Milano Relay Marathon

Questa giornata sembra aver avuto 48 ore considerato tutto ciò che ho combinato.
Vi avevo lasciato con la performance non competitiva per il Trofeo Sempione e domenica 6 aprile ho finalmente corso la staffetta per cui mi sono allenata: la Milano Relay Marathon.
Si trattava di correre una frazione della staffetta che si componeva di un totale di oltre 42km. A me è toccata la seconda, da piazzale Lotto fino a Stazione Centrale, più di 10km.

Dopo aver dato buca agli amici nel weekend, essermi svegliata per fare gli allenamenti era finalmente il giorno del giudizio. Non avevo però calcolato il caldo pazzesco che già dalle 9.30 si era fatto percepire con chiarezza. Mi metto in fila alle 10.30 circa, al cambio stabilito e inizia a passarmi davanti una marea di gente, ci sono i pro, ci sono i simpatizzanti, insomma ce n’è per tutti i gusti.

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Carico la playlist e inizio il riscaldamento in attesa del mio testimone. Avete presente l’ansia di quando aspettate qualcuno e non lo vedete arrivare?
Ovvio io ero in anticipo sparato (strano per chi mi conosce) e mi guardavo in giro cercando di mantenere la calma con il terrore di perdere poi il testimone durante il cambio. E invece, eccolo lì, che arriva dalla prima staffetta: sorrisoni, mi passa il braccialetto e attacco la musica. Inizio a cantare e ciao. Il primo smarrimento l’ho avuto poco prima di via Gattamelata: praticamente corsa su asfalto, senza zona d’ombra con le macchine che passavano nella corsia accanto a noi. Sciaf di bottiglia d’acqua appena possibile.

L’altro smarrimento, è stato invece dopo vicino i Bastioni di Porta Nuova, praticamente credo d’aver passato gli 8km e i polmoni stavano iniziando a cedere: calma e ho rallentato il passo. Altro bicchiere d’acqua in faccia e finalmente sono arrivata in via Pisani e ho dato a mia volta il cambio.

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Inutile raccontare quanto sia stato immensamente soddisfacente riuscire a fare tutto il percorso senza collassare; ammetto che l’adrenalina mi è rimasta in corpo per almeno altri tre giorni. Ho pensato a cosa avevo fatto gli ultimi 3 mesi – tipo correre sotto la pioggia (io!) imbottirmi di carboidrati (io che mangio la pasta!), riuscire a staccare il cervello mentre corro. Credo sia uno dei benefici che tutti i neofiti riscontrano non appena iniziano questo tipo d’attività e non potrei assolutamente negarlo in alcun modo. Pare che arrivino grandi idee durante la corsa, o addirittura visioni. Sì, potete vedere la luce in fondo al tunnel quando correte.

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Amici – all’inizio del progetto – non hanno perso occasione per chiamarmi #cityrunners in ogni momento (con l’intento di percularmi alla grande), ma alla fine poi sono gli stessi che mi hanno chiesto consigli, che ancora chiedono “quando vai a correre?”. E il loro problema è lo stesso che avevo all’inizio: non ne avevo voglia. Ma sia chiaro, nemmeno ora ne ho voglia, ne sento solo la necessità come valvola di sfogo, come quando hai bisogno della pastina in brodo quando sei malato. Non la vuoi, ma poi sai che starai meglio.

Basta iniziare ad uscire e tutto verrà naturale, il corpo umano è fatto per correre.

Ps. sappiate che non è finita qui, nel frattempo potete guardare tutte le tappe del progetto sul sito ufficiale #adidascityrunners.

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