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Britannicinuse: un sito fondato da due designer italiani ti guida alla caccia di questo carattere tipografico sottovalutato

Di “cacciatori di tipografia” abbiamo parlato piuttosto spesso, ultimamente, qui su Frizzifrizzi (e abbiamo pure creato una tag—type hunter, appunto—per archiviare i post sull’argomento). Ma questa è la prima volta che mi capita di trovare un progetto di questo genere dedicato a un solo tipo di carattere, nel caso specifico il Britannic.

Creato nel 1906 da Stephenson Blake—nel Regno Unito, com’è facile intuire—il Britannic si è diffuso davvero solo a partire dagli anni ’80, quand’è stato digitalizzato, e soprattutto dopo che Microsoft l’ha incluso per un certo periodo di tempo tra i font di sistema.
Oggi la “creatura” di Stephenson è un po’ ovunque, ma senza il clamore di un Helvetica, un Futura, un Gotham, un Grotesk, un Univers.

ecco il Britannic
ecco il Britannic

Per dimostrarne il successo—assai trasversale, come vedremo—il graphic designer Giacomo Traldi e l’art director Luca Pitoni, che assieme sono gli artefici dello splendido re-design di Edizioni San Paolo e soprattutto di Famiglia Cristiana, hanno deciso di lavorare assieme anche dopo l’orario d’ufficio mettendosi a dare la caccia alle tracce lasciate dal Britannic in giro per il mondo.

Il risultato è un sito, Britannicinuse, interessante sotto diversi punti di vista. Innanzitutto perché te lo puoi scorrere da cima a fondo fino ad accorgerti che il font diventa quasi un pretesto per un viaggio surreale che da un museo di Trento ti porta alla pubblicità di un franchising a Catania, si ferma un attimo ad ammirare la passeggiate solitaria di un uomo davanti a un negozio di tende a Milano e poi riparte per Barcellona, fa tappa presso un’impresa di pulizie fuori Bologna, torna a Barcellona per pigliarsi il caffè in un locale dal nome italiano, imbocca l’autostrada del Sole verso Parma incrociando un’azienda di traslochi e via di seguito.

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Ma oltre alle foto, ciascuna accompagnata da una mappa che ti mostra il luogo esatto del ritrovamento, per ogni “preda” scovata c’è anche la possibilità di andare a vedere il luogo attraverso Google Street View, in modo da poter controllare se il Britannic è ancora lì o è stato sostituito da qualcos’altro e accorgerti ad esempio che Il giardino dell’Eden di Hemingway in quella vetrina di via Mascarella, a Bologna, non c’è più, o che in via Meda, a Milano, il cartello Tenere assolutamente il portone chiuso. Grazie è scomparso e ogni apparizione/sparizione innesca una scintilla dentro alla testa di chi esplora il sito.
E questo era il secondo punto d’interesse.

Il terzo riguarda la comunicazione più in generale, l’estrapolazione dal contesto: c’è una pagina, sul sito di Britannicinuse, che raccoglie i soli testi delle insegne e dei cartelli. Letti tutti di seguito sembra di trovarsi di fronte a un esperimento letterario di cut-up o di avant pop.

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Tra l’altro Giacomo e Luca invitano tutti a partecipare alla caccia. Basta inviare una mail a [email protected] allegando, insieme alla foto, anche informazioni precise sulla località, con indirizzo e coordinate. L’importante è saperlo riconoscere, il britannic, ma per questo c’è pure una utilissima mini-guida da scaricare. Le C e le S, spiega la guida, sono le tue migliore amiche, le “talpe” che grazie ai loro riccioli ti aiuteranno a distinguere questo sottovalutato carattere tipografico da tutti gli altri.

«Il progetto è crescita», mi ha scritto Giacomo nella mail in cui mi ha segnalato il sito, «e spero di poter raccogliere avvistamenti da più città possibile. L’esperienza insegna che un’insegna in Britannic si trova praticamente ovunque!».

la mappa con gli avvistamenti del Britannic
la mappa con gli avvistamenti del Britannic

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