Save the date | Una bambina. Illustrazioni di Letizia Iannaccone

Cosa
Una bambina. Illustrazioni di Letizia Iannaccone
Quando
30 novembre - 22 dicembre 2019
Opening
30 novembre | 18,30
Dove
Agrumi Studio | via San Siro 2/1A (1°piano), Genova

L’infanzia è un oggetto fragile. Finché la vivi, finché ci sei dentro, perlopiù non te ne accorgi — non consapevolmente, perlomeno: infanzia, per chi ne è immerso, è una parola vuota, gommosa, senza forma né colore definiti, come molte di quelle che usano i grandi. Ma quando poi da adulto provi a maneggiarla, scopri che si tiene ancora assieme per miracolo, piena di crepe com’è, sottile più di un’ala di farfalla e tagliente come un bicchiere di cristallo rotto se la si affronta senza la dovuta cautela.
Guardarla da lontano è forse l’idea migliore. Si può pure provare ad avvicinarsi, certo, ma attenzione che basta un soffio per mandarla in pezzi! Ed è un attimo rendersi conto che quei cerotti che vedi, quelli che tengono attaccato il tutto, sono esattamente gli stessi che porti ancora e che hai provato a togliere, negli anni, in solitudine o con l’aiuto di qualcuno, senza mai riuscirci davvero.

Ecco perché la maggior parte di noi, una volta capito come funziona, prende quel delicato contenitore, cercando di toccare e rompere il meno possibile, e poi lo lascia lì, come un soprammobile, chi dimenticandoselo sullo scaffale, chi provando a farlo, chi rimirandolo ancora e ancora, con nostalgia, ma senza farci realmente i conti di nuovo.
Serve coraggio — servono tenerezza e sensibilità e, di nuovo, tanto tantissimo coraggio per riprendere in mano la propria infanzia e mettercisi a lavorare. E ancora di più per farci qualcosa da mostrare poi agli altri. Quale che sia il risultato, è sempre un grandissimo dono per chi lo riceve.

“La vasca”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)
“Danza”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)

Un dono — d’amore, di eroismo, di comprensione, di affilata delicatezza, di lucidità, di cruda realtà filtrata attraverso la fantasia e il disegno, e messa nero su bianco attraverso le parole: ecco cos’è Una bambina, la mostra di illustrazioni di Letizia Iannaccone che inaugurerà il prossimo 30 novembre a Genova presso Agrumi Studio, che è sia lo studio in cui lavora Letizia che un’associazione culturale e uno spazio che ospita splendide esposizioni e laboratori.

Romana ma genovese d’adozione, autrice e illustratrice pubblicata in Italia e all’estero da editori come Mondadori Ragazzi, Edizioni EL, Giunti, La nuova frontiera Junior, Seuil jeunesse e Bébert, Iannaccone ha scelto di affrontare un tema tanto affascinante e potente quanto pieno di insidie com’è quello della rielaborazione della propria infanzia puntando su due percorsi che procedono separati ma si completano l’un l’altro: quello delle immagini, affidato alle splendide tavole illustrate e visibile a tutti i visitatori della mostra; e quello delle parole, non proprio nascosto ma comunque racchiuso in un libriccino rilegato, messo in vendita durante l’esposizione e pensato solo per i grandi.

“Nella foresta”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)

«Se durante la lettura direte che queste non sono poesie avrete ragione, perché non lo sono. Questo libriccino è un breve catalogo verbale scritto andando a capo a sentimento. Rappresenta tutte immagini per me impossibili da disegnare. Può esserci una certa durezza nella parola stampata, un suono stridente nella punteggiatura, alle volte, volgarità. Un senso di amara realtà che non sempre ti senti di affrontare e un’ironia crudele che ho voluto destinare solo ai grandi. Ma come non ci si può difendere da un’immagine, si può invece scegliere di sorvolare su una frase, di smettere di leggere una pagina. Se questa ci ferisce, se non fa al caso nostro. Ai bambini dedico tutte le immagini, quelle che non troverete qui, liberi di guardarle raccontando la propria storia, senza tediarli inutilmente con la mia», scrive l’autrice nella prefazione del volumetto.

“Non ci si può difendere da un’immagine ma si può smettere di leggere una pagina”.
Qui Letizia colpisce nel segno, ma il mio consiglio per quanti andranno a vedere la mostra è di fare quel piccolo passo in più e non limitarsi alle sole illustrazioni, dato che l’autrice, che solitamente si rivolge ai bambini, quel passo in più l’ha fatto, e grande — «Io lavoro per i bambini, anche se sono obbligata a passare per i grandi», scrive. «Il mio vero pubblico saranno sempre loro e si tratta di un pubblico difficile che non si preoccupa di fare complimenti. Quello che non sorride neppure se non lo convinci del tutto e mi piace così, perché non sopporto le bugie».

“Bambina”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)
“Sul guardare”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)

A proposito di illustrazioni, sono tutte realizzate con matite colorate su carta da lucido — «materiale che per la sua trasparenza e consistenza mi sembrava il più appropriato alla fragilità del tema» — e alcune frutto della sovrapposizione tra diversi strati.
Ho visto alcune tavole — quelle raccolte anche qui — e ho letto tutte le poesie-non poesie di Letizia, che invece ho scelto di non pubblicare (non per la crudezza di alcune né per la qualità: si tratta di testi molto belli, che non sfigurerebbero in un’antologia di poesia) e credo che quello testuale sia lo strato in più, idealmente celato sotto alle immagini, che offre un’ulteriore dimensione — una profondità “aumentata” — a un progetto che in realtà potrebbe stare benissimo in piedi anche sulle sole zampe dei disegni o sulle sole gambe delle parole ma che, preso tutto assieme, colpisce ancora più forte con la sua complessità.

I testi, tra l’altro, saranno anche i protagonisti di un evento nell’evento, una Lettura in movimento programmata per il 13 dicembre, con Sara Sorrentino (che ha anche fatto opera di supervisione durante la stesura) che leggerà le poesie-non poesie in una performance nell’oscurità, giocando con suoni, spazio e luci e coinvolgendo gli spettatori.

(courtesy: Letizia Iannaccone)
“Mai soli”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)
“Acqua”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)
“La casa rossa”
(copyright e courtesy: Letizia Iannaccone)
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