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7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Useless Idea.

Ciao Useless Idea, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Mi chiamo Cesare Bignotti, ma come “artista” sono conosciuto anche con lo pseudonimo di Useless Idea. Sono nato e vivo a Genova, anche se sono spesso fuori dall’Italia per lavoro. Dal 2000 a oggi ho avuto la fortuna di esporre, con grandi sacrifici, in gran parte del mondo e ora sono 3 anni che giro l’Europa con la JCE, la Biennale Europea: questo mi sta dando modo di viaggiare tanto. Ho 30 anni, disegno da tutta la vita e sono parecchio bravo (eheheh). Non faccio l’illustratore e sono autodidatta. Ho fatto molti graffiti, per parecchi anni, poi è arrivata la street art e mi ha fatto passare la voglia di espormi come “artista di strada” e ho preso un po’ le distanze dall’ambiente, dato che ormai non c’era più una scena concreta ma un palcoscenico ripetitivo, anche a causa dell’esplosione dei social network come Flickr, o dei blogs. E’ diventato un ambiente sterile, sono arrivati gli artisti del copia/incolla, i galleristi da due lire, si è persa la distinzione tra chi fa writing e chi l’accademia.
Nonostante tutto disegno sempre, e anche molto, ma non ho più l’esigenza di puntare su quello.
Il mio background, come disegnatore ma anche nei rapporti sociali, è la strada. Non penso di essere un bravo illustratore. Suona un po’ strano, lo so, ma ho dei limiti. Ho un rapporto un po’ contorto con il disegno: negli anni è divenuto un mezzo per definire un progetto più che un vezzo estetico tipo per dire: “ehi guardami, sono bravo a disegnare”. Mi aiuta ad esprimermi ma non riesco a limitarmi a quello. Sperimento molto con l’immagine in generale ma anche con il video e il suono. L’intento è l’evoluzione.
Uno dei percorsi cardine della mia ricerca è distanziarmi dalle mode e dalla ripetitività, ad esempio una cosa di cui vado fiero è che se uno mi copiava smettevo di fare quella cosa o la facevo evolvere e diventare qualcos’altro, perché nel disegno, come in tante altre cose, non esiste il copyright sullo stile. Per me la sperimentazione era un’esperienza e niente più. Dentro, comunque, rimango un writer: l’evoluzione e la ricerca dell’originalità vengono prima di tutto.
Ho sempre cercato di portare quello che faccio – il disegno, la grafica o il suono – ad un livello più alto, più che altro per cercare di distinguermi dagli altri. Nel disegno, per esempio, proponevo textures o studi formali che abbracciassero diverse esperienze, senza ripetermi troppo, senza creare una continuità della proposta. Pian piano penso di essere riuscito a costruire un mio stile personale e riconoscibile, forse anche unico rispetto a molti artisti o professionisti del disegno…
Oggi molto di quello che vedi in giro oggi è prodotto da persone che non hanno niente da dire, per esperienza e con il confronto con altri paesi ti accorgi che esistono altre realtà, progetti e commissioni adatte a quello che fai, che non ti fanno sentire fuori posto.
Può sembrare presuntuoso il modo in cui mi pongo ma è parte delle mie origini autodidatte: se c’è una cosa che riconosco in me è la qualità del mio operato, sono consapevole di spaccare ma so che essere bravo non fa di me un illustratore.
Le mie origini, il mio carattere e il rapporto con il disegno spesso mi portano a dire le cose come la penso. Non mi preoccupo né dell’opinione né della reazione di chi mi sta intorno e spesso questo mi identifica come antipatico e quindi a essere considerato meno di atre persone più accondiscendenti. Ma a me non frega niente delle persone. Mi interessa fare quello che faccio, non parlare né vendermi. Il più delle volte in certi ambienti scopri che molte delle cose che si dicono sono cazzate che servono solo ad arrivare da qualche parte, a un obiettivo, un fine. Il disegno, il mio disegno non ha fini e non ho intenzione di svenderlo ad artisti, mercenari o galleristi improvvisati. Ciò che importa veramente è lo stile. Se hai una reputazione allora si vede dallo stile che hai, se quello che fai è frutto di altro prima o poi viene fuori. Se quello che dici non rispecchia quello che fai allora non sei niente, sei solo un coglione che cerca di vendersi a altri coglioni, colleziona amici su facebook e guarda i libri di storia dell’arte per avere qualcosa da dire. Io cerco di essere coerente con me stesso e il mio moniker è Useless Idea che significa l’idea inutile. E’ inutile ma è autentica.
Molti dei soggetti che tratto hanno un animo aggressivo e turbato, come il mio carattere. Sono una persona irrequieta, che si sfoga ed esprime vestendo il male da bene, il vecchio con il nuovo, il barocco con il cyberpunk.
Il mio percorso è da intendere come un qualcosa di costruttivo ma al contempo distruttivo.
Ho disegnato e disegno molto su carta o su muro, non ho mai fatto tele né capito l’interesse dell’esporre delle tele. C’è stato un periodo in cui mi sono improvvisato curatore più che altro per cercare di creare qualcosa di bello, con artisti e amici, ma poco a poco, con il passare degli anni, ho perso la voglia.

