Japanese Woodblock Prints: la xilografia giapponese in un grande volume prodotto da Taschen

Se tutti conoscono l’onda di Hokusai (c’è pure l’emoji 🌊), l’enorme e complesso universo della xilografia giapponese rimane un oggetto parzialmente misterioso per la maggior parte delle persone, data la difficoltà — linguistica e culturale — nell’orientarsi tra nomi, periodi, tecniche, stili, scuole, correnti (una su tutte: l’Ukiyo-e).

Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)

In occidente, dopotutto, la “scoperta” dell’enorme patrimonio di opere realizzate nel corso dei secoli dagli artisti giapponesi con la tecnica dell’incisione xilografica è relativamente recente, e l’ingresso ufficiale nel nostro immaginario condiviso è avvenuto solo un secolo e mezzo fa, con impressionisti e post-impressionisti a far da tramite tra le due culture.

Originaria della Cina, la xilografia è arrivata in Giappone grazie ai buddhisti ben prima dell’anno 1000, ma ha cominciato a diffondersi più capillarmente soprattutto a partire dal ‘600, raggiungendo l’apice nel ‘700, sia a livello di qualità che di diffusione (per citare di nuovo l’Ukiyo-e: si trattava di stampe spesso a grandissima tiratura e alla portata di quasi chiunque).
Realizzate su carta fatta a mano con colori all’acqua impressi attraverso blocchi di legno incisi, le stampe xilografiche erano frutto di una grandissima maestria e, spesso, del lavoro di molte figure: artisti, apprendisti, incisori.

Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)

Di pubblicazioni dedicate alle xilografia giapponese se ne trovano a valanghe, come pure di archivi online dove ammirarle su schermo. Ma, com’è facile immaginare, vista la quantità di materiale presente, di risorse davvero complete ed esaustive non ce ne sono.
Un’ottima “bussola”, tuttavia, è un nuovo libro prodotto da Taschen, un volume di formato gigante intitolato Japanese Woodblock Prints.

Curato da Andreas Marks, vero esperto in materia e già curatore e direttore di musei e istituzioni dedicate all’arte giapponese, il libro — che si può acquistare anche su Amazon — traccia la storia di quest’arte e raccoglie in oltre 600 pagine ben 200 stampe realizzate tra il 1680 e il 1938, opera di 89 artisti e riprodotte in grandi dimensioni (talvolta le dimensioni reali).

Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
Andreas Marks, “Japanese Woodblock Prints”, Taschen, dicembre 2019 (fonte: taschen.com)
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