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Tutti pazzi in città

Francesca Arcuri

Come preannunciato sono stata a Faenza per i tre giorni di Tutti pazzi in città. L’invito del curatore Giorgio Melandri, supportato dalle parole di Paolo Trimani, Giulio Bagnale, Alessandro Bocchetti e del giovane Andrea Sponzilli non poteva cadere inascoltato. Perché loro sono tra i pochi gastrofighetti in circolazione che, quando parlano o scrivono di cibo e vino, non c’è bisogno di aver superato improbabili riti di iniziazione—come sentire aromi di banana e frutto della passione in un bicchiere di vino o assaggiare insetti mantecati in esotiche spezie—per decidere di starli ad ascoltare…

Forse gli addetti ai lavori—o coloro che vorrebbero esser tali—non lo sanno, ma il linguaggio dell’enogastronomia spesso è incomprensibile, noioso e non incisivo alle orecchie di coloro che si trovano al di fuori del cerchio magico. La sensazione che danno è di suonare, cantare e ballare da soli, con buona pace di chi poi comprerà quel cibo e quel vino di cui loro scrivono o che frequenterà i tavoli di quei ristoranti che loro così baroccamente descrivono e giudicano.

Quando arrivo a Faenza già all’Hotel Vittoria capisco di aver fatto la scelta giusta. Il Vittoria è un 4 stelle in pieno centro che sa di provincia artigiana e operosa, i cui muri e arredamenti parlano di un passato glorioso che aveva l’odore e i colori vivaci delle famose ceramiche che qui si producevano, per le quali la piccola cittadina romagnola è ancora nota in tutto il mondo.
Arrivo trafelata grande valigia al seguito; “tanti outfit per la coolhunter” sfotte Giorgio Melandri. Doccia veloce, cambio, trucco, parrucco e mi precipito fuori non voglio perdermi nulla.

In Piazza Nenni tavolini e sedie in legno, pali e nastri colorati svolazzanti, il brulicare di persone di ogni genere ed età, musica, odore di cibo e legna che arde ricordano aie in festa e cuccagne. Un’immagine di un passato contadino che, sebbene io conosca solo per le trasposizioni letterarie e cinematografiche, mette subito spensieratezza. Mi viene quasi voglia di correre tra i tavoli e scalmanarmi come fa il bel Pietro, che ha otto anni!

Seduti ad uno dei tavolini a godersi la piazza trovo vecchi e nuovi amici: Andrea Sponzilli, Paolo Trimani, Giorgio Melandri, Adua Villa e Alessandro Bocchetti. Quest’ultimo ha il cellulare in mano, è assorto e pensieroso…

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Francesca Arcuri

Tre giorni che hanno il ritmo dell’ozio laborioso delle ore trascorse mangiando e bevendo ai tavolini del bar e del ristorante del gentile Fabrizio Mantovani.

Tre giorni che hanno il suono delle voci delle tremila e più persone accorse. La musica che risuona. Le chiacchiere spesso sovrapposte di amici vecchi e nuovi.

La risata schietta di Pasquale Torrente che con noi siede dopo il servizio e ci racconta di come abbia finito tutto a metà serata e per non scontentare i tanti faentini curiosi si sia rimesso in cucina. Le urla dei tanti bimbi intorno al fuoco. La babele di accenti dei nove trattori presenti.

I colori, i famosi rossi dell’architettura romagnola e l’arcobaleno degli indumenti dei presenti in bilico tra serata di gala e festa di piazza.
L’odore di legna che arde, cibo caldo, l’aroma di vino. Il mio nuovo profumo.

I sapori della Lasagna verde al forno con ragù di selvaggina dell’Appennino e passata di zucca di Alberto Bettini – Da Amerigo, Savigno (Bo); degli Gnocchi di pasta lievitata con ragù di coniglio e tacchino con spezie dell’orto di Gostilna Devetak – San Michele del Carso (Go); le Zite spezzate con genovese di tonno di Pasquale Torrente- di Al Convento di Cetara (Sa); del Fritto misto di paranza di Giovanni d’Ignazio –Vecchia Marina di Roseto degli Abruzzi (Pe); dei Maccarrones de poddighe con salsiccia e pecorino di Roberto Serra – Su Carduleu, Abbasanta (Or); della Minestra di patate e vaiane di Peppe De Marco – Da Peppe, Rotonda (Pt); del Bue …quarto e quinto quarto di Franco Cimini – Antica Osteria Mirasole, San Giovanni in Persiceto (Bo); il Supplizio (ovvero supplì e crema fritta alle erbe e cannella) di Arcangelo Dandini – L’Arcangelo di Roma; le Nocette di agnello pomodorini secchi e pinoli della famiglia Spadone – La Bandiera e Osteria della Corte, Civitella Casanova (Pe).

Anche io non posso fare a meno di pensare che la riscoperta del paesaggio, delle tradizioni, dei prodotti passi da questa piccola, accogliente e calda piazza della provincia romagnola. Unica e allo stesso tempo simile a mille altre piazze della provincia italiana.

Se qualcuno nel tragitto è finito sulle Ande peruviane confido che nel giro di un anno, entro la prossima edizione, riuscirà a ritrovare la strada di casa

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co-fondatrice e caporedattrice

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