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Il disegno viene trasferito sulla tavoletta di legno, che poi viene incisa con estrema precisione (notare il “trucco” dell’ampolla di vetro davanti alla lampadina per eliminare il rischio di ombre troppo nette). Poi si passa a inchiostrare e imprimere i vari livelli, cercando di stare perfettamente a registro, di applicare la pressione giusta, di tirare fuori stampe le une esattamente identiche alle altre.

Nel filmato, che mostra la realizzazione di una xilografia ukiyo-e in tutti i suoi passaggi, a un certo punto la voce narrante dice che «c’è un modello da seguire, quindi in termini di colore e di quantità di strofinio necessaria, è importante essere fedeli a quel modello piuttosto che cercare di creare qualcosa che mostri la tua individualità come artista». Un concetto, quello dell’aspirare alla perfezione rifacendosi a un modello e ripetendo all’infinito le stesse azioni, che esce fuori in molti aspetti della vita e della cultura giapponese (e ad esempio è anche alla base di un bellissimo documentario che si trova su Netflix, Jiro e l’arte del sushi).

La stampa in questione è una delle più celebri xilografie ukiyo-e, La grande onda di Kanagawa, pubblicata per la prima volta da Hokusai attorno al 1830.