiettivo quando cercavo di capire cosa volessi fare per la tesi finale del biennio, sempre in Graphic Design.

Sappiamo tutti in che periodo viviamo, ed è successo, per me, nell’ultimo semestre dell’ultimo anno. Ho voluto quindi esprimere ciò che sentivo e contemporaneamente volevo che tutti entrassero in contatto con quelle che erano le loro emozioni riguardo la pandemia.

(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)

Il mio viaggio è iniziato partendo proprio dalla comunicazione. A prima vista è composta da elementi fondamentali come il visual, la body-copy e infine il payoff. Essi formano una base solida per far sì che il messaggio arrivi direttamente al fruitore. Nel costruirla, tuttavia, una delle scelte importanti da non sottovalutare è quella del carattere tipografico, che può avere un grande potere comunicativo, aiutando il lettore a comprendere la forma e ad assorbire la sostanza del contenuto.

Tutto inizia sempre osservando la forma di una lettera o di una parola: cosa ci comunica oltre alla parola stessa? Quale significato più profondo ne percepiamo? Partendo da questa riflessione, focalizzandomi sul valore comunicativo, ho voluto progettare un carattere tipografico che si propone come metafora delle conseguenze derivate dalla pandemia, che da poco più di un anno è entrata bruscamente nelle nostre vite, evidenziando un aspetto in particolare: l’isolamento, il distanziamento sociale.

(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)

Le persone vengono trasformate in forme tipografiche per raccontare la loro storia, il modo in cui vivono ed il modo in cui comunicano tra di loro.
Isolation è proprio questo, un metodo per tradurre e comunicare la visione sia del mondo esteriore che di quello interiore.
Ognuno porta con sé un bagaglio di emozioni che possono essere ritrovate all’interno di esso, oltre ad essere un mezzo per comunicare la ferita della pandemia, è esso stesso isolamento.

Tutto questo si riflette nelle lettere — che rappresentano gli uomini — e nelle parole, che creano il nucleo familiare composto da un singolo o da più elementi, le quali vengono separate, distanziate socialmente una dall’altra, aspetto che diventa caratteristica principale del progetto tipografico.

(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)

Isolation è un carattere sans serif con 228 glifi, le lettere maiuscole e minuscole occupano un proprio spazio in cui è possibile trovare un ritmo marcato tra i caratteri.
La geometria e lo spazio si combinano in esso, dando vita a un carattere pieno di personalità.

È stato progettato in reverse-contrast (contrasto inverso) con linee orizzontali più spesse delle verticali, al contrario dei più comuni caratteri costituiti da linee verticali della stessa larghezza o più spesse di quelle orizzontali. Utilizzando questa modalità ho voluto esprimere qualcosa di diverso rispetto alla normalità, sia per attirare l’attenzione ma anche, soprattutto, per accentuare quella stranezza, quella non comune quotidianità che stiamo vivendo.

Il carattere tipografico, essendo estraneo alla normalità, in tutte le sue funzioni, viene proposto in un nuovo modo, rappresentandolo sotto forma di Epub interattivo, che rappresenta il focus sulla struttura, un manuale d’uso diverso dal solito. Per una facile condivisione è stato creato un QRcode, che porta alla visualizzazione tramite tablet.

(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)

Il progetto tipografico, inoltre, viene accompagnato da una serie di scatti concepiti per immortalare il passare del tempo. Tempo che ci scorre fra le mani e che, solo interrompendo le nostre azioni quotidiane lo scopriamo.
In queste immagini, quindi, ho voluto fermarlo imprimendo azioni, quelle che abbiamo perso e, forse, dimenticato nel corso di questo periodo, con lo scopo di farci accorgere del tempo che trascorre nello spazio intorno a noi.

All’inizio del percorso ho dovuto affrontare la paura e l’incertezza, ho dovuto imparare da zero come si progetta un carattere tipografico e studiare un programma nuovo, Glyphs.
Ho dovuto comunicare solo tramite videochiamata con il relatore (Rossano Girotti) e i correlatori (Simona Castellani e SundayBüro, che ancora ringrazio per la pazienza e per la disponibilità).

È stato un viaggio che si è concluso nei migliore dei modi, un’avventura unica durata 5 mesi e mezzo, che mi ha portato tanto dal punto di vista grafico e personale-lavorativo.

Nell’attesa di scoprire cosa mi riserva il futuro, con la speranza chissà di lavorare un giorno nello studio grafico di famiglia, dedico a me stessa una frase di Paulo Coelho: «Sii forte che nessuno ti sconfigga, nobile che nessuno ti umili, e te stesso che nessuno ti dimentichi».

(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)
(courtesy: Chiara Adami)