Re-union Veuve Clicquot #3: Riapertura de Hotel du Marc

Come vi ho già raccontato nei due post precedenti (qui il primo e qui il secondo) tra il 13 ed il 16 settembre sono stata in Francia ospite di Veuve Clicquot. Sono stati quattro giorni fantastici, pienissimi di belle persone, belle cose, velocità, tantissime emozioni contrastanti, ottimo cibo e tantissime yellow bubbles.

“Gozzoviglie” e festeggiamenti a parte, il vero motivo del viaggio, era l’esclusiva ed anteprima mondiale grazie alla quale ci sono state aperte le porte de Hotel du Marc appena restaurato.
Nel 2008, in occasione della nostra prima visita a Reims, avevamo visitato i cantieri e ci era stato promesso che saremo stati tra i primi ospiti dell’Hotel. Come sempre con loro, l’impegno è stato onorato ed io ed i miei amici blogger abbiamo potuto vivere l’ennesima favola targata Veuve Clicquot!

L’ Hotel du Marc, nonostante il nome, non è un albergo aperto al pubblico, ma una magnifica residenza privata in cui la Maison Veuve Clicquot ospitava nei secoli passati e ospiterà d’ora in poi i propri amici più intimi. In una dimensione extralusso da albergo pluristellato, ma tanto familiare da non avere chiavi alle porte delle camere.

Era poco più di un frutteto quando fu acquistato da Madame Clicquot nel 1822, che lo offrì in dono al suo socio tedesco Edouard Werlé. Completato nel 1846, divenne dimora privata della famiglia Werlé, che qui iniziò ad ospitare gli amici, i clienti più importanti ed i propri subordinati.
Il lungo processo di restauro è iniziato poco più di 4 anni fa, innanzi tutto mettendo in sicurezza il palazzo e facendo quelle modifiche che rendono la residenza confortevole anche per gli standard del 2011, per esempio il totale rifacimento dei bagni (dovevate vedere il mio, grande come un monolocale e dotato di un bellissimo e comodo divano giallo di fronte ad una comodissima vasca da bagno!), l’avvicinamento delle cucine alle stanze da pranzo .

Veuve Clicquot è da tempo molto attenta alle quantità di emissioni di carbonio liberate nell’ambiente (tanto da essere stata la prima casa produttrice di Champagne ad ottenere nel 2004 la certificazione ISO14001), nella ristrutturazione perciò ha prestato moltissima attenzione al contenimento delle emissioni. Ora l’Hotel du Marc produce l’85% del proprio fabbisogno energetico attraverso l’utilizzo di energia geotermica (sia per il riscaldamento invernale che per il raffrescamento estivo) e solare termica e cerca di ridurre le proprie emissione di carbonio fino al 90%.

I lavori di restauro sono stati affidati all’architetto Bruno Moinard, scelto per il suo modo personale di riscrivere la storia di uno spazio con delicatezza e linee pure. L’architetto, ha tratto ispirazione direttamente del suolo della casa sia in termini di amore per i materiali ed i dettagli, che per la volontà di difendere l’artigianato locale. Come in ogni residenza familiare si da la possibilità alla creatività ed alla manualità di amici e vicini di esprimersi, così per il restauro de l’Hotel du Marc è stata scelta manodopera e creatività locale.

Allo stesso modo è stato deciso di non cancellare il passato, di non camuffare neanche i buchi nella facciata deturpata durante la prima guerra mondiale. Il passato è parte di ciò che siamo ora, perciò deve essere rispettato ed “incorporato”.

All’interno della residenza, un continuo, meraviglioso, stupefacente bilanciamento tra moderno ed antico accompagna l’ospite fin dal vestibolo, dove accanto all’antica scala che porta al piano superiore, è stata realizzata un’ imponente struttura di metallo, una parete divisoria fatta da strisce di specchi che sembrano creare uno skyline urbano, un caleidoscopio che riempie tutto l’ambiente di luce e radiazioni. L’architetto Bruno Moinard, che ha progettato la struttura, ha tratto ispirazione da Pleats Please di Issey Miyake.

Russia, Italia, Germania, Giappone, Belgio, Stati Uniti, Regno Unito sono solo alcuni dei paesi che chi ha vissuto in questa casa nel passato ha visitato e da cui ha portato con sé souvenirs, fotografie e libri, che ora fanno bella mostra sugli scaffali della libreria nella sala di lettura, così come suppellettili appartenuti ad Edouard Werlé sono accostati a specchi e lampade disegnate dall’architetto Bruno Moinard, in un continuo accostarsi di moderno ed antico.

