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Ritorno a Gutenberg: un laboratorio tipografico nella Stamperia Il Bisonte di Firenze

«La grafica d’arte ha sempre avuto a che fare con la tipografia»; con queste parole Simone Guaita mi ha accolto al Bisonte, in quello che lui stesso definisce un “tempio laico” frequentato da artisti, docenti, collezionisti ed amanti della grafica.

Simone raccoglie con responsabilità e dinamicità il peso del prestigio culturale di un’istituzione fondata a Firenze dalla zia Maria Luigia Guaita, alla quale nel 2009 è stata dedicata la mostra Il Bisonte sono io! in occasione del 50° anniversario della stamperia che, nel frattempo, si è trasformata in “Fondazione Il Bisonte per lo studio dell’arte grafica”. Un punto di riferimento per gli artisti dove si respira la tradizione e al tempo stesso una scuola per giovani che arrivano a Firenze da tutto il mondo per imparare le tecniche di incisione, di stampa ed i segreti dell’arte grafica.

Maria Luigia Guaia (courtesy: Il Bisonte)
Stampa litografica (courtesy: Il Bisonte)

L’impegno di Simone Guaita, Presidente della Fondazione, è negli ultimi anni tutto proteso a caratterizzare il Bisonte su due filoni: le residenze d’artista e i progetti con i bambini. Entrambi hanno integrato il cuore dell’attività storica della scuola, cioè i corsi di specializzazione: «le iniziative per i bambini si collocano come strategicamente preparatorie per un futuro pubblico di giovani artisti come di competenti collezionisti, le residenze d’artista invece rispondono a una vocazione del Bisonte, quella della congenita apertura dei laboratori di grafica d’arte come luoghi caratterizzati da una vocazione al lavoro collettivo e alla creazione di comunità attraverso lo scambio di conoscenze».

La scuola rappresenta l’attività principale della Fondazione ed ha l’obiettivo di «mantenere in vita le tecniche incisorie tradizionali e diffonderne il gusto e la conoscenza, contribuendo agli studi e alle ricerche nel settore».

Simone Guaita (foto dell’autore)
(foto dell’autore)

È una bella sfida per Simone e i suoi collaboratori, restare all’altezza della fama e del prestigio del Bisonte. Lo sottolinea anche lo storico dell’arte Antonio Natali, per molti anni direttore degli Uffizi, che ha conosciuto personalmente e collaborato con Maria Luigia Guaita ricordando che la fondatrice «ha lasciato un compito preciso a chi si è preso l’incarico gravoso di condurre innanzi i suoi auspici. Lei per tempo pensò alla sua Fondazione, come uno strumento che tenesse in vita quella scuola che aveva fondato e amato sopra ogni cosa. I giovani, su cui sempre riversò le attese e gli affetti suoi, seguiteranno a imparare l’arte dell’incisione nelle stanze di via del Giardino Serristori, mentre in quelle di via San Niccolò si continueranno a esporre i frutti di quelle fatiche».

La parte storica del Bisonte si articola proprio in quei due diversi ambienti: il primo è la vera e propria stamperia in cui si tengono i corsi adottando «la metodologia didattica del laboratorio pratico, dove le nozioni teoriche essenziali si traducono immediatamente in gesti e processi tecnici concreti, eseguiti dall’allievo sotto il controllo diretto del docente».
Il secondo è lo spazio espositivo dove si tengono le mostre degli artisti che hanno lavorato in residenza, oppure quelle di fine anno degli allievi della scuola. In quelle stesse stanze hanno inciso e stampato artisti del calibro di Pablo Picasso, Ardengo Soffici, Gino Severini, Henry Moore, Mino Maccari, Renato Guttuso, Antony De Witt, Carlo Carrà, Alberto Magnelli, Luigi Bartolini, Rodolfo Margheri, Manuel Ortega, Giuseppe Capogrossi.

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)

Da qualche anno però anche il Bisonte si è dotato anche di un terzo spazio, un laboratorio tipografico da mettere a disposizione degli artisti che vogliono utilizzare anche i caratteri mobili per esprimere la loro creatività, ma anche dei turisti a cui il Bisonte propone una sorta di letterpress experience offrendo la possibilità di stamparsi il proprio biglietto da visita con la tecnica di stampa tradizionale.

Lo stimolo a mettere in piedi una parte dedicata alla tipografia è arrivato a Simone Guaita quando al Bisonte si è presentata una ragazza americana chiedendo «letterpress», la possibilità cioè di stampare con i caratteri mobili. Da allora hanno fatto la propria comparsa, accettando donazioni e cercando materiali nelle varie tipografie della zona, tirabozze, pedaline, un torchio, cassetti di carattere, vantaggi, punti e linee. Una possibilità in più per chi si vuol esprimere utilizzando gli strumenti offerti dal Bisonte, dove i laboratori possono anche essere noleggiati con la formula dell’open studio per artisti o gruppi che intendano lavorare in autonomia. Chi invece vuol esser guidato alla scoperta della stampa d’arte può frequentare i corsi proposti, fra i quali quello di incisione e stampa con caratteri mobili.

(foto dell’autore)
(foto dell’autore)

L’utilizzo del carattere mobile è oggi per Simone Guaita «una tecnica di stampa utilizzata a cavallo fra l’artigianato e l’arte. Stampare un libro oppure un menù per un ristorante, come ha fatto una ragazza qui in laboratorio credo sia arte. Comunque è carne viva, non pronta a farsi catalogare dagli storici dell’arte, ma tutto questo mondo è in movimento».
Al Bisonte capita che arrivi un’artista statunitense per disegnare delle etichette di vino, un prodotto di grafica d’arte da realizzare con i caratteri mobili utilizzando un procedimento tecnico che dà valore aggiunto alla sua idea.

«I lavori fatti da noi possono riguardare tre categorie: artigianato, artigianato artistico e arte – dice Simone. Uno degli aspetti più interessanti della nostra scuola è che non tutti quello che passano dal Bisonte faranno gli artisti ma magari troveranno occupazione nel campo dell’artigianato o dell’artigianato artistico. Va compreso il valore di una professionalità e la comprensione di tecniche che potrebbero essere impiegate in altri settori. Il nuovo artigianato potrà essere una nuova opportunità, come lo sta diventando la nuova agricoltura, settore che vede un ritorno delle nuove generazioni che non sono, come in passato, condannati dall’eredità familiare e dal peso della terra ma ci arrivano attraverso un percorso culturale. Quelli che posseggono le competenze tecniche della tipografia devono ritornare lì e magari reinventarla. La cosa certa è che la competenza non va persa».

(foto dell’autore)
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