The Typecraft Initiative: creare font a partire dalle opere delle artigiane indiane, insegnando loro a progettare

«I caratteri sono uno strumento vivente, che respira, e consente a tutti i tipi di creatività di prosperare. È un fattore abilitante», scrivono i fondatori di The Typecraft Initiative, un progetto nato nel 2012 in India su idea del designer Ishan Khosla.
Artista e docente, oltre che progettista, Khosla ha studiato presso la School of Visual Arts di New York e, dopo oltre un decennio passato negli Stati Uniti, nel 2008 ha deciso di tornare nel suo paese e svolgere lì la sua attività, con l’idea di creare un nuovo linguaggio progettuale indiano, con le radici ben piantate nella lunga e gloriosa storia artistica, culturale e artigianale dell’India ma con le metodologie e gli strumenti del design contemporaneo.

Col senno di poi, si può dire che Khosla ci aveva visto giusto. Lo studio che ha fondato — celebrato da mostre, pubblicazioni e premi in tutto il mondo — è considerato tra i più interessanti a livello internazionale. E per alzare ulteriormente la posta, il designer ha anche dato vita a uno dei più affascinanti progetti degli ultimi anni, in ambito tipografico e non solo.

Composizione creata con il carattere Godna tattoo Latin script (courtesy: The Typecraft Initiative)

Lanciata nel 2012, la Typecraft Initiative è nata attorno a un’ambiziosa quanto complessa lista di finalità:

  • non mandare perdute abilità artigianali e arti tribali che hanno secoli di storia
  • dare lavoro alle artigiane
  • insegnar loro metodi e strumenti di progettazione, così che possano sfruttare queste conoscenze nella propria attività
  • valorizzare le specificità regionali
  • trasformare antichi saperi in caratteri tipografici digitali originali
  • fornire ai grafici e agli artisti tali caratteri.

Insieme a due designer tipografici — Andreu Balius, di base a Barcellona, e Sol Matas, di base a Buenos Aires — e con il supporto di alcune organizzazioni, Khosla ha coordinato una cosmopolita squadra di dipendenti, tirocinanti e volontari, ed è entrato in contatto con alcune donne specializzate nelle varie arti tradizionali, dai tatuaggi tribali ai ricami realizzati con tecniche e soggetti che variano di regione in regione.

Una “Y” realizzata con carta e forbici dal maestro artigiano Kasturi Ram nello stile applique Barmer (courtesy: The Typecraft Initiative)
Le artigiane vengono incoraggiate a giudicare e criticare il loro stesso lavoro (courtesy: The Typecraft Initiative)

La prima, fondamentale fase del lavoro si è basata sui laboratori. Focalizzati sulla metodologia di progettazione, in modo tale da iniziare le artigiane ai concetti (forma, contrasto, equilibrio, armonia) e agli strumenti fondamentali, introducevano per la prima volta le lettere. «Le lettere», spiegano Khosla e i suoi colleghi, «sono estranee al mondo quotidiano delle artigiane, che realizzano le loro opere sulla base di motivi “tradizionali” (che di solito sono basati su piante e animali). Dare loro qualcosa fuori contesto li sfida a capire veramente che tipo di nuove forme può assumere il loro mestiere».
Il tutto, però, prestando molta, moltissima attenzione a non “occidentalizzare” troppo le partecipanti ai workshop.
«Poiché le metodologie di progettazione tendono ancora ad essere orientate verso la sensibilità estetica occidentale», spiegano da The Typecraft Initiative, «siamo attenti a trovare un equilibrio, ove possibile, tra le nostre sensibilità e quelle delle artigiane».

Godna type specimen (courtesy: The Typecraft Initiative)
Biphaiya Godna, Chattisgarh, India centrale (courtesy: The Typecraft Initiative)

Molto spesso pure esecutrici di forme create da altri, oppure condannate all’eterna ripetizione, seppur perfetta, dei medesimi pattern, le donne hanno imparato per la prima volta cosa significa e come si fa a progettare. In tal modo acquisendo un “superpotere” non soltanto utilissimo per poter sfruttare al meglio i propri talenti, ma anche fondamentale per il proprio sostentamento economico.

Da quei laboratori — ai quali se ne sono affiancati altri diametralmente opposti, nei quali studenti di design abbandonavano gli strumenti digitali per entrare in contatto con tecniche e modalità di lavoro a loro sconosciute — sono infine nati dei font. Degli splendidi, originali caratteri che hanno dietro un lungo e duro lavoro, essendo tutt’altro che semplice digitalizzare forme intricatissime e fatte a mano, ritoccandole in modo da renderle sia leggibili che utilizzabili.

Ad oggi sono sei i differenti progetti realizzati, per altrettanti font. Di questi, tre sono disponibili e si possono acquistare, in tal modo finanziando — insieme a una serie di poster — la bella iniziativa, che può essere supportata anche attraverso delle donazioni o partecipando al progetto come volontari (ce ne sono da tutto il mondo).

Va sottolineato, infine, che tutte le artigiane sono pagate, e che il denaro raccolto dalla vendita dei caratteri andrà a far sì che possano nascere nuovi progetti, con altre donne, in altre zone dell’India.

Haiku Barmer Katab (courtesy: The Typecraft Initiative)
Andreu Balius con il mastro artigiano Kastura Ram(courtesy: The Typecraft Initiative)
Hetal ben, Typecraft design workshop (courtesy: The Typecraft Initiative)
Pezzi di tessuto realizzati con gli stili patchwork e applique Barmer da artigiane di Barmer, Rajasthan, nell’India occidentale (courtesy: The Typecraft Initiative)
(courtesy: The Typecraft Initiative)
A sinistra: Nirmala, una delle artigiane di applique Barmer, che disegna una lettera | a destra: Godna Typecraft realizzato con tatuaggi in uso su un computer (courtesy: The Typecraft Initiative)
Grafica realizzata con il carattere tribale del tatuaggio Godna del Chhattisgarh, nell’India centrale. Opera di Ishan Khosla, The Typecraft Initiative (courtesy: The Typecraft Initiative)
(courtesy: The Typecraft Initiative)
Hetal ben con un ricamo soof (courtesy: The Typecraft Initiative)
Ishan Khosla e Sajnu ben a Kukadsar, Kutch, India occidentale (courtesy: The Typecraft Initiative)
Mostra di The Typecraft Initiative presso l’Atelier Muji Ginza, Giappone, da dicembre 2019 a marzo 2020 (courtesy: The Typecraft Initiative)
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