Qualche giorno fa, durante il festival d’illustrazione Paw · Chew · Go, ho avuto il piacere di presentare l’incontro con Claudio Madella e Fabrizio Radaelli di Letterpress Workers, summit internazionale che si tiene ogni anno a Milano ed è dedicato alla stampa letterpress.

Durante la presentazione è uscito fuori anche il tema “birrette e liquori”, ottimo rompighiaccio quando ti ritrovi a mettere insieme professionisti provenienti da svariate parti del mondo che passano ore tra inchiostri, carta e caratteri mobili — «non abbiamo ancora incontrato uno stampatore astemio», mi hanno raccontato i Letterpress Workers.

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

Ma talvolta la connessione tra birra e stampa è più stretta di quanto si possa immaginare: è il caso della Printer’s Ale, una birra artigianale prodotta dall’omonimo birrificio fondata da Greg Smith a Carrollton, in Georgia. Smith è un tipografo nato in una famiglia di tipografi (lui rappresenta la quarta generazione) ma il sua quadrisavolo, tal Martin Fischer, era un birraio tedesco che nei primi dell’800 aveva una taverna in un piccolo villaggio della Sassonia.

Quasi a “chiudere il cerchio” della storia di famiglia, Smith si è messo a produrre birra: a livello amatoriale lo fa da oltre vent’anni ma nel 2017 ha deciso di aprire la sua azienda, affidandosi allo studio di design CODO per creare l’identità del marchio. Il risultato è un’immagine che si rifà ai quattro classici colori di stampa — ciano, magenta, giallo e nero —, ciascuno in rappresentanza di un differente tipo di birra (rispettivamente: IPA, Amber Ale, Golden Ale e la scura Porter).

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

Printer’s Ale
(fonte: cododesign.com)

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