Quando insegnavo allo IUAV, a Treviso, un giorno portai i ragazzi in “gita” per la città1. Per una serie di circostanze finimmo dentro alla Chiesa di San Nicolò e, altrettanto fortuitamente, quel giorno c’era un custode che aveva voglia di raccontare e che dunque raccontò, mostrò, indicò. Ci fece anche vedere un affresco di Tommaso da Modena.

«Guardate gli occhiali», disse il custode, puntando il dito su un ritratto di Ugone di Provenza intento a studiare e a commentare la Bibbia. «Questa è considerata la prima rappresentazione di un paio di occhiali da vista per come li conosciamo oggi. L’opera è del ‘300. Quindi sappiamo che gli occhiali esistono almeno da quell’epoca».
Era la prima volta che sentivo di questa storia. Non mi era mai capitato, fino a quel momento, di approfondire la storia degli occhiali, né per mia volontà, né per via di questo mio lavoro che mi porta in tanti luoghi e tempi del pensiero, dell’arte, dell’artigianato e della tecnica.

Qualche tempo dopo, probabilmente “innescato” da questa casuale scoperta, mi imbattei in un bell’articolo sull’origine e lo sviluppo degli ottotipi, quei glifi utilizzati da oftalmologi, ottici e oculisti per valutare il visus, cioè l’acutezza visiva: in pratica le classiche tabelle davanti alle quali ci siamo trovati tutti, prima o poi, con le letterine nitidissime oppure annebbiate che ci dicono se abbiamo dieci decimi, nove decimi, otto, e dobbiamo mettere gli occhiali.

L’autrice del pezzo, Lorrie Frear, calligrafa, designer e insegnante di grafica, spiegava come l’intuizione che portò qualche oftalmologo particolarmente brillante a concepire una tabella per misurare il visus non apparteneva solamente alla storia dell’ottica ma anche a quella della tipografia.
Dalle prime lettere gotiche ritagliate a metà ‘800 dal medico tedesco Heinrich Küchler da libri, riviste e calendari, fino alle tabelle che usiamo oggi: la Snellen, concepita dall’oftalmologo olandese Herman Snellen nel 1862 e caratterizzata da lettere con le grazie, disegnate in griglie 5×5, e la Sloan, dell’omonima dottoressa americana, che presenta lettere senza grazie.

Optician Sans
(fonte: optician-sans.com)

Salvai l’articolo. «Prima o poi mi tornerà utile», pensai, mettendolo nello stesso “cassetto mentale” del ritratto di Ugone di Provenza.
Quel momento alla fine è arrivato, perché un tipografo e un’agenzia creativa hanno deciso di prendere il carattere tipografico della tabella ideata da Sloan, fare i dovuti aggiustamenti, disegnare le lettere mancanti, e creare un font gratuito, l’Optician Sans.

Opera del portoghese Fábio Duarte Martins e dello studio norvegese Anti si può scaricare qui.

Optician Sans
(fonte: optician-sans.com)

[via]

Optician Sans: un font gratuito ispirato alle tabelle degli ottici