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Tesori d’archivio: Diseño Gráfico del Uruguay sta realizzando un archivio online sulla progettazione grafica uruguaiana

Ci sono delle domande capaci di far crollare imperi o di costruire mondi. Interrogativi che magari sono già lì, “nascosti in bella vista”, come si suol dire, e non aspettano altro che qualcuno li trovi, inciampandoci sopra, sbattendoci il muso o arrampicandosi fino a un’ideale vetta dopo anni di lavoro e di studio.
Il progettista grafico Gabriel Benderski è incappato in uno di questi sfuggenti punti di domanda un po’ per caso e un po’ per destino. Successe in un giorno come tanti altri di tre anni fa, mentre camminava per le strade della sua Montevideo, la capitale uruguaiana dov’è nato e cresciuto.
Passeggiando e guardandosi attorno, ecco l’epifania, che gli apparse nei panni di una domanda apparentemente semplice. «Come sono i volantini, qui in Uruguay?», si chiese. Benderski si stava domandando se ci fosse un stile, qualcosa di tipicamente locale, con delle radici, delle scuole, dei nomi. E subito quella domanda gemmò in un’altra: «Com’è la grafica di questo posto?».

Benderski non sapeva rispondere. Non aveva alcun appiglio a cui attaccarsi, avendo sempre studiato e preso ispirazione da tradizioni grafiche di altri paesi.
Quindi decise di recarsi presso la Biblioteca Nazionale, dove incominciò a cercare e a scartabellare archivi, andando pian piano a ricostruire qualcosa che fino a quel momento nessuno aveva pensato di organizzare in maniera razionale, e cioè la storia del graphic design uruguaiano.

La ricerca portò anche a una bella sorpresa. Data la carenza di informazioni disponibili, Benderski per anni aveva immaginato che — vista la sovrabbondanza di materiale disponibile nei libri e sul web, solitamente euro- e nordamericanocentrico — il design proveniente dagli altri paesi fosse necessariamente migliore di quello prodotto in Uruguay. Si accorse, invece, che le cose non stavano davvero così, che il design uruguaiano non era né migliore né peggiore ma semplicemente differente, e questo lo portò a due rivelazioni: la prima era che la storia che pian piano scopriva di avere alle spalle andava apprezzata; la seconda è che andava anche condivisa e valorizzata. Da qui l’idea di lanciare Diseño Gráfico del Uruguay, un archivio digitale nato per salvare e rivalutare parte di quel patrimonio culturale che Benderski andava via via scoprendo.

Oggi il sito mette insieme diverse sezioni, alcune delle quali rimandano ad altri progetti: ce n’è una dedicata alla tipografia, che porta a un’investigazione attorno a un carattere tipografico di stile Art déco utilizzato per uno storico laboratorio di Montevideo; ce n’è una sui logo (i lettori di Frizzifrizzi più attenti riconosceranno lo “stile LogoArchive”, e infatti l’iperattivo Benderski è anche colui che gestisce la sezione locale del progetto); e poi poster, francobolli, materiali effimeri come i biglietti del tram, del bus, del treno e della lotteria, banconote e monete; i poster, i manifesti e volantini trovati nella già citata Biblioteca Nazionale, e tanto altro, tra cui pure una piccola galassia di account Instagram monotematici: @afichesdeluruguay, @impresosdeluruguay, @efimerosdeluruguay, @filateliadeluruguay, @logosdeluruguay, @numismaticadeluruguay e @tipografiasdeluruguay.

P.S.
A chi volesse approfondire ulteriormente consiglio questa lunga intervista fatta a Benderski sulla tv nazionale uruguaiana.

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