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Rinnovare l’immagine delle vetuste rievocazioni storiche, con l’illustrazione

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D’accordo i costumi, d’accordo i riti, i simboli, la banda, i sindaci col tricolore accanto al prete, la bella del paese o del quartiere eletta a dama/talismano e, se proprio non se ne può fare a meno, d’accordo pure coi bersaglieri che corrono. Ma questo non significa che l’immagine di una rievocazione storica debba essere affidata a progetti grafici patetici, orribili o addirittura inesistenti con manifesti e volantini che sembrano (e spesso sono) realizzati con Word dal cugino del nipote del consigliere.

C’è spazio, tra le pieghe della storia che ritorna in forma di messinscena, per un tantino di contemporaneità?
L’ultima edizione di Sanremo (se vogliamo “leggere” il festivàl come rievocazione storica, il che lo metterebbe in una prospettiva interessante) dice nì; la splendida mostra #TICTIG organizzata in questi giorni a Milano (non esattamente una rievocazione ma un omaggio alla Mediolanum medievale, raccontata dalle opere di 20 illustratori) dice sì; il “vecchione” bolognese, simbolo dell’anno passato da bruciare in piazza, affidato negli ultimi anni a bravi artisti come — tra gli altri — Andreco, Paper Resistance ed Ericailcane, dice haters gonna hate e i tradizionalisti che poi si lamentano scrivendo lettere ai giornali pensano ancora di vivere nella Bologna di tanti anni fa.

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L’importante, in questo genere di operazioni, è il contesto, la cornice, il frame. Che non dev’essere snaturato ma rappresentato/raccontato nel miglior modo possibile attraverso linguaggi contemporanei.
Che è esattamente ciò che ha fatto l’illustratore Joey Guidone per il Carnevale di Ivrea, che ogni anno rievoca una rivolta popolare che c’è stata nel medioevo contro un barone che affamava la città.

Chiamato a rinnovare l’immagine di una delle squadre di “arancieri” (sì perché a Ivrea si battaglia a suon di “aranciate”, non da bere ma coi frutti da lanciare), i Tuchini, Guidone ha dimostrato come si possa illustrare una lunghissima tradizione — infarcita di simboli — attualizzandone però l’estetica.
L’ennesima prova “storica” di un artista che, appena 30enne, ha già affrontate soggetti come Fausto Coppi e la gloriosa tradizione industriale di Ivrea.

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co-fondatore e direttore
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