Per accedere al piano superiore, si deve salire una bellissima scalinata, ode al vino fin dal tappeto, che parte da toni chiari fino ad arrivare a quelli del Pinot Meunier, ricordate che per fare lo champagne si usa anche l’uva nera del Pinot Meunier? Dal tappeto il vino sembra “macchiare” anche il muro ed accompagna il visitatore su per la scala fino al pianerottolo del primo piano. Qui l’ode al vino è trasformata dall’artista Pablo Reinoso in ode alle vite attraverso una bellissima panca-scultura in legno, che domina il piano. Quando ancora non sei riuscito a prendere fiato dopo la visione della panca, davanti ai tuoi occhi si spalanca una galleria di ritratti bella e di impatto quanto inconsueta.

Non ci sono oli su tela dell’800 ad introdurre il visitatore nel passato della “famiglia” Clicquot ed a fare le presentazioni con le persone che hanno fatto la storia della Maison, ma una luce drammatica che arriva direttamente dai ritratti, realizzati da giovani artisti locali con una strana tecnica fatta di luci e tessuti sovrapposti.

Su questo lungo corridoio si aprono sei camere, ogni camera è ispirata ad una stagione, un luogo (legato in qualche modo allo champagne Veuve Clicquot, anche solo per motivi commerciali) ed ad un personaggio storico che ha cambiato le sorti della Maison.
Il grigio delle grandine, i bianchi opachi della gelata, il marrone/legno tenero dei boccioli, i colori sgargianti delle foglie in autunno, il sole estivo sull’erba verde, le camere de l’Hôtel du Marc sono un’ode alle varie stagioni della vite e del vino, una storia che si reinventa notte dopo notte.

La prima camera è dedicata alla stagione di mezzo tra inverno e primavera, quel momento magico in cui l’inverno non è ancora finito e la primavera non è ancora arrivata. La natura è ancora calma, i colori sono soft, pastello e sfocati. Le pareti sono dipinte in blue delicato ed è dedicata all’Asia.
La seconda camera dedicata all’autunno è in colori caldi e rossi come le foglie delle viti e piena di cuscini e piatti di Fornasetti in onore all’Italia, che ancora oggi costituisce uno dei mercati più importati per la Maison.
La terza camera simboleggia l’inverno nella regione dello Champagne, i colori sono bianco, ghiaccio e blue cielo. I tessuti sono morbidi e confortevoli in onore delle Russia, come testimonia una collezione di Matrioshkas della Maison Martin Margiela.
La quarta stanza è dedicata al Giappone ed alla primavera. Pallidi e leggeri verdi ed un bellissimo kimono antico alla pareti, che si specchia in un modernissimo pezzo di Chiho Aoshima.

La quinta camera, che ho avuto l’onore di occupare per due giorni, celebra l’estate con un’esplosione di giallo ed oro. Dedicata agli Usa, ospita lo scrittoio usato dalla vedova Clicquot.
La sesta camera ospita “Once upon a dream”, il letto creato da Mathieu Lehanneur per l’Hôtel du Marc. Ci si deve lasciare avvolgere da una bolla di carezze, mentre la diffusione di un “rumore di fondo” isola dall’inquinamento acustico (non che a Reims in Rue du Marc ci sia molto frastuono di sottofondo), le tende si abbassano e la temperatura arriva a 19°C, la temperatura perfetta per addormentarsi. Una brezza marina con i propri contenuti minerali avvolge il corpo del fortunato ospite ed agisce sul metabolismo cellulare con effetti antiossidanti ed idratanti.

Le tensioni lasciano libero il corpo e la mente e ci si addormenta. Ogni elemento di questo letto è frutto di numerosi studi psicologici fatti da un dipartimento medico specializzato in disturbi cronici del sonno. Mathieu Lehanneur lo ha creato per dedicarlo a Barbe Nicole Clicquot Ponsardin, che insonne trascorreva le ore notturne camminando nelle cantine.
State pur certi che se ricapito da quelle parti è proprio in questo letto che vorrò fare sogni d’oro!

Photo credits:
Thomas Duval. Laurent Nogues

co-fondatrice e caporedattrice

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