Matita o penna grafica?
Ho sempre preferito disegnare a penna o con strumenti indelebili ma a volte su carta faccio una traccia minima di grafite e spesso non la cancello. Mi piace evolvere il disegno anche con il computer. Non sono un purista, se escono delle figate allora perché limitarsi?

Cosa fai quando non disegni?
Lavoro, mi diverto molto a lavorare (fortunatamente). Di professione faccio il graphic designer (non convenzionale, nel senso che non tratto roba commerciale), sono un esperto di cover design, mi piacciono le immagini di copertina, i loghi, la creazione di font e l’alternatività dell’immagine. Come ho detto prima sperimento molto anche con il video e l’audio. La mia agenzia si chiama EVES Vision e ci lavoro insieme al graphic designer Giorgio Barroccu: trattiamo immagine coordinata, video e sound design video produzioni.
Inoltre sono art director di EVES Music, un’etichetta discografica di musica elettronica, dove collaboro con il compositore elettroacustico Leonardo Barbadoro. Oltre dirigere la parte artistica con Leonardo, curo l’immagine coordinata di ogni uscita.
La label è un investimento. E’ un progetto che ci appassiona molto, ci prende molto tempo ma anche se non è ancora al massimo sta dando i suoi risultati, nonostante pubblichiamo generi di nicchia estremamente alternativi.
In Italia purtroppo non siamo molto sostenuti ma all’estero siamo molto seguiti e considerati una realtà concreta, seppur emergente.
Non è stato sempre così… EVES nasce da diverse esperienze, fallimenti e ripensamenti ma si è evoluta cercando di preservare la sua originalità e i suoi obiettivi principali: la ricerca di un’immagine e di un suono contemporaneo.
Attualmente la parte audio-visiva sta prendendo gran parte del mio tempo, dato che è il mio lavoro: è un processo creativo molto lungo, lento e stimolante, che mi soddisfa molto e mi rende fiero di quello che faccio sia come operatore grafico che come artista. Il 90% del mio tempo lo passo a creare e curare le prossime uscite ed entro fine estate avremmo modo di proporre delle novità.
Recentemente come artista ho vinto la JCE European Biennal con un video clip intitolato Nova Spectrum il video ha vinto il primo posto e mi ha permesso di girare l’europa dal 2011 fino al 2013. Di recente ho esposto a Bruxelles alla Bela Edition Galley con un altro lavoro di nome, V.Deus il video e l’immagine fotografica è il mio campo professionale.
Suono molto, ma non mi considero un musicista, mi piace il suono perché stimola l’immaginazione, infatti ho cercato di convergere le mie passioni nel mio lavoro, ho due progetti audio ufficiali, uno personale con il mio pseudonimo di Useless Idea e uno di nome Dual un collaborazione con Ader, produttore e sound designer.

Cosa c’è sulla tua scrivania?
E’ un po’ un casino da descrivere. Ti passo una foto che facciamo prima :)
In breve c’è un vinile di Twin Peaks, alcune fotografie di lavori che devo strutturare per fine estate per un nuovo video che esporrò in Lituania nel 2013, la EVES Compilation (tributo al genere dell’acid music), un impianto stereo ingombrante ma molto potente, alcuni schizzi, un controller e un inferno di cavi.

