Leggere questo libro quando si è a letto con la febbre è una di quelle straordinarie e puntuali concomitanze che Jung avrebbe definito “sincronicità”. Due orologi regolati fatalmente sulla stessa ora. Due esperienze strettamente legate fra loro da un nesso acasuale.
A coincidenza si somma coincidenza. Mi ero imbattuta nelle illustrazioni dell’autrice quasi un anno fa e me ne ero subito innamorata, per poi scoprire che erano parte di una mostra (datata 2016), dalla quale è stata tratta la pubblicazione di cui sto per parlarvi.

Ma non voglio mettere troppo alla prova la vostra curiosità e vi rivelerò che sto facendo riferimento a Le fate formiche (edito da Topipittori) di Shin Sun-Min, pluripremiata autrice coreana che si è laureata all’Università di Ulsan e alla Hongik Graduate School, specializzandosi in pittura orientale — le tavole di questo libro ricordano da vicino l’eleganza dell’antica tradizione giapponese.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

«Una notte d’inverno.
Per tutto il giorno il bambino aveva avuto caldo. Poi freddo. Poi di nuovo caldo».

È così che si apre la storia, con quello che potrebbe essere un piccolo haiku. Il quale racchiude nella sua essenzialità la vivida scena di una notte di preoccupazione di una mamma al capezzale di suo figlio. Una notte di brividi, sudore, occhi che bruciano, per la stanchezza e per la febbre. Di mani cercate come riparo, di mani che cercano, nel buio, per confortare, per sentire se la fronte scotta, per rinfrescare con il proprio tatto. Una notte di respiro forte e accelerato, che piano piano rallenta fino al sopraggiungere dell’alba e delle sue prime luci, a benedire il riposo.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

È proprio allora che il bambino si sveglia. Immaginiamo sia ancora immerso in quel torpore trasognato che la febbre porta con sé e che ci precipita in quello stato in cui si rincorrono all’infinito consistenza e suggestione. Per una mente infantile, è vera e propria terra di confine nella quale stabilire dei limiti diventa complesso e la soglia fra una realtà e l’altra si fa estremamente labile.

Un piccolo gatto rosso fa capolino fra le coperte. La mamma gli dorme accanto. Qualcuno gli intima di non svegliarla. Sarà stanca.
Chi sono? Sono piccolissime e gli si muovono intorno, vestite di piccoli kimono1. Sono reali o sono frutto della sua immaginazione? Poco importa.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

«Ma voi chi siete?»
«Siamo le fate formiche»

Con delicatezza e maestria lo imboccano della medicina. La mamma, poco distante, è sdraiata su un futon sprimacciato a motivi floreali. Meglio lasciarla riposare. I suoi capelli, adagiati sul cuscino, sembrano seta.
Ogni sensazione pare amplificata.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

«Conoscete la mia mamma?»
«Certo» «Da quando era piccola come te»

La narrazione ci proietta nel passato. Ora su un futon dai colori brillanti, vediamo sdraiata una bambina dalle chiome raccolte in una lunghissima treccia decorata da un fiocco rosso.
Le fate entrano ed escono da un piccolo scrigno. Le sono amiche. Da lei ricevono in dono un anello a forma di fiore.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

Ore di felicità trascorrono alla ricerca di nuovi giochi e di deliziosi minuti rituali. I colori pastello delineano figure grandi e piccole che sembrano impersonare la coreografia di una danza tradizionale.

Eppure il destino è quello di tutti: crescere e abbandonare i primi divertimenti.
Sono le fate a raccontarlo al piccolo oppure sono in grado di incidere sulle regole serrate del tempo? Le immagini scorrono davanti ai nostri occhi con la stessa lentezza aggraziata di un Kabuki.
La fate si allontanano ma paiono vegliare sulla casa. Sono tornate a restituire quel piccolo anello a forma di fiore, ricordo di un’infanzia che ora risplende nei tratti acerbi di un bimbo convalescente.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

Come d’incanto la mamma si sveglia. La febbre è scesa. Si accorge dell’anello. Il contatto con quell’oggetto, minuscola chiave di accesso al mondo dei ricordi, la riporta ad allora. È di nuovo la bambina dalla lunga treccia. «Come state?» dice alle piccole amiche. «Eccoti qui» le rispondono. E lei sorride.
Perché in cuor suo sa che, a distanza di anni, ha incontrato ancora un volta le fate formiche. Ora, madre e figlio, sono entrambi bambini e possono condividere il loro intimo segreto. Quello dell’infanzia e del suo incontenibile potere immaginifico.

Una favola lieve e preziosa come il tessuto di un antico kimono2, misteriosa e insieme pervasa da un sottile silenzio. Un altro albo Topipittori ad arricchire la vostra libreria.

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

Shin Sun-Mi, “Le fate formiche”, Topipittori, ottobre 2018

Le fate formiche arrivano quando hai la febbre