Le Grand Fooding | Reportage

Dopo avervene parlato in tutte le salse, non potevamo esimerci dal raccontarvi come è andata la nostra visita a Le Grand Fooding, lo scorso 21 ottobre.
Ammetto d’aver varcato il cancello dell’Opificio 31 con una certa ansia, soprattutto dopo aver letto un paio di recensioni della serata d’apertura (grazie alle quali non mi sono sorpresa di vedere alcune coperte impilate giusto all’entrata).

Io sono arrivata in ritardo, ma sono riuscita ugualmente a fare qualche assaggio durante Le Grand Preludio: una deliziosa pizza con calamari, aiolì e pomodorini realizzata da Jed Cote & Charlie Hallowell da Oakland (come potevo non amarla dato che metterei aglio ovunque) e l’altra pizza in lizza con polpette di vitello, prosciutto, panna e salvia di Jon Pollard (da Londra) accompagnate da un flûte di Mumm.

Non faccio in tempo a finire il secondo trancio e a chiacchierare con Simone che suona la campanella. Ebbene sì, è il segnale dell’inizio della cena. Come prima di un concerto, ci accalchiamo di fronte all’entrata, un check veloce all’enorme timbro stampato sul dorso della nostra mano e ci possiamo finalmente accomodare al tavolo di Mumm per il Grand Tour.
Intorno a noi la luce è soffusa; al tavolo, piccola lampadina fa capolino da una bottiglia vuota e illumina il posto di ogni commensale. Sopra le nostre teste, invece, troviamo dei pittoreschi panni bianchi stesi (lenzuola, magliette, tovaglie e chi più ne ha, più ne metta).

Guardandosi in giro, sembra di stare in una versione – ammetto stereotipata – di una cena in un ristorante italiano. Subito in testa mi vengono in mente la scena de Lily e il Vagabondo mentre mangiano gli spaghetti (qui però manca la tovaglia a quadretti) unita a Vacanze Romane; credo sia questa la tipologia di cena italiana che si immaginano all’estero.

Iniziano le portate! Arriva il crudo di pesce di Mauro Colagreco che ci presenta il suo piatto parlando attraverso un enorme megafono.

A seguire, il piatto di Massimo Bottura: Milano da bere…o da mangiare, che si rivela essere una saporitissima riduzione di ossobuco servita in un calice e accompagnata da del riso bianco soffiato (per me, geniale).

Ci aspetta un delicato e morbidissimo baccalà all’affumicata di pigna, patata schiacciata e condimento alla pizzaiola di Pino Cuttaia (ma purtroppo non abbiamo la foto!) e dei tagliolini di pupunha al pesto di rucola e seppioline di Pier Paolo Picchi che però mi hanno convinto ben poco (la pupunha è un frutto brasiliano, btw).

Durante la cena, siamo stati serviti da camerieri con una lampada sulla fronte e accompagnati da una strepitosa banda che ci ha ‘traghettato’ verso l’ultima fase della serata: Le Grand Tabù.

Ho assaggiato solo velocemente la bomba di Häagen-Dazs abbandonata per il grembiule sanguinario di Franco Cazzamali. Dopo 10 minuti ad assaggiare le sue carni – senza pane, mi raccomando – e a puntare il suo banco, ho attirato l’attenzione di Franco che mi ha chiesto se mi piaceva l’affumicato. Ovviamente sì, rispondo io. E in men che non si dica, prende dell’altra carne dalla sua fornitura, ne taglia un pezzetto, lo lavora al coltello con grande maestria e me ne porge un assaggio. Un pezzetto di paradiso a conclusione!

Per me non è andata per niente male, rispetto alle voci che avevo sentito e voi, invece, ci siete stati?

p.s.
se anche voi avete intenzione di fare un pellegrinaggio a Cremona da Cazzamali, organizziamoci!

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