Un disegno pesa quanto
Un disegno di per sé è un qualcosa di molto affascinante e intimo ma è comunque un disegno: c’è chi disegna con lo spirito e chi si ispira o copia da un altro artista o da una fotografia. Non sono forse la persona giusta per dare una giusta interpretazione alla domanda poiché per me è comunque sempre e solo un disegno.
Negli anni ho dipinto molto come artista urbano (vandalo), regalando alla città la mia creatività senza ricevere nulla in cambio mentre oggi per me il disegno assume il valore di un processo creativo, qualcosa che nasce sulla carta per trasformarsi in un aiuto strutturale per la realizzazione di qualcos’altro.
Nei miei disegni non vedi una costruzione, ovvero una facciata commerciale, non faccio roba su commissione, o solo raramente, perché è una menata. O mi contatti perché sono adatto a  fare quello che mi proponi o spesso rifiuto… Anche questo mi distingue dagli illustratori convenzionali (quelli seri, eheheh). Io disegno quello che mi gira in testa, se ti piace prendi quello che faccio. E’ parte del pacchetto Useless Idea… faccio robe cattive e un po’ cupe. A volte comunque emerge un lato romantico.

Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Se la mia ragazza scrivesse il libro dei sogni di Giorgia, illustrerei il suo libro, perché fa dei sogni pazzissimi. Ma non lo vuole scrivere e quindi mi sa che non farò mai un illustrazione per un libro. Non so, sono molto scettico riguardo all’illustrazione, specialmente in Italia. A parte progetti come A4God, che cerca in qualche modo di andare oltre ai canoni tradizionali, trattando altre forme di espressione e considerandole come illustrazione contemporanea.
Mi piacerebbe lavorare in questo campo in modo più professionale ma al contempo conosco i miei limiti, uno dei quali è il mio stile, gli altri sono le persone e la clientela e il prodotto da illustrare. Un illustratore dovrebbe spiegare diverse cose per mezzo di tecniche e colore, mentre a me piacerebbe preservare il mio stile. Sarebbe bello che mi si contattasse e mi si dicesse: «Ehi, il tuo stile si adatta a questa trama, fai ciò che vuoi». Non come fanno spesso: mi si propone di fare l’illustrazione di Santa Claus, quando io posso solo fare Satan Clause – faccio lo scemo per sdrammatizzare, ma rende l’idea credo.
Comunque il mondo è banalmente grande, le mode sono brevi e io non ho interesse di stare dietro a questa realtà frenetica, quindi non mi espongo più di tanto, perché quello che fai deve parlare di te, non tu parlare di quello che fai.
Oggi sempre meno le aziende contattano i professionisti per un’immagine davvero alternativa e unica. Basta che ti guardi intorno per capirlo. Anche le cose più originali dopo un po’ perdono valore. Basta poco e sei già vecchio. Ma è anche stimolante cercare di andare oltre.
Per i film invece avrei molto da dire, perché è una poetica che mi è attualmente molto vicina, ma non so se utilizzerei un disegno. E’ complicato da descrivere… dipende dal film. A me piace la roba pseudo scientifica, alieni, mutazioni, deformazioni. Ma non in senso grottesco. Considero questi come gli stimoli visivi che mi aiuterebbero ad andare oltre un’impaginazione tradizionale, ovvero fantasia e irrealtà. Diciamo che ho il mio sound visivo, ho un gusto un po’ cupo e quel sapore amaro lo senti in tutto quello che faccio.

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Di gente che fa cose ce n’è ovunque, ma oggi più di prima sono diventato molto esigente e critico riguardo a ciò che mi piace o meno. Mi piacciono molto alcune cose anni ’70 – ’80 – ’90, artisti come Giger e Dave Mckean, ad esempio, perché in loro vedo qualcosa di forte, un linguaggio nuovo, persone hanno inventato qualcosa che prima non esisteva. Al contrario di chi pensa che le cose si imparano, loro hanno creato qualcosa che gli altri hanno imitato.
Un illustratore a parere mio molto bravo è Robbe/Roberto Ferreccio, è un mio amico e lo conosco da oltre 10 anni. Ma prima di essere un amico è un professionista. Conosco le sue esperienze e la sua crescita artistica, non centra nulla con me, ma è un vero illustratore, uno dei pochi che davvero è in grado di andare oltre ma senza allontanarsi tropo dalla tradizione, il suo flickr non è aggiornato, è un peccato perchè fa della roba che spacca